FREE
Discografia:
1968 Tons of Sobs (Island)
1969 Free (Island)
1970 Fire and Water (Island)
1971 Highway (Island)
1971 Free Live (Island)
1971 Kossoff, Kirke, Tetsu & Rabbit (Island)
1972 Free at Last (Island)
1973 Heartbreaker (Island)
1976 Free & Easy Rough & Ready (Island)
1998 Walk in My Shadow (Polygram)
2002 Fire and Water [Japan Bonus Tracks] (Island)
2002 Free [Japan Bonus Tracks] (Island)
2002 Tons of Sobs [Japan Bonus Tracks] (Universal)
2002 Free at Last [Japan Bonus Tracks] Japanese
2002 Free Live [UK Bonus Tracks] (Island)
2002 Free at Last [UK Bonus Tracks] (Island)
2002 Highway [UK Bonus Tracks] (Island)
2002 Heartbreaker [UK Bonus Tracks] (Island)
2002 Heartbreaker [Japan Bonus Tracks] (Universal)
2002 20th Century Masters - The Millennium... (Universal)
2002 Free [UK Bonus Tracks] (Island)
2002 Tons of Sobs [UK Bonus Tracks] (Island)
Free
- Bad Company - Paul Rodgers fan website
il sito ufficiale
di Paul Rodgers
il sito ufficiale
dei Bad Company
Discografia
dei Free con commenti e informazioni
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Raramente un complesso rock dalla giovanissima' eta' ha manifestato
una sinergia avvincente quanto esemplare nel caotico (e sempre
fiammante) panorama rock-blues.
Solitamente, in frangenti come questi, la creativita' (ammessa
che ci sia quando si e' cosi' giovani) viene inesorabilmente
dispersa o smarrita a causa della grave inesperienza o dell'impreparazione
(condita da dosi massicce di ingenuita') da parte di quei gruppi
appena formatisi e magari eccessivamente pretenziosi o follemente
innamorati del proprio ego.
Non e' assolutamente il caso dei Free di Paul Rodgers,
Simon Kirke, Paul Kossoff e Andy Fraser,
che, formatisi nel 1968, hanno proposto un'inedita quanto
sbalorditiva forma di rock-blues a tinte incandescenti, ma con
la peculiarita' di apportare linee melodiche ed una sensibilita'
musicale sconosciute alla maggior parte dei complessi di "blues
revival" (una delle definizioni piu' canoniche che si intendeva
"appiccicare" al cosiddetto "Nuovo Movimento
del Blues Britannico", propagatosi grosso modo tra la meta'
degli anni '60 ed i primi scorci degli anni '70).
La maggiore e piu'
sorprendente abilita' musicale dei Free era rappresentata da
suadenti, sensuali scale armoniche, dominate dall'elastico,
vibrante basso di Andy Fraser, autentico precursore del
"bassista melodico" in grado di sfuggire al mero ruolo
di accompagnamento ritmico onde prodigarsi in scintillanti,
magnetiche armonie al suo strumento, conferenti quel tasso di
unicita' che avrebbe separato i Free da molti complessi loro
contemporanei.
A
suggello di questa innovazione stilistica in uno strumento di
per se solitamente snobbato in fase compositiva, vi si aggiungeva
l'imperiosa ugola di Paul Rodgers, un vocalist in grado
di offrire performances dall'alto taglio bluesistico, essendo
egli dotato di un pathos e sensibilita' profondamente di marca
rhythm'n'bluesistica: un interprete coriaceo ed assai espressivo,
in grado di competere con i piu' veementi, "strascicati"
shouters di colore. Paul Kossoff avrebbe rappresentato
l'ideale complemento di Rodgers e Fraser: il suo stile era basilarmente
scarno ma dotato di un'efficacia rara ed intensa; le note profuse
dal suo strumento davano quasi sempre la sensazione di un pianto
dimesso e mai urlato, tagliente e lirico al tempo stesso; non
era (come alcuni suoi colleghi della sua generazione) molto
dotato da un punto di vista tecnico: si trattava di un chitarrista
essenziale, le cui poche, scarne note, inusualmente allungate
(onde ostentare un pathos di grande fragilita' emotiva e di
lancinante dolore) si offrivano in pasto alla mente dell'ascoltatore,
ammaliato da tanta liricita' trasmessa da una sei corde.
