voi siete qui: drive index > fumetti > archivio recensioni > recensioni marzo 2001

il sito ufficiale della Marvel

 

 

Wiz n. 10 e 11 (nuova serie), Panini Comics, colori, brossurato, 96 pagg., carta patinata, £ 6.000, in edicola e in libreria. Recensione a cura di Adriano Barone

Da circa un anno Wiz, la rivista d'informazione della Panini Comics, ha cambiato veste grafica e ha potenziato i suoi contenuti grazie a un accordo con l'americana Wizard, particolare che ha portato a una qualità altissima il livello redazionale (se si tralasciano alcune rubriche assolutamente inutili - e fastidiose - come Casting Call, in cui si mmaginano quali siano gli attori più adatti ad interpretare i ruoili di alcuni personaggi a fumetti). Per quanto riguarda i contenuti, invece, non ci sono stati grandi cambiamenti, vista la prosecuzione di Terra X (presentato - o sarebbe meglio dire spacciato - come il nuovo capolavoro Marvel) e la presentazione di miniserie più o meno valide. Una gradevolissima novità è stata rappresentata dalla miniserie degli Inumani scritta dal grande Carlos Pacheco (per la prima volta in veste di sceneggiatore) e disegnata da JosŹ Ladronn. Il risultato (strepitoso) ha ricordato, sia nei disegni che nel ritmo della nearrazione, più i fumetti di fantascienza e fantasy della scuola di Metal Hurlant piuttosto che il classico fumetto di supereroi. Con i n. 10 e 11 comincia la pubblicazione di miniserie appartenenti all'etichetta editoriale Marvel Knights, trasferitisi sulle pagine di Wiz viste le scarse vendite dell'antologico Cavalieri Marvel. I nomi degli autori coinvolti nei progetti presentati sono importanti: Grant Morrison e J. G. Jones per Marvel Boy, Paul Jenkins e Jae Lee (coppia vincitrice del premio Eisner per la loro miniserie dedicata agli Inumani) per Sentry. Sentry (in origine doveva intitolarsi Project: Alzheimer) è un progetto interessante per più motivi: a parte la coppia di autori, si tratta del primo personaggio in assoluto creato da Stan Lee per la Marvel, ma che si rivelò poi troppo potente e fu ben presto abbandonato. La storia parte presentando il protagonista, Bobby Reynolds, vecchio, ingrassato, in preda ad amnesie ed ex-alcolizzato (è evidente l'influenza del fumetto di supereroi revisionista della metà degli anni '80) . L'uomo fatica a ricordare il suo passato di supereroe e confonde più volte realtà e fantasia: il racconto è intervallato da alcune pagine disegnate in stile prettamente kirbiano (operazione compiuta già, ad esempio, da Warren Ellis e Tom Raney su Stormwatch vol. 1 della Wildstorm) che si alternano a quelle che mostrano Sentry al giorno d'oggi, in cui il tratto di Jae Lee è esaltato dalla superba colorazione di un Josè Villarubia in stato di grazia. L'atmosfera che si crea è assolutamente dickiana, in quanto non è chiaro se i ricordi del protagonista siano reali o se si tratti di allucinazioni dovute all'abuso di alcool. Jenkins gioca sulla scarsa plausibilitą degli espedienti narrativi della Silver Age (Reynolds acquisisce i suoi poteri grazie "alla formula segreta del professore") per raccontare una storia ambigua ma anche per compiere un'operazione metanarrativa, interrogando le convenzioni del genere stesso. Il tono volutamente ambiguo della narrazione, oltre a ricordare Dick, ricorda lo straordinario dittico di Bryan Talbot "Masks" apparso su Legends of the Dark Knight della DC Comics e dà luogo anche ad alcuni momenti spassosissimi: da antologia la vignetta in cui Reynolds ricorda se stesso mentre indossa un costume quasi identico a quello di Captain Marvel (quello creato nel 1938) e il nuovo costume di Sentry, che ha un mantello fissato con le mollette. In questo primo episodio Jenkins è riuscito a muoversi lasciando aperte una serie di interpretazioni possibili senza privilegiarne alcuna (Sentry è solo un alcolizzato o è davvero un supereroe? Se sì, perchè nessuno si ricorda di lui? E il suo avversario Void è davvero un terribile supercriminale o rappresenta solo una parte di se stesso che Reynolds non vuole affrontare?). Speriamo che questa ambiguità venga mantenuta fino alla fine. Marvel Boy sarà una sorpresa per tutti i fan di vecchia data di Morrison. Sembra quasi che l'autore abbia voluto realizzare una versione più leggera di certe sue opere più impegnate (ad esempio il suo epico ciclo sulla JLA, che, comunque, aveva i suoi momenti di umorismo). In questo caso Morrison (assieme a J. G. Jones, che ha dato grande prova di sè con la miniserie dedicata alla Vedova Nera, ma il cui tratto non è molto accattivante senza la tecnica di colorazione del wash-tone) ci presenta la sua versione del supereroe teenager (figura che ha impazzato nel mondo del fumetto americano degli anni '90): Noh-Varr, un giovane kree dalla pelle rosa che decide di dichiarare guerra al genere umano dopo che la sua astronave è stata distrutta (e l'annesso equipaggio ucciso) dal Dottor Mida, un supercriminale che indossa una copia della prima armatura di Iron Man. Viaggi attraverso realtà parallele, fisica spaziale a più di tre dimensioni, astronavi viventi, tutto il bizzarro repertorio di Morrison è presente in questo fumetto, con l'aggiunta di qualche momento umoristico indimenticabile, ad esempio i tre costosissimi testimonial dell'ONU (la cui presa in giro arriva francamante inaspettata da Morrison; ce lo saremmo aspettati magari da un autore yankee), parodia di Capitan America e di Hulk. Sembra che l'autore, dopo i fasti di JLA e di Invisibles abbia deciso di prendersi una pausa e di dedicarsi a un progetto che non ha altro scopo che il divertimento, suo e del lettore. Visti i risultati da lui raggiunti negli anni '90, è difficile fargli una colpa di questa scelta (parallela a quella di Alan Moore di creare e sceneggiare le serie dell'America's Best Comics). Speriamo, tuttavia, di vederlo ancora al massimo delle sue capacità. Per il momento accontentiamoci.

© Adriano Barone 2001 - per gentile concessione dell'autore | immagine di Hulk © 2002 Marvel Enterprises, Inc. & Marvel Characters, Inc.

webmasters: stefano marzorati e grazia paternuosto | drive © stefano marzorati 1999-2004 | a true romance production