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FREEDOM (id.)
Regia: Sharunas
Bartas; con Fatima Ennaflaoui, Valentinas Masalskis, Axel Neumann;
Sceneggiatore: Sharunas Bartas; Fotografia: Sharunas Bartas, Rimvidas
Leipus; Anno: 2000; Produzione: Francia, Portogallo, Lituania
commento: ** 1/2
Una nave con a bordo due
uomini e una ragazza araba, trafficanti di droga, inseguita da una motovedetta,
fa naufragio su una spiaggia che lambisce un deserto. I tre naufraghi inizieranno
un viaggio erratico nel deserto che finirà per ricondurli costantemente
sulla spiaggia - impossibilità di fuga dal proprio destino - dove
si consumeranno in un vagare senza meta, sempre più spaesati e indeboliti,
lungo la battigia. Lunghe inquadrature e campi fissi sui personaggi, rappresentazione
di una svanente imperturbabilità, che nasconde la paura di una pena
senza redenzione. Sharunas Bartas, regista lituano di trentasei anni,
maestro nel registrare l'immensità di una terra desolata e l'incomunicabilità
tra gli uomini, dopo un film bello e poetico come Lontano da Dio e dagli
uomini, sembra essersi adagiato su un certo autocompiacimento stilistico,
esplicitantesi in una fotografia meramente estetizzante. In "Freedom"
- in concorso alla 57a Mostra del Cinema di Venezia - la ricercatezza figurativa
(paesaggi, tramonti, uccelli che si librano in volo) prevale purtroppo sul
contenuto poetico: non si riesce ad emozionarsi di fronte a panoramiche
che ricordano troppo un documentario del National Geographic. Ed è
un grande dispiacere, perché l'incipit era più che promettente:
gli uomini sul molo che attendono di salire sul peschereccio in rada con
mare mosso e un turbinio di gabbiani intorno, faceva pensare a un'evoluzione
verso un racconto di tipo conradiano, reinterpretato nello stile del regista,
al quale avremmo assistito con grande entusiasmo.
© Marco Ferrari -
per gentile concessione dell'autore
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