Simon Kirke, alla batteria, completava il processo sinergico-rock-bluesistico:
la secchezza delle sue bacchette unita alle sfumature imposte
al proprio strumento ne facevano uno strumentista dotato (anche
se non troppo) che, intelligentemente, si rifiutava di prodursi
in interminabili (e spesso causanti una noia terribile) assoli,
donando invece il proprio carisma e talento in favore di un
sound unitario e privo di eccessive, ingombranti pretese
solistiche.
Un dato di non secondaria
importanza, infatti, era la semplicita' della miscela proposta
da Rodgers e compagni: un heavy-blues conciso e serrato, a tratti
confinante con certo rock duro ma mai debordante piu' del dovuto,
e questo senza precludere liberta' ai singoli strumentisti.
Trattandosi di un gruppo giovanissimo (a malapena a ridosso
dei venti anni...!), sarebbe molto facile rimanere sorpresi
da tanta vitalita' e senso musicale trasmesso dalla band inglese:
questo implicava immenso talento ed una predisposizione estremamemente
naturale per la composizione e conseguente interpretazione di
un brano. In particolare vorrei menzionare il bassista Andy
Fraser (appena 16 anni, all'epoca del primo disco, Tons Of
Sobs, edito nel 1968) ma gia' in grado di esibire
una sicurezza ed una padronanza dello strumento degni di un
musicista di mezza eta' dal passato glorioso. Inoltre non si
dimostrava solo geniale nell'approccio melodico-ritmico alle
quattro corde ma Fraser eccelleva in materia di composizione:
la quasi totalita' delle tracce dei Free portano la sua firma
(a volte accompagnate da quelle di Rodgers, autore dei testi,
e Kossoff).
Fire and Water insieme al Live del '71, e' alquanto
indicativo sulle grandi, immense potenzialita' espressive proposte
dalla musica del quartetto inglese. Un eccitante, a tratti assolutamente
irresistibile concentrato di hard-blues e ballate strappa-lacrime
(sebbene mai ridondanti sul patetico come altre formazioni invece
erano solite soffermarvicisi), incentrate sul fluido, "tentacolare"
basso di Fraser e la chitarra "lacrimante" di Kossoff;
Rodgers vi avrebbe "gettato" cuore ed anima, in performances
infuocate ma al tempo stesso bagnate da un pianto che proviene
dagli abissi della nostra distorta coscienza.
Questo e' heavy-rock-blues di prima categoria: una sinergia
perfetta e singolare, impregnata di intenso magnetismo ed interpretata
con inarrivabile pathos e struggente sentimento da parte di
quattro eccezionali musicisti.
In seguito il gruppo
si sciogliera', incapace di gestire le proprie straripanti personalita',
per poi ricomporsi qualche tempo dopo ed incidere un nuovo LP,
Heartbreaker, che, sfortunamente, non possedera' lo stesso
"misticismo/ magnetismo" sonoro degli album precedenti.
Rodgers e Kirke andranno a formare i Bad Company, formazione
sopravvalutatissima, "protetta" dalla casa discografica
dei Led Zeppelin (e questo aneddoto giustifica ampiamente
i numerosi milioni di copie accapparratisi per le vendite dei
loro fiacchi prodotti); dei Free il nuovo progetto di Rodgers
(che oltre a Kirke vedra' in formazione Mick Ralphs,
ex-chitarrista dei Mott The Hoople) non possedera' nemmeno
un decimo della carica sonoro-emotiva del suo ex-complesso.
A parte il primo LP (che gia' faceva intravedere vistosi e preoccupanti
sbandamenti verso certo ruffianissimo easy-listening
interessato solo a soddisfare masse di ingenui adolescenti)
il resto della produzione dei Bad Company non fara' altro che
confermare quanto appurato dall'ascolto della loro prima uscita,
ed offuschera' ignobilmente l'arte creativa ed originalissima
dei Free (in breve i Bad Company si dimostreranno l'ennesima
operazione commerciale "ingoiasoldi" come nella piu'
tipica tradizione statunitense). Di Fraser si perderanno le
tracce mentre tutti sanno l'amara conclusione che la vita di
Kossoff ha avuto: il chitarrista morira' per overdose di eroina
il 19 Marzo del 1976, decretando, nella maniera piu'
infame e dolorosa possibile, la morte definitiva di una splendida
utopia musicale di nome Free.
Il resto sarebbe solamente stato una sporca, ruffiana presa
in giro comandata da un business musicale troppo corrotto e
troppo inflazionato per proporre una miscela di sincera musica
e di nobili sentimenti.
Quei nobili sentimenti che egregiamente avevano espresso i Free
con la loro impareggiabile "sinergia di rock-blues". |
© Alan Tasselli 2002 - per gentile concessione dell'autore
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