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Sergio Toppi, Il calumet di pietra rossa. King Comics. 17x24, bianco e nero, brossurato, 54 pagine, lire 15.000 euro 7,75. Fumetteria e libreria.

Sergio Toppi è un superbo narratore per immagini, capace di dare una gran forza narrativa-evocativa alle sue figure. Un autore conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, a cui l’editoria a fumetti nostrana, sta rendendo omaggio ripubblicando le sue storie in gradevoli e, in genere ben confezionati, volumi. Nel frattempo Toppi continua a pubblicare i suoi racconti su Il Giornalino e a collaborare, seppur occasionalmente, con la Sergio Bonelli Editore dove è in forza allo staff dei disegnatori di Julia ma, permetteteci l’affondo, ogni incursione di Toppi nell’universo narrativo di Berardi è un tonfo al cuore: perché “sprecare” le eccellenti doti grafico-narrative di Toppi rinchiudendolo in limiti editoriali e narrativi che poco hanno a che vedere con la sua opera? Domanda retorica, probabilmente anche i disegnatori, seppur sommi, devono lavorare secondo le regole del mercato.
Raramente nei lavori di Toppi appare un personaggio fisso, se si eccettuano la vitale serie Magda & Moroni creata da Gino D’Antonio per il Giornalino e la serie Il Collezionista, ideata e realizzata da Toppi e ora riproposta in volume dalla romana King Comics. Personaggio intrigante ed eccentrico, il Collezionista è un uomo ricchissimo di cui non si conosce né il nome né la nazionalità. Sappiamo solo che possiede piantagioni di tè a Ceylon, allevamenti in Sudafrica, foreste in Canada e che gira il mondo per arricchire la sua personale collezione d’oggetti leggendari che, in un modo o nell’altro hanno contribuito a creare la storia dell’umanità. Avventura dopo avventura prende forma una sorta di biografia fantastica di questo intrigante personaggio bombetta, doppiopetto, baffi e capello lungo ma curato.
In quest’avventura è alla ricerca di una pipa, “il calumet che parla”, dal cui fumo generazioni di capi indiani e sciamani hanno letto il proprio e l’altrui destino. Con un occhio di riguardo all’etica indiana e alla statura morale di questi popoli, Toppi narra la ricerca della pipa, ibridando storia e leggenda, attraverso il proprio tratto che traccia itinerari in un bianco e nero evocativo. L’inquietante vastità dei territori esplorati dal Collezionista è resa con maestria dalla grafica elegante di Toppi. Grafica che costruisce il racconto attraverso geometriche precisioni che coinvolgono balloons e la composizione della tavola; il tutto a servizio di un racconto raffinato dal grande impatto narrativo.

Benito Jacovitti, Pinocchio, Stampa Alternativa. 23x29, colore, cartonato, 268 pagine, lire 42.000 euro 21,69, libreria.

