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Coconino Press

Scheda biografica di Altan

CEFA


 

RECENSIONI DI STEFANO GORLA

Jean-David Morvan e Stefano Tamiazzo, I vapori del vuoto, La Mandiguerre vol.1, Edizioni Bande Dessinée, 24x32, colore, cartonato, 58 pagine, lire 28.000, libreria e fumetteria.

Cousance è una scatenata cinereporter che riesce a riprendere un alieno, comandante dei Mandis in guerra con gli umani. Al suo fianco due amici in cerca di gloria, Dosnon e Tillois, un ricco e un povero, entrambi segretamente innamorati della bionda cinefila. Tre amici che, lo s’intuisce nella manciata di pagine del primo volume, si profilano da una parte come i protagonisti delle vicende narrate dall’altra come particolare di un quadro più complesso.
La Mandiguerre è, infatti, la cronaca della guerra interplanetaria contro gli alieni Mandis. Nell’anno 215 dell’era spaziale, forze aliene attaccano le grandi potenze coloniali terrestri che fanno fronte comune nella Sacra Unione Terrestre per combattere il nemico alieno. Solo due anni più tardi, e qui inizia la narrazione, le forze della Sacra Unione Terrestre riescono a catturare un ufficiale Mandis vivo, ma durante il trasporto del prigioniero, una serie di imprevisti, un attacco e fortuite coincidenze permettono al comandante alieno di fuggire. Fuga obbligata sul pianeta industriale Espoir de Byancoor, dove casualmente è atterrato, anche per l’involontario intervento dei tre giovani amici Cousance, Dosnon e Tillois. Avvincente avventura dal gusto retrò, dove la retorica tecnologica di fine ottocento si sposa con scenari bellici da prima guerra mondiale.
Ai testi Jean Morvan, talentuoso autore della serie di Sillage, intrigante cargo cosmico, e della saga fantasy di Troll, ambedue pubblicate in Italia dalle Edizioni Bande Dessinée. Alle matite l’italiano Stefano Tamiazzo che, come spesso accade ha trovato fortuna oltralpe dopo una breve avventura per la nipponica Kodansha. Il padovano Tamiazzo ha, infatti, un tratto in bilico tra manga e occidente virato grottesco e ciò, è sembrato più un limite che una potenzialità. "Troppo giapponese per le nostre cose" si è sentito ripetere da più di una casa editrice italica. La francese Glénat, e lo sceneggiatore Morvan, invece lo scelgono proprio per quel tratto contaminato e di particolare efficacia. Il progetto La Mandiguerre nel primo volume, sostanzialmente propedeutico, regala anche otto pagine di ambientazione, simulando un foglio di propaganda guerresca. Tamiazzo ha ben assimilato la lezione di Miyazaki e non disdegna di guardare a Leiji Matsumoto. Prendere a riferimenti maestri di tale calibro può essere rischioso ma nel nostro caso è sinonimo di qualità. Un bel volume anche se le pagine sono ancora troppo poche. Aspettiamo che la promettente narrazione decolli.

Michele Medda e Roberto De Angelis, Segnali dallo spazio, in Nathan Never n.132, Sergio Bonelli Editore, 16x21, bianco e nero, brossurato, 98 pagine, lire 4.000, in edicola.

Da qualche tempo la fantascienza di casa Bonelli (quella vera, non le ultime proposte truffaldine!) ci sta regalando una serie di copertine eccellenti con un Roberto De Angelis in gran forma. Forse ci stiamo abituando allo stile, ma è più semplice non rimpiangere Castellini, con copertine di questa caratura. Resta chiaro che De Angelis non deve misurarsi con nessuno se non con se stesso e la sua creatività ma, lo ripetiamo, gli ultimi lavori sono assolutamente gradevoli e d’atmosfera. Ottima è anche la prova grafica che ci offre in questa curiosa avventura scritta da Michele Medda. Curiosa e gradevole, anche se non originalissima.
Nel mondo del nostro ombroso agente speciale del futuro irrompono gli alieni più classici, da America anni Cinquanta. Niente tecnodroidi mutanti, o altre razze ipertecnologicizzate, solo alieni rachitici e dai grandi occhi, ET nostalgici e longilinei. Irrompono in modo particolare, da morti, sepolti nel nostro martoriato pianeta.
Se l’avventura si mantiene in equilibrio armonico tra originalità e déjà vù, la prova grafica di Roberto De Angelis è intensa e generosa, anche se non sempre supportata dalla qualità della stampa. De Angelis si permette anche qualche extra rispetto alla gabbia bonelliana, ma questo non è una novità per la serie. Disegno minuzioso e attento ai particolari, quello di De Angelis, che ben si è misurato con la vegetazione di una torrida foresta tropicale (con quali alterazioni di clima visto l’universo nathanneveriano non è dato di sapere). Un’avventura nel complesso molto piacevole e garbata anche se non strettamente legata all’universo narrativo di Nathan Never. In fondo poteva essere un’avventura di Dylan Dog o Martin Mystére o addirittura Nick Raider, nessuno avrebbe avuto da ridire.

