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RECENSIONI
A CURA DI STEFANO GORLA
Jean Van Hamme e William Vance (William Van Cutsen), XIII. Bimestrale.
Cult Comics. 21x29,7, colore, cartonato, 48 pagine, lire 9.900, edicola
e fumetteria.
"Un uomo viene trovato
con una pallottola in testa sugli scogli di un'imprecisata località
americana. Viene salvato ma quando riprende i sensi non sa dire chi è,
da dove viene e cosa significa il tatuaggio con la cifra "XIII"
tra la spalla e il collo. Le cose si complicano quando un gruppo di sicari
tenta di ammazzarlo". Così esordiva, ormai quindici anni fa,
in Francia la saga di XIII, il fumetto d'avventura più famoso degli
anni Novanta. Ora la Cult Comics ripropone in ottimi cartonati dal prezzo
imbattibile questa fortunata serie divenuta di culto.
In un'epoca in cui va di moda la narrazione minimalista XIII si pone in
assoluta controtendenza, poche allusioni, poco spazio al sogno tanta logica
consequenziale e robusta avventura con venature di genere gestite con
gran classe.
Una narrazione di ampio respiro in grado di trascinare il lettore, intrigandolo
e seducendolo con una scrittura che unisce, in ottimo equilibrio, fantasia
e rigore narrativo. Van Hamme è un narratore accorto, un artigiano
del racconto, preciso e onesto che sa rivitalizzare i generi che usa con
un uso eccellente dei topoi del genere affrontato. Nella saga di
XIII, su di un avvincente tappeto narrativo, Van Hamme passa, con raffinatezza
e levità, dallo spionaggio al giallo classico, dall'avventura tout
court al noir.
L'abilità narrativa di Van Hamme era già nota ai lettori
di fumetti italiani grazie alla saga di Thorgal, la maestosa costruzione
fantasy pubblicata dalla Comic Art, sia sulla rivista omonima sia
in singoli volumetti o per le avventure di Largo Witch, pubblicate sui
volumi di Segretissimo.
Nella scrittura di Van Hamme anche le situazioni più classiche
sono narrate con sapienza e quel pizzico di novità che ingolosisce
il lettore spingendolo a porsi continue domande, incuriosendolo intorno
alla direzione verso cui evolverà la vicenda: Chi è veramente
XIII? Cosa c'è di così orribile nel passato di un uomo che
vive un presente da incubo? Chi lo aiuta e perché? Chi lo avversa,
lo bracca? Perché vogliono ucciderlo? È su questo tappeto
di domande che si innerva il racconto, che evolve la narrazione, che sia
assiste al gioco delle parti dove buoni e cattivi sembrano scambiarsi
i ruoli, dove si intrecciando sottotrame senza mai perdersi nei rivoli
dell'inessenziale.
Ben tratteggiati nel loro profilo psicologico e narrativo sono anche i
molti comprimari e le diverse comparse dalla serie, così come lo
sono le ambientazioni. Il tutto reso dalla felicissima grafica di William
Vance, uomo dal tratto preciso e decisamente legato alla scuola franco-belga.
Una serie da seguire con attenzione, anche se la continuità narrativa
non esclude la lettura dei singoli episodi. Spesso, consapevoli della
complessità della vicenda, gli autori concedono asciutte tavole
introduttive che permettono al lettore di riprendere le fila dell'intera
vicenda.
In Francia è uscito anche un particolarissimo "fuori serie",
a mo' d'inchiesta giornalistica, dove tra dossier e immagini si ricompongono,
nella finzione, parti della narrazione ancora sospese. Il tutto non fa
che aggiungere fascino a una serie di successo che finalmente possiamo
trovare, integra (in maggio è uscito in edicola il quarto volume),
nelle edicole e nelle fumetterie.
Jerome Charyn e Josè Muñoz , Panna Maria. Hazard
Edizioni, 21x28, bianco e nero, brossurato, 80 pagine, lire 20.000, libreria
e fumetteria.
Una zoomata all'indietro
su una rosa malata resa dal tratto duro di Muñoz. La tiene tra
le mani un omino, Stefan Wilde, il Tsarevitch di Panna Maria. Il custode
e l'occhio vigile del grande stabile nel West Side di New York, denominato
Panna Maria. Uno stabile occupato in gran parte da immigrati polacchi
e, al quinto piano, da un bordello.
Inizia così il nuovo romanzo a fumetti per la coppia Charyn e Muñoz,
un duo d'eccezione che propone atmosfere forti in un elegantissimo bianco
e nero.
