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segnaliamo:
The Dream Hunters, di Neil Gaiman, una nuova novella dell'autore di Sandman

 

Frank Miller e Lynn Varley - 300. Play Press, Novembre 1999, 31x24,5, colore, cartonato, 90 pagine, ú 50.000, in fumetteria.

L'onore. Il dovere. La gloria. Il combattimento e la vittoria. I rossi intensi dei mantelli, i marroni e gli ocra; i volti squadrati in egual misura dal sole, dalla fatica e dal segno Milleriano. Un racconto duro, teso, senza inflessioni, diretto come un pugno. Una narrazione serrata ed intensa che ben si adatta all'epica militaresca senza pietÓ, che costituý la grandezza di Sparta, luogo del dovere kantiano, dove la legge Ŕ suprema ad ogni cosa e ad ognuno.
"Marciamo dall'amata Licaonia, alla sacra Sparta marciamo" inizia con tono epico il racconto. "Per l'onore, per la gloria marciamo". Siamo nel 480 a.C. e un manipolo d'eroi marcia verso il nemico persiano pronto a sottomettere la Grecia, terra di libertÓ e ragione. I guerrieri sono i terribili spartani, l'altra faccia della Grecia, il popolo dorico. La narrazione esplora l'addestramento del buon guerriero, narra la storia di un ragazzo che fornito solo d'arguzia e un misto di paura e coraggio, sopravvissuto alla durezza degli eventi: intirizzito, affamato, lontano dai luoghi conosciuti uccide, praticamente a mani nude, un lupo che l'aveva designato come pranzo o cena. ╚ questo il racconto, di cui si fa memoria intorno al fuoco, che stimola eroiche imprese, che diviene la chiave di letture della "spartanitÓ". ╚ la storia dell'uomo che parte ragazzo e torna re: il re Leonida. Sono gli occhi melanconici del ragazzo che guidano il cuore dell'impavido re.
Dopo la chiave di lettura torniamo agli eventi. Serse vuole piegare l'onore di Sparta: l'imperialismo contro la cocciuta epica guerresca, contro l'onore, contro la forza virile, la consapevolezza altera della propria diversitÓ magnificamente espressa dalla sequenza racchiusa in unica vignetta che, seguendo le impronte dell'italico stile teatrale di De Luca, mostra il re mentre uccide il messaggero gettandolo nella cisterna.
Leonida, il re spartano, conduce trecento valorosi, un nulla di fronte all'esercito persiano ma non Ŕ il numero che fa la differenza, lo fanno la determinazione, la superioritÓ tattica, la conformazione del territorio conosciuta e sfruttata. Quasi un trattato di strategia militare cui Miller attinge a piene mani per narrare una vicenda storica densa d'insegnamenti: dal contrasto dell'imperialismo allo scontro tra ragione e fideismo. ╚ nelle pieghe di queste vicende che Miller regala vere e proprie perle narrative come nello scontro tra il re Leonida e i sacerdoti (che Leonida chiama porci innati, vecchi mistici malati) dove Miller visualizza la ragione che intuisce la scelleratezza di una religione costruita, malsanamente elitaria. Immagine che si concentra nell'oracolo in trance splendidamente tratteggiato dai bianchi e neri di Miller che inseguono l'incisione, la xilografia appena addolciti dal colore e il retino.
Un bel fumetto, un'avvincente romanzo grafico che si dipana in una composizione di tavole vivaci, in un uso creativo dell'inquadratura: zoomate in avanti, precisi salti di campi e piani secondo le migliori regole cinematografiche.
Il tutto ben contrappuntato dal colore e da silhouette estreme dal grande potere narrativo. I toni seppia dei combattenti schierati, rossi e marroni malati come la luce fioca e irreale della battaglia, del sangue, dello spasmo. Narrazione ed evocazione che s'intrecciano in figure che escono dall'ombra delle tavole, dove il nero Ŕ una porta aperta sul nulla, una fessura che mostra la scena.
Intense sono anche le scene corali di battaglia e della tempesta, dove gli agenti atmosferici mostrano il cuore dell'uomo e i suoi tumulti.
Un lavoro che lascia ammirati quello di Miller sia dal punto di vista grafico che narrativo testimoniando un'evoluzione di stile e un profondo lavoro di scavo che sviluppa intuizioni del patrimonio milleriano, come la dissoluzione delle vignette in un quadro unico quasi teatrale, dove il movimento Ŕ frammentato in fotogrammi rappresentati. Immagini che si stilizzano come antiche decorazioni d'anfora o parete.
Un volume da leggere e rileggere, lasciandosi affascinare dalla storia e dal tratto e dagli insegnamenti sottesi, che sfuggono al bolso didascalismo pur aiutando a riflettere.
Nessuna pietÓ, nessun prigioniero. Il tentativo e la lusinga del potere ("Sarai generale" viene solleticato Leonida "di tutta la Grecia"): ma si pu˛ tradire la fierezza? Eppure sarÓ la fierezza spartana nelle spoglie di un deforme a capitolare. Un ramingo dell'orgoglio spartano diviene la tomba di Leonida e dei suoi, del re dallo sguardo di ragazzo triste con gli occhi sotto elmo. La tristezza di chi non pu˛ ribellarsi al suo destino: uno spartano non si arrende mai!
"Se un uomo libero passerÓ di qui, nei secoli a venire, possa ascoltare le nostre voci provenire dalle antiche pietre. Passante, dagli spartani, che qui giacciono per la legge di Sparta". Il tempo ha poi dato tributo ai trecento e ogni greco libero ha diffuso la notizia che l'impavido Leonida e i suoi trecento hanno sacrificato la vita non solo per Sparta ma per tutta la Grecia e il suo futuro. Restano gli occhi tristi di un ragazzo perso tra la fierezza e la guerra. Si renda omaggio ai trecento si riparta con l'urlo di guerra che sale da tutta la Grecia, negli anni a venire, contro l'imperialismo persiano.