AA.VV., Black. Underground: Europa chiama America. n.1. Coconino Press. 17x24, bianco e nero, brossurato, 240 pagine, lire 29.000, libreria e fumetteria

Intorno al nero, tinta e concetto, nasce questa bella rivista antologica che ci offre una panoramica di autori e di storie dal sapore noir. Autori coraggiosi, con l’ansia del narrare, che esplorano le possibilità del linguaggio-fumetto attraverso variegate tecniche. La rivista propone materiali diversi legati dall’appartenenza degli autori al circuito indipendente ma non solo. La rivista visita e approfondisce l’estetica dell’underground maturo non solo nei contenuti ma anche nei generi narrativi, nei contenitori, nelle strutture produttive e distributive. E si pone in consonanza con le produzioni di Mano Edizioni, Balck Velvet, Coconino Press, Kappa edizioni, Schizzo presenta, Innocent Victim e Puntozero.
Assortita e ricca la lista degli autori dal canadese Seth, che attraverso un piccolo romanzo minimale insegue la memoria, all’americano David Mazzucchelli che ci propone le sue riflessioni sul tempo. Dalla Francia, David B. offre un giallo in bilico tra realtà e sogno mentre la quotidianità deviata e marginale è raccontata da Massimo Semerano per le splendide matite di Francesca Ghermandi.
Stupisce Leila Marzocchi con un graffiante bianco e nero in bilico tra simboli dell’inconscio e antico Egitto: un’opera breve ma intensa, di grande effetto. Un reportage a fumetti è quello che propone Otto Gabos mentre Igort, animatore della rivista, ci offre una storia dalla narrazione robusta e dal tratto evocativo. Infine, fra Sampayo, Luca Caimmi, il greco Kokkoris e il catanese Andrea Bruno compare un racconto fotografico di Oliviero Olivieri e un inedito Valerio Evangelisti illustrato da Stefano Ricci. Una rivista ricca che si fa volume e di cui attendiamo le prossime uscite.

Altan, Anni Frolli, Stile libero n.847, Einaudi, 12x19,5, bianco e nero, brossurato, 202 pagine, lire 15.000, in libreria.

Caustico ed estremamente efficace, Francesco Tullio Altan da anni commenta i mutamenti della società e della politica attraverso i suoi “italiani comuni”. Rapporto padre-figlio: "Non leggi mai un libro!". "Meno ne so meglio è se dovessero catturarmi". Marito-moglie: "La globalizzazione mi fa sentire piccolo, fragile e impotente" "A qualcosa è servita". Due operai: " Non possiamo consegnargli così tutta la baracca al Berlusconi". "E vendergliela?". Due industriali: "Stronzo!". "Stronzo più IVA!".
Una ragazza a un prete: " Posso sposare un islamico?". "A patto che fai il doppio gioco e ci passi tutte le informazioni". Due politici: "Ci vuole una legge più severa sugli alimenti". "Faccia scrivere sull’etichetta: chi lo mangia cazzi suoi". Un uomo seduto sulla poltrona: "Siamo un paese di anarchici molto molto disciplinati".
Un’antologia di vignette, quella proposta da Einaudi che seleziona materiale apparso su quotidiani e settimanali, classificandole in capitoli dal titolo esplicativo come: Tolleranza zero, www.cesso.it, il pelo e il vizio. Un’antologia di grande efficacia che colpisce al cuore. Lucide analisi racchiuse in una battuta che mettono in moto il sorriso e il pensiero. Altan, il papà di Cipputi, Trino, La Pimpa e Kamillo Kromo, dottor Jekyll e mister Hyde del fumetto italiano, guarda con occhi disincantati e implacabili, tra ferocia e dolcezza ma con affetto, il nostro fantasioso paese. La sua vis comica è di grande efficacia perché in grado di mostrarci la realtà sollevandoci dalla disattenzione e dalla pigrizia; una lente che ci permette di rilevare contraddizioni della vita e della realtà.

Francesco Artibani e AA.VV., Il popolo del mais, Divieto di sosta, 16,5x24, bianco e nero, spillato, 64 pagine, s.i.p., in fumetteria.

Matite per il CEFA e le sue iniziative di solidarietà a favore degli indios del Guatemala ci presenta questo simpatico volumetto spillato. Il CEFA di Bologna, comitato europeo per la formazione e l’agricoltura, attraverso un’articolata operazione di marketing si è preoccupato di raccogliere dei fondi necessari per un intervento umanitario di sviluppo per le popolazioni Maya del Guatemala. Operazione che ha trovato una buona sponda anche nel mondo del fumetto.
Sei storie narrate dagli indios del Guatemala, sono state trasformate in fumetto da un gruppo fumettisti sotto la direzione di Francesco Artibani, che sceneggia tutte le storie presenti nel volume. Il primo episodio, La Milpa, è opera di Mauro Cicaré. Una storia che da voce diretta agli animali per commentare “le bestialità” commesse alla terra dagli esseri umani (e qui si nota tutta l’insufficienza del linguaggio). Giuseppe Palumbo con I fiori della sposa ci narra, con poche tavole altamente evocative, l’avventura di una ragazzina tra campagna e città, tra sogno e realtà. Interessante è anche la grafica delle tavole utilizzata da Palumbo: funzionale ed efficace. Di buon livello le prove dei bonelliani Del Vecchio, Brindisi ed Enea Riboldi che rivela un’insospettata propensione per il disegno umoristico, pur rimanendo ben ancorato al segno realistico. Chiude le danze un corrosivo Mastantuono alle prese con una storia dove la leggenda si fa apologo morale. Al volumetto è abbinata una mostra con le tavole originali del progetto (ultima apparizione a La Salle ai primi di giugno di quest’anno); se capita dalle vostre parti non fatevela scappare. Lo stesso vale per il volumetto: un insieme piacevole di storie e un piccolo contributo a una campagna di solidarietà intelligente.

© Stefano Gorla 2001 - per gentile concessione dell'autore

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