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RECENSIONI A CURA DI STEFANO GORLA


Paolo Bacilieri, QUANDO MUOIONO LE BALENE, Napoleone n.22, marzo/aprile 2001, Sergio Bonelli Editore, 16x21, bianco e nero, brossurato, 98 pagine, lire 3.800, edicola.
Paolo Bacilieri, fra i disegnatori più innovativi di casa Bonelli, confeziona una storia eccellente, certamente tra le migliori della serie. E riesce a farlo senza snaturare né la serie né se stesso...
Uno statuario maori danza davanti a un negozio di Ginevra. Si chiama Tarao ed è alcolizzato. A lui è stato affidato un compito delicato: deve trovare una statua sacra, sottratta al suo popolo. Si perderà nelle nebbie ginevrine ma troverà la statua e con essa le proprie radici. Un buon inizio per un nuovo indirizzo alla sua vita, partendo, come allude la vignetta finale, dalla realtà su se stesso. Un lavoro intenso quello di Bacilieri che, dopo tre ottime prove grafiche per la serie Napoleone (La lucertola e il serpente, La foresta che cammina, L’enigmatico Signor Bloom), si presenta come autore completo firmando soggetto, sceneggiatura e disegni del numero di Napoleone in edicola a marzo-aprile.
Paolo Bacilieri, fra i disegnatori più innovativi di casa Bonelli, confeziona una storia eccellente, certamente tra le migliori della serie. E riesce a farlo senza snaturare né la serie né se stesso. Le linee del racconto si intrecciano tra mitologia, radici e tradizioni di un mondo lontano, trafficanti di tesori, umanissime debolezze e piccole lezioni di vita. Intenso il ritmo del racconto sia da un punto di vista letterario che grafico, con una scansione narrativa assolutamente adeguata al racconto. Di grande impatto grafico alcune soluzioni di composizione della tavola o di resa della narrazione come, per esempio, il racconto della anziana maori alla nipotina o il racconto di Tarao a Napoleone; le simpatiche lenti di ingrandimento che appaiono qua e là o le vignette dedicate ai dettagli.
La storia prende il via narrando di una famiglia di capodogli che sta spiaggiando. Le balene hanno perso l’orientamento: inquinamento, cause arcane, comportamento animale? La risposta si intreccia sagacemente con i personaggi della storia e le balene disegnate non possono fare a meno di richiamare alla mente gli splendidi lavori di Franco Caprioli a cui, forse solo inconsciamente, anche Bacilieri deve qualcosa. La coinvolgente storia fa tornare alla mente il bel film di Lee Tamahori, Once were Warriors, pluridecorato al festival di Montreal di qualche anno fa. Può essere l’occasione per rivederlo o vederlo per la prima volta.

Carlos Trillo e Laura Scarpa, CUORI IMBRANATI, Come la vita n.1, dicembre 2000, Macchia Nera, 17x26, colore, brossurato, 64 pagine, lire 20.000, libreria e fumetteria.

