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AA.VV., Eta Beta. Atomi, comete & naftalina. Mondadori, 10,5 x17,5, colore, brossurato, 236 pagine, lire 7.900, in edicola e libreria.
"Ptopolino! Devi pscusarmi se ho fatto un po’ di disordine…cercavo della pnaftalina" dice uno strano essere tutto testa e piedoni su di un corpo filiforme, ricoperto di un improbabile gonnellino nero, vero buco nero che contiene ogni tipo d’oggetto di qualsiasi dimensione.
È Eega Beeva, Eta Beta in italiano. Un alieno. Una delle colonne della fantascienza di casa Disney. A lui è dedicato uno dei volumetti della collana I Miti; distribuzione a tappeto: edicola, libreria, supermercati e costo tutto sommato contenuto. Una compilazione delle storie di Eta Beta prodotte in Italia tra il 1962 (Catalano – Scarpa) e il 1997 (Salvagnini – Gatto), compilazione che non segue un criterio particolare e si fregia di un titolo simpatico. Meno simpatico è invece il formato che rimpicciolisce ulteriormente le tavole, per una grafica demenziale e per criteri che nulla hanno a che fare con il fumetto.
Eta Beta compare nell’universo disneyano, sulle strisce di Topolino, il 27 settembre 1947, scoperto da Topolino e Pippo in una grotta. Questo alieno dalla simpatia debordante fu creato da Bill Walsh e Floyd Gottfredson, ed è uno dei pochissimi personaggi Disney a non appartenere al mondo animale. Previene contemporaneamente dal futuro (2447) e dal centro della terra; aggiunge a buona parte delle parole, almeno quelle che iniziano per consonante, una “p”. Allergico al denaro, che francamente detesta a causa delle crisi di nausea che gli provoca, è ghiotto di naftalina di cui si nutre regolarmente. In grado di predire il futuro e leggere il pensiero, è accompagnato da un “gangarone” (thnucklebooh) di nome Flip, una sorta di cane dalla lingua prensile.
Fino al luglio del 1950 apparve come spalla fissa di Topolino nelle storie a strisce poi, i maligni insinuano per la grande popolarità che rischiava di oscurare perfino il protagonista delle strisce, si prese una consistente pausa. La sua fortuna internazionale la si deve a storia italiane e brasiliane, con qualche incursione produttiva della Disney inglese.
Il gradevole volumetto offre dieci storie del nostro simpatico e una buona panoramica di matite della disney italiana (Scarpa, Cavazzano, De Vita, Gatto, Scala), assieme a qualche momento di gradevole distensione.

Ryuichiro Utsumi e Jiro Taniguchi, L’olmo e altri racconti. Planet Manga. 14,5x21, bianco e nero, brossurato, 224 pagine, lire 18.900, in fumetteria.
C’è un albero che si erge come vitale testimone dello scorrere del tempo, memoria del passato e promessa per il futuro. Un albero nel giardino di due anziani. Una metafora utilizzata per raccontare il rapporto uomo-natura, nel reciproco osservarsi, nello scorrere del tempo che si percepisce quando il bagaglio dell’esperienza inizia a diventare consistente. Con questo racconto si apre il nuovo volume di Taniguci, maestro del manga adulto. Ai testi Ryuichiro Utsumi che costruisce otto racconti intorno ad alcuni personaggi presi dalla quotidianità della cultura nipponica. Le tradizioni familiari, le abitudini, le regole di vita, la mentalità sono messe a nudo attraverso una narrazione scarna, quasi minimalista, che spesso si trasfigura, anche grazie al preciso e delicato tratto di Taniguci, in poesia. Dai racconti esce con prepotenza la centralità della famiglia nella struttura sociale giapponese, rivelando risvolti spesso molto lontani dalla mentalità occidentale contemporanea come l’ereditarietà del lavoro di famiglia, la profonda responsabilità nei confronti degli anziani, le gioie e i drammi che un rigido ordine sociale esigono. La narrazione, sia letteraria che grafica, s’intreccia con la delicatezza dei sentimenti mostrati, dove anche i drammi non sono mai urlati. Concetti proposti al lettore quasi sussurrando. Una raccolta di racconti rivolta ad un pubblico adulto, anche poco avvezzo al mondo del fumetto. Una splendida occasione per scoprire o riscoprire i piaceri della letteratura grafica, e per approfondire la conoscenza di un autore straordinario come Taniguci, l’uomo che come Giardino, disegna le ombre.

© Stefano Gorla 2001 - per gentile concessione dell'autore

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