Attilio Micheluzzi - SIBERIA. Tascabili Lizard 35. Edizioni Lizard. Novembre 1999, 17x24, bianco e nero, brossurato, 128 pagine, lire 14.500, in libreria.

Formidabile narratore dall'ampia cultura, Attilio Micheluzzi con Siberia torna ad esplorare l'epoca storica che ha sempre amato: l'inizio del novecento. Finalmente viene pubblicato questo superbo romanzo a fumetti che il defunto disegnatore istriano pubblic˛ a puntate sulla rivista d'avventure Corto Maltese nel 1989. Micheluzzi Ŕ uno scrittore robusto, sempre attento alla veritÓ storica riletta attraverso la lente della sua personale sensibilitÓ artistica. Denso nelle caratterizzazioni dei personaggi e attento ad ogni particolare sia narrativo sia grafico, Micheluzzi Ŕ la somma tra la migliore tradizione narrativa mitteleuropea e la sintesi grafica mutuata dal fumetto d'avventura americano degli anni d'oro. In Siberia tutto ci˛ Ŕ mostrato con particolare maestria. Il racconto si risolve in un intenso flashback, dove Micheluzzi coinvolto narratore, dipana l'avventura di Gabriel Belosselsky Kovalensky, conte e accademico, scetticamente affascinato dalla fratellanza universale che diviene il compagno Kovalensky, commissario del partito per il distretto di Nizhni. Sullo sfondo i trent'anni che hanno cambiato la storia della Russia, in una ricostruzione dove giganteggia la tragicitÓ del destino dell'uomo, dove sogni e utopie si scontrano con la meschina realtÓ. Micheluzzi insinua che il vero motore della storia, al di lÓ delle mille concause, Ŕ da cercarsi nelle relazioni tra gli uomini, nella loro interioritÓ, nei loro sentimenti. E lo fa attraverso un'acuta indagine dell'animo umano, continuamente mostrata dalla perfetta macchina narrativa. L'inizio Ŕ potente, e si rilegge con gusto dopo la chiusura del volume: un uomo muore nella neve, dopo aver affrontato i mille drammi del suo io, e sussurra: "futilitŔ, stupiditŔ de la vie" in una cosciente e drammatica sintesi. Un romanzo a fumetti scritto come un copione cinematografico, tanto precise sono le notazioni dell'autore. Una lettura entusiasmante che conferma le buone scelte della collana dei tascabili Lizard che spazia da Pratt a Toppi passando per Giardino.

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