Trillo è un autore di gran prolificità, dalla narrazione accattivante che sa coniugare in svariati generi.
Se amate Strangers in Paradise di Terry Moore questo fumetto non potrà non affascinarvi. Il garbo e la bravura di Trillo, accompagnati da un’eccellente Laura Scarpa, producono un mix di gradevolezza e buon fumetto. Le atmosfere richiamano la quotidianità di certo cinema minimale europeo o le tematiche del pluripremiato American Beauty di Sam Mendes, seppur meglio trattate. Trillo è un autore di gran prolificità, dalla narrazione accattivante che sa coniugare in svariati generi. Fra i più stimati sceneggiatori mondiali ha collaborato con i maggiori artisti del fumetto, soprattutto di scuola latino-americana. In questa storia dal taglio intimista e sentimentale non sbaglia una battuta o una situazione confezionando un racconto perfetto per le matite della brava Laura Scarpa, fine narratrice di storie dal taglio esistenziale.
"La vita, amico, è l’arte dell’incontro". È la lapidaria affermazione posta nella quarta di copertina di questo volume, immersa fra i volti dei protagonisti della vicenda e una frase di Roland Barthes sull’amore. Ed è proprio nell’incontro tra due ragazzi che si mostra la vita. Una scintilla amorosa, animata dal caso e dalla naturale timidezza, scocca tra due goffi adolescenti: Anto’ e Daniela. Si sfiorano, si spiano, s’imbarazzano in un crescendo d’incontri e scontri. Al loro fianco padri e madri deludenti e lontani, assenti o non all’altezza del compito, ma anche sorelle odiose e vacue e Nicholson, il cane della quotidianità, assunto attraverso i suoi “prodotti” a simbolo e a legame di comunicazione. Sogni, risate, amicizie e amori. Malinconie, fantasie e quotidianità fatta di scuola di disegno e cani da accudire. In questo quadro d’armonico insieme, dove i personaggi hanno una presenza quasi corale, si incunea Cora, o Lea o Gattina. Una giovane donne con tre personalità due delle quali in terapia da due analisti diversi. Cora, e le sue “sorelle”, è la fascinosa personificazione dallo stacco della realtà, intensa rappresentazione della voglia di fuga. Anche Anto’ insegue lo stacco dalla realtà ma non come fuga, l’insegue come apertura alle possibilità del futuro, come vitalità dell’adolescente che si apre alla vita. Una storia affascinante diluita in tre volumi, il primo lascia ben sperare.


Toshiki Yui, IT, Manga universe n.7, n.1 marzo 2001, Planet Manga, 13x18, bianco e nero, brossurato, 144 pagine, lire 7.000, edicola e fumetteria

Fantascienza e tecnologia e non solo nella narrazione. Un fumetto che ci da il polso dell’uso della computer graphic nei manga. Toshiki Yui, noto in Italia per Kikara e per qualche racconto breve a sfondo erotico, è stato tra i primi ad utilizzare pesantemente il computer all’interno dei suoi fumetti, questo anche per la passione e l’abilità nell’ambito dell’illustrazione. Autore che tende a privilegiare la vena onirica, Toshiki Yui ci presenta un’avventura dalla trama complessa, seppur non particolarmente originale. Un gruppo di uomini del futuro, capitanati dalla giovane Kefari, giunge dal futuro per proteggere una ragazza, Itsuki Shinnouji, naturalmente indispensabile per il futuro del genere umano. Dal futuro giungono anche cacciatori e nel presente, sbalordito per la situazione, c’è Fukami Mitsutaka, un ragazzo innamorato della preziosa fanciulla. Il disegno è particolarmente curato e intrigante, le atmosfere ben rese dall’impiego della computer graphic. Le tavole iniziali sono di grande effetto anche se lascia perplessi la composizione di pagina 9, non sappiamo quanto studiato e voluta oppure se da imputare alla versione italiana, resta comunque bizzarra una vignetta orizzontale brutalmente piazzata in verticale. L’originale giapponese si componeva di due volumi, la Planet Manga offre l’opera in tre volumi nella collana Manga universe.

