voi siete qui: drive index | fumetti | recensioni: luglio 2002

Alain Ayroles e Bruno Maïorana, Garulfo. Dallo stagno al castello n.1. Edizioni BD. 23x32, colore, cartonato, 48 pagine, euro 13,50, fumetteria e libreria.

"Oh tristi dei che mi affibbiaste questo squamoso involucro, io andrò contro i vostri editti affinché possa attraversare mille luoghi, sconfiggere mille pericoli e per questo perdere la mia anima…io sarò un uomo". Parte come sconsolata preghiera e si conclude come un urlo di riscatto con tanto di pugno alzato contro il cielo quello di Garulfo, ambizioso anfibio, affascinato dalla vita dei bipedi, splendore - ai suoi occhi - della scala evolutiva. "Io sarò un uomo" è l’urlo di riscatto con cui il combattivo batrace con accanita determinazione affronta il mondo che, nella gustosa sequenza, è rappresentato dal “prato dei mostri” (in realtà semplici mucche!): luogo misterioso e pericoloso che segna il confine con tra la palude e il territorio degli umani.
Una serie gustosissima giunta dalla Francia grazie all’agguerrita casa editrice emiliana specializzata in volumi a fumetti provenienti dal mercato francobelga.
Serie spassosa con un inizio fulminante dove facciamo conoscenza della rana Garulfo e della sua esistenza, decisamente grama, tutta tesa al riscatto. Una rana che maledice i naturalisti sapienti che "battezzano una specie senza chiedere il suo parere!".
Una rana fautrice del proprio destino, che convince una strega a compiere un sortilegio che possa tramutarla in essere umano, guidata dalle folli promesse ascoltate nelle favole umane.
Un serie ben scritta, con testi salaci e una sceneggiatura ricca e intrigante. Gradevole anche il disegno che sa coniugare i toni ora comici ora avventurosi della serie. Molto curato anche il colore che ben accompagna lo svolgersi delle vicende. La serie è creata da Aron Ayroles, brillante sceneggiatore particolarmente attivo anche nel campo del disegno animato, che sa divertire e affascinare il lettore, solleticandolo attraverso l’uso di diversi registri narrativi. Ancora una volta l’editrice BD si dimostra attenta nella scelta del materiale da tradurre continuando a proporre serie che mescolano toni comici e avventurosi, formula di grande successo nel mercato francobelga, decisamente meno fortunata dalle nostre parti.

Bruno Enna e Alessandro Perina, Nello specchio. X Mickey n.1. The Walt Disney Company Italia. 17x25,5, colore, spillato, 82 pagine, euro 1,00, in edicola.
Un mago alchimista e uno specchio magico che cattura l’identità di un mostro. Un tempo in cui chiunque possedeva uno specchio aveva paura di usarlo. Sono l’antefatto dell’avventura iniziale di questa nuova saga disney che vede in Topolino il protagonista assoluto, viaggiatore nel mondo dell’impossibile. X Mickey è il nuovo mensile lanciato dalla Disney, che strizza l’occhio alla voglia di magico manifestatesi in Harry Potter o nel disneyano WITCH. Magico che si coniuga il misterioso secondo i dettami del televisivo X Files o del fumettistico Martin Mystère insaporito da qualche traccia di Dylan Dog, tra mostri e spettri.
Un progetto ben congegnato, studiato nel dettaglio, attento alle caratteristiche dei comprimari, con alter ego di Pippo e Minni esistenti in un’altra dimensione: i simpatici Pipwolf (un simpatico e pasticcione pippide mannaro) e Manny e con una versione disneyana dello Yoda di Guerre Stellari.
Attenta è anche l’attenzione alle ambientazioni. Scopriamo l’esistenza di un Quartiere Vittoriano a Topolinia, quartiere perennemente immerso nella nebbia dal quale emerge una caratteristica locanda: il Topo Bianco (qualche risonanza con il Cervo Bianco dei racconti di Arthur C. Clarke?) frequentata da strani e misteriosi avventori. Siamo anche resi edotti dell’esistenza di una curioso e fascinoso negozio di antiquariato, La bottega degli errori, anch’esso sperso nel fantomatico Quartiere Vittoriano.
Il formato, la grafica generale, l’operazione nel suo insieme sono quelle già stata sperimentate con successo nell’operazione Mickey Mouse Mystery Magazine e con PK 1 e 2.
Lascia un po’ perplessi la consistenza narrativa di questo primo episodio (e nulla cambia, purtroppo, con il secondo e il terzo numero della serie) che non si discosta dal livello medio delle storie presentate sul settimanale Topolino. Che sia solo un assaggio di mirabilia future? C’è da sperare che la serie decolli? Le premesse ci sono ma ancora troppo deboli sono gli intrecci e le loro risoluzioni, a volte decisamente banali.
Resta l’indagine del lato meno sviluppato del topo disneyano, quello irrazionale che si ricollega alla giocosa anarchia delle origini, prima che sul personaggio arrivasse il realismo avventuroso di Gottfredson, al quale va comunque riconosciuto il merito di aver introdotto, seppur dopo anni di storie con fantasmi “falsi”, spettri veri e propri nelle storie del nostro razionalissimo eroe.
Al di là dei fantasmi, veri e falsi, e l’episodio di Topolino apprendista stregone in Fantasia la tematica dell’occulto, dell’irrazionale e del misterioso è sempre stata poco praticata da Topolino più avvezzo al mistero o all’enigma.
Questa serie cerca di battere nuovi sentieri, potenzialmente ricchi e lo fa anche attraverso le parole che un personaggio della serie dice a Topolino nel primo episodio: "Il brivido, Topolino! Fidati sempre del brivido". Vedremo se questa sarà la via maestra delle prossime avventure.

© 2002 Stefano Gorla - per gentile concessione dell'autore

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