Le avventure di Pinocchio sono un libro che hanno inciso profondamente sul tessuto culturale del nostro paese affascinando generazioni di lettori. Il burattino, vera araba fenice della cultura italiana, non smette di riproporsi in accattivanti forme: fumetto, illustrazione, teatro, cinema, canzone, persino un musical, progetto cui stanno lavorando i Pooh, e un parco giochi tematico. Per quanto riguarda il cinema è atteso il nuovo film di Roberto Benigni che già polarizza l’attenzione dei media e dei curiosi, centellinando notizie e ponendo l’embargo su qualsiasi informazione. Questo non impedisce, anzi forse incrementa, la circolazione d’indiscrezioni: sono note quelle sull’apertura e la chiusura del film, parti su cui Benigni e Cerami sono intervenuti pesantemente scostandosi dall’originale. C’è poi un progetto per il cinema d’animazione che vede coinvolti Enzo D’Alò e Lorenzo Mattotti.
L’attenzione dedicata dal fumetto e dall’illustrazione al capolavoro collodiano è ampia: dalla superba rilettura di Luciano Bottaro all’interpretazione, relativamente recente, di Bilotta e Mammucari per la Montego, fino a curiosi episodi come la copertina di Lanciostory n. 40 dell’8 ottobre 2001 dove Massimo Carnevale ci regala una discinta fata turchina che munita di coltellaccio rimira la testa di un pinocchio appena decapitato.
Tra Edoardo Bennato e Carmelo Bene ecco spuntare anche il geniale Benito Jacovitti, che in diverse riprese si è confrontato con il Pinocchio di Collodi. La prima volta fu negli anni 1942-1943 quando, ancora giovanissimo, illustrò Le avventure per La Scuola di Brescia. Una nuova versione la disegnò per Il Vittorioso mentre era sfollato a Firenze, cui seguì, agli inizi degli anni Sessanta, la versione per l’Editrice Ave di Roma. Tre versioni e innumerevoli ristampe che passarono per i fratelli Spada e per i pocket Mondadori.
Con il volume di Stampa Alternativa possiamo parlare dell’ultima e definitiva versione di “Pinocchio alla Jacovitti”. Versione impreziosita da quattro tavole in un gustosissimo bianco e nero, scovate dalla figlia del disegnatore scomparso nel 1997, in cui lo stesso Jacovitti ricostruisce la sua passione e il suo studio su Pinocchio. Tavole che testimoniano il lavoro del disegnatore sul testo collodiano, inserendolo nella schiera d’illustratori che si è confrontata con Pinocchio, da Chiostri a Mussino passando per Angoletta, Topor e Mattotti.
La rilettura jacovittiana segue la bizzarria creativa e grafica dell’autore che propone una lettura divertita e divertente, consona al suo stile: provocatorio, denso e attento al dettaglio. Uno stile con cui esplora le tematiche collodiane, approfondendole e mostrandole con intelligenza. Le tavole, pur piene di salami, lische di pesce e vermi jacovittiani, mostrano, attraverso un procedimento che unisce teorie lombrosiane e umorismo surreale, le incarnazioni quotidiane di grilli parlanti, gatti e volpi, mangiafuochi, fatine e babbi generosi. Le locande si chiamano "Osteria del Pescesega paraponzi ponzipò!" e se il mare è in tempesta un cartello ci assicura che: "Oggi: Mare crudele canta Milva". Altri cartelli sono forieri di cattivi presagi, avvisando che "Chi tocca i fichi muore". Il grillo parlante sprizza simpatia e si accultura leggendo il Grillo Sera mentre il pescecane che ingoia Pinocchio porta il pizzetto e un cappello a bombetta, e l’abbecedario che Geppetto dona a Pinocchio è opera di A. Manzi per le edizioni Raitivù.
Un volume fulminante, dove Jacovitti interpreta il testo con i suoi invitanti disegni in bilico tra affettuoso omaggio e divertimento. Gustosissimo anche l’indice, cifra della creatività jacovittiana.

Jean Van Hamme e Grzegorz Rosinski, Il regno sotto la sabbia. Thorgal n.26. Cult Comics. 21x30, colore, cartonato, 48 pagine, lire 24.000 euro 12,39, in fumetteria.

In contemporanea con il mercato francese e in coedizione con Les Editions du Lombard esce il nuovo episodio della gradevole serie dedicata a Thorgal, il valoroso vichingo figlio delle stelle, protagonista dell’avvincente saga iniziata nel 1977 in Belgio. Thorgal, unico sopravvissuto di un equipaggio spaziale in missione sulla terra, viene adottato dal capo dei vichinghi del nord e vive la sua avventurosa vita tra premonizioni e sogni, avventure fantastiche dove ci incontrano magia e tecnologia, per una saga heroic fantasy che non disdegna incursioni in altri generi letterari.
Nel nuovo episodio, a quasi venticinque anni dall’avventura d’esordio, Thorgal e la sua famiglia continuano il pellegrinaggio-esilio dalle terre del nord ritrovandosi faccia a faccia con discendenti della leggendaria Atlantide, uomini intenti al folle progetto di tornare a dominare la terra.
La famiglia è stata corroborata dalle tante avventure e dalle prove subite. Colpisce l’approfondimento psicologico dei personaggi compiuto dagli autori, che si preoccupano di mettere in evidenza le relazioni tra i membri della famiglia e in particolare tra Thorgal e Jolan, il figlio ormai adolescente di Thorgal.
In questo nuovo episodio, attraverso una serie di espedienti narrativi gli autori fanno il punto della narrazione con frequenti incursioni nel passato dell’eroe, scavando nella memoria di Thorgal e famiglia, richiamando elementi delle singole avventure della saga. Tutto sommato un’avventura di raccordo che, nell’architettura della serie serve a giustificare il ritorno di Thorgal e famiglia in Scandinavia; un ritorno a casa che supponiamo avventuroso almeno quanto l’abbandono delle terre del nord. Un ritorno cui s’accompagna l’incognita riguardo ai cambiamenti avvenuti nelle terre vichinghe. Se la narrazione, necessariamente, deve utilizzare pesantemente il registro didascalico un po’ sotto tono ci sembrano i disegni, con figure più tozze, meno eleganti e plastiche del solito. La serie ci aveva abituato ad altri livelli. Da plaudire, invece, all’operazione della Panini che ripropone in volume al pubblico italiano una delle più belle serie europee. Sperando che il pubblico ben accolga la serie, pubblico nuovo e pubblico antico, come quei lettori che avevano seguito le avventure del figlio delle stelle sulle pagine della defunta Comic Art.

Stefano Gorla 2002 - per gentile concessione dell'autore

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