Leo Ortolani, TENTAZIONI, Rat-Man collection n.23, marzo 2001, Cult Comics, 16x21, bianco e nero, brossurato, 64 pagine, lire, 3.500, edicola.
Leo Ortolani è passato dall’ingrato lavoro di guastatore, di incursore nell’universo supereroistico, a stella di primo piano del fumetto umoristico italiano.
"Il successo non mi ha dato alla testa. Resto il semplice ragazzo di Betlemme che tutti conoscono" così ha reagito Rat-man alla notizia della vittoria alle elezioni del fumetto svoltesi sabato 13 gennaio 2001 nelle fumetterie di tutta Italia.
Per Leo Ortolani e per i suoi personaggi è un periodo d’oro: premi, riconoscimenti, attestati di stima. Se Rat-man riceve 5600 voti validi raccolti in 68 fumetterie sparse in tutta Italia, il suo Venerdì 12, tratto dalla serie a fumetti e presentato in un breve cartone di tre minuti realizzato per il web, ha vinto il Pulcinella Net Award, al recente Cartoon on the bay, festival internazionale dell’animazione televisiva tenutosi ai primi d’aprile a Positano (Napoli). Sul versante fumetto continua ad uscire Rat-man collection e qualche fuori programma. Sul numero di marzo di Rat-man collection torna uno dei personaggi più amati della saga dell’inquietante topo con la faccia di scimmia: la Gatta. La bella e letale dark lady era apparsa per la prima volta nel 1996 e da allora è rimasta nel cuore dei fan, nonostante le fugaci apparizioni (ultima in ordine cronologico sul Calendalbo 2001). Con Tentazioni inizia una nuova trilogia dedicata alla Gatta, il tutto condito dal godibilissimo stile di Ortolani denso di citazioni, con il gusto per l’iperbole e i paradossi. In questo numero, per esempio, è esilarante in sottotraccia la parodia delle figurine dei Pokemon, per cui si ruba, si vende un rene o l’anima, ci si prostituisce. Se le avventure di Rat-man sono la colonna portante dell’albo Cult Comics non mancano le altre due note serie di Ortolani, Venerdì 12, con Aldo e Giuda in questo numero impegnati in faticose terapie di gruppo, e L’ultima burba, i ricordi di naja di Ortolani trasformati nello spassoso fumetto che affascinò Bonvi. Risate e ancora risate per un fumetto godibilissimo, una manciata di tavole in equilibrio tra l’ironia e parodia: equilibrio instabile dove la parodia ha la meglio. Leo Ortolani è passato dall’ingrato lavoro di guastatore, di incursore nell’universo supereroistico, a stella di primo piano del fumetto umoristico italiano.

AA.VV., DARK HORSE MAVERICK 2000, Lexy produzioni, 17x26, bianco e nero, brossurato, 48 pagine, lire 10.000, fumetteria.

La sezione Maverik della Dark Horse festeggia un anno della propria sigla editoriale, di proprietà degli autori, attraverso un’antologia di gran pregio. Bastano il nome degli autori per ingolosire il lettore: Frank Miller, Paul Chadwick, C. Scott Morse, Stan Sakai, Jason Pearson, Brian Ralph e Dylan Horrocks. Indipendenti, dissidenti, autori difficilmente classificabili in categorie che presentano brevi storia in totale libertà: un piacere per la lettura e per la vista. Naturalmente la cifra comune è quella della discontinuità ma si può chiedere qualcosa di diverso ad un’operazione di questo genere? Tra i personaggi conosciuti possiamo gustare nuove storie di Concrete (Chadwick), Ancient Joe (Morse) e Body Bags (Pearson). Apre il volume Frank Miller con un breve racconto dal titolo: "Pietà!". Un drammatico incidente stradale che vede coinvolto un cervo e un auto che potrebbe uscire dritta dritta da Sin City. È sempre Miller, con la fida Lynn Varley ai colori, che si occupa della copertina, regalandoci un inedito Concrete. Anche Chadwick e il suo Concrete iniziano una nuova avventura causata da un incidente in un L.A. in bilico tra giungla antica e moderna. Un curioso e simpatico reportage è stato scelto da Stan Sakai, papà del coniglio Samurai Usagi Yojimbo, come partecipazione al volumetto collettivo. Jason Pearson, creatore di Body Bags, ci offre una piccola incursione nel mondo del suo personaggio mentre sta producendo la seconda serie dei suoi simpatici cacciatori di taglie. Gradevoli i lavori di Morse e Brian Ralph, anche se il suo lavoro è poco più di un divertissement. Più perplessi lascia invece il lavoro di Dylan Horrocks, forse affascinante per il mercato americano, un po’ meno per la tradizione europea e soprattutto italiana che ci ha abituato a ben altre storie, di viaggi e nostalgia, seppur in quattro tavole.

© Stefano Gorla 2001 - per gentile concessione dell'autore

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