Una storia che ci porta all'inizio del Novecento tra gli immigrati che
sognano un mondo migliore e attraccano a New York. Un'umanità dolente
ben tratteggiata nei quartieri etnici dove la redenzione si fa più
difficile, tra povertà e abiezione. Un mondo duro e a tratti spietato,
dove sullo sfondo assistiamo alla lotta politica tra Democratici e Repubblicani,
dove gli immigrati soffrono soprusi e umiliazioni e dove anche Dio è
difficile da trovare. Per dirla con il protagonista: "Dio ha traslocato
dai Democratici. È troppo occupato a contare i soldi per lanciare
i fulmini". Un mondo duro dove però il malinconico portiere
tuttofare di Panna Maria riesce a sognare e ad innamorarsi. Peccato che
lei sia la figlia del capo dei Repubblicani e il nostro si trovi dall'altra
parte della barricata. Botte, ingiurie e una legge che schiaccia, spezza,
toglie l'identità e non redime. Vincerà alla fine la solidarietà
delle prostitute e il senso d'appartenenza, le radici.
Una bella storia, ben ambientata, sapientemente giocata tra i taglienti
bianchi e neri di cui Muñoz è maestro. Pennellate evocative
che creano sguardi e rughe sui visi duri e malinconici. Charyn, docente
universitario, insegnante di sceneggiatura e storia del cinema, saggista
e quant'altro ci offre un ottimo testo all'altezza della sua fama di narratore
intrigante. Dopo Il Morso del Serpente, pubblicato sempre dalla
Hazard alla fine del 1998, prima prova del duo, Panna Maria ci
offre una conferma dall'alto potenziale grafico-narrativo della coppia.
Anche in questo caso il particolarissimo lettering di Muñoz
è sostituito da una scrittura più pulita e leggibile. Ne
resta in ogni caso qualche interessante segno nelle vignette dove si parla
e si pensa in una "lingua straniera", tra muri (con un simpatico:
"Make love not comics") e in vignette dove il lettering
è parte grafica sostanziale della composizione. Una scelta per
favorire la fruibilità, fatta probabilmente con sofferenza, vista
l'attenzione della pubblicazione.
(a cura di) Valentina Semprini e Egisto Quinto Seriacopi, Batman: la leggenda.
Abaco n.
1. Edizioni Cartoon Club. Quadrimestrale, 21,5x31, bianco e nero, brossurato,
96 pagine, lire 29.000, in fumetteria.
L'abaco è una tavoletta
rettangolare per eseguire i calcoli usata da cinesi, babilonesi, greci
e romani. In Occidente fu il più diffuso strumento di calcolo fino
al XVII secolo. È a questo strumento che si ispira la nuova collana
per librerie legata al fumetto, collana che nasce da quel laboratorio
di critica e informazione sul mondo del fumetto che edita la rivista mensile
Fumo di China. Apre degnamente la collana Batman, un colosso a
fumetti, nel sessantesimo del sua comparsa (1939). Batman è un
personaggio straordinario, è la notte, è il supereroe senza
superpoteri, icona e metafora della lotta tra bene e male. Esce dalle
nebbie e dal buio dell'immaginario, dalle atmosfere cupe dove si contamina
gothic romance ed estetica del cyber, antichi polizieschi
e sete di bene. Batman è registro e metafora, personaggio del passato
e del futuro e, al contempo, espressione tipica dell'industria culturale,
capace di mutarsi nel tempo. Da sessant'anni cavalca il cavaliere oscuro
e segni di cedimento ne ha dati veramente pochi, anzi, ha sempre dimostrato,
di saper rinascere dalle proprie ceneri grazie anche alla pletora di fumettisti
che si sono misurati con il suo mito. Il volume del Cartoon Club raccoglie
una serie di saggi, affidati a competenti autori, e una serie d'immagini-omaggio
create per l'occasione da alcuni dei più noti disegnatori italiani:
uno splendido Davide Fabbri che guadagna la copertina e poi Sergio Toppi,
Claudio Villa, Sesar, Giancarlo Alessandrini, Igort, Luca Enoch e persino
Lorenzo Mattotti anche se il risultato non ci sembra esaltante. Una buona
galleria di tavole dove non sfigurano giovani autori che anzi eccellono.
Tutti i registri dall'epico all'umoristico spinto sono toccati senza falsi
pudori o riverenze. Il progetto nasce quindi all'insegna della qualità
sia nei contenuti sia nella confezione (buona carta, ottime riproduzioni).
Dagli esordi ai nemici storici, dalle graphic novel al bat-mondo
secondo la coniugazione televisiva e cinematografica, tutto il microcosmo
del nostro eroe è sondato anche se, curiosamente, restano nell'ombra
le partner femminili. Un buon inizio di collana, è già
uscito il secondo numero dedicato a Zio Paperone; ne riparleremo e facciamo
il tifo perché la sfida della periodicità veda fra i vincitori,
editore e lettori.
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