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© Stefano Marzorati 2010


 

Free: la grande sinergia rock-blues

Raramente un complesso rock dalla giovanissima' eta' ha manifestato una sinergia avvincente quanto esemplare nel caotico (e sempre fiammante) panorama rock-blues.
Solitamente, in frangenti come questi, la creativita' (ammessa che ci sia quando si e' cosi' giovani) viene inesorabilmente dispersa o smarrita a causa della grave inesperienza o dell'impreparazione (condita da dosi massicce di ingenuita') da parte di quei gruppi appena formatisi e magari eccessivamente pretenziosi o follemente innamorati del proprio ego.
Non e' assolutamente il caso dei Free di Paul Rodgers, Simon Kirke, Paul Kossoff e Andy Fraser, che, formatisi nel 1968, hanno proposto un'inedita quanto sbalorditiva forma di rock-blues a tinte incandescenti, ma con la peculiarita' di apportare linee melodiche ed una sensibilita' musicale sconosciute alla maggior parte dei complessi di "blues revival" (una delle definizioni piu' canoniche che si intendeva "appiccicare" al cosiddetto "Nuovo Movimento del Blues Britannico", propagatosi grosso modo tra la meta' degli anni '60 ed i primi scorci degli anni '70).

La maggiore e piu' sorprendente abilita' musicale dei Free era rappresentata da suadenti, sensuali scale armoniche, dominate dall'elastico, vibrante basso di Andy Fraser, autentico precursore del "bassista melodico" in grado di sfuggire al mero ruolo di accompagnamento ritmico onde prodigarsi in scintillanti, magnetiche armonie al suo strumento, conferenti quel tasso di unicita' che avrebbe separato i Free da molti complessi loro contemporanei.
A suggello di questa innovazione stilistica in uno strumento di per se solitamente snobbato in fase compositiva, vi si aggiungeva l'imperiosa ugola di Paul Rodgers, un vocalist in grado di offrire performances dall'alto taglio bluesistico, essendo egli dotato di un pathos e sensibilita' profondamente di marca rhythm'n'bluesistica: un interprete coriaceo ed assai espressivo, in grado di competere con i piu' veementi, "strascicati" shouters di colore. Paul Kossoff avrebbe rappresentato l'ideale complemento di Rodgers e Fraser: il suo stile era basilarmente scarno ma dotato di un'efficacia rara ed intensa; le note profuse dal suo strumento davano quasi sempre la sensazione di un pianto dimesso e mai urlato, tagliente e lirico al tempo stesso; non era (come alcuni suoi colleghi della sua generazione) molto dotato da un punto di vista tecnico: si trattava di un chitarrista essenziale, le cui poche, scarne note, inusualmente allungate (onde ostentare un pathos di grande fragilita' emotiva e di lancinante dolore) si offrivano in pasto alla mente dell'ascoltatore, ammaliato da tanta liricita' trasmessa da una sei corde.
Simon Kirke, alla batteria, completava il processo sinergico-rock-bluesistico: la secchezza delle sue bacchette unita alle sfumature imposte al proprio strumento ne facevano uno strumentista dotato (anche se non troppo) che, intelligentemente, si rifiutava di prodursi in interminabili (e spesso causanti una noia terribile) assoli, donando invece il proprio carisma e talento in favore di un sound unitario e privo di eccessive, ingombranti pretese solistiche.

Un dato di non secondaria importanza, infatti, era la semplicita' della miscela proposta da Rodgers e compagni: un heavy-blues conciso e serrato, a tratti confinante con certo rock duro ma mai debordante piu' del dovuto, e questo senza precludere liberta' ai singoli strumentisti. Trattandosi di un gruppo giovanissimo (a malapena a ridosso dei venti anni...!), sarebbe molto facile rimanere sorpresi da tanta vitalita' e senso musicale trasmesso dalla band inglese: questo implicava immenso talento ed una predisposizione estremamemente naturale per la composizione e conseguente interpretazione di un brano. In particolare vorrei menzionare il bassista Andy Fraser (appena 16 anni, all'epoca del primo disco, Tons Of Sobs, edito nel 1968) ma gia' in grado di esibire una sicurezza ed una padronanza dello strumento degni di un musicista di mezza eta' dal passato glorioso. Inoltre non si dimostrava solo geniale nell'approccio melodico-ritmico alle quattro corde ma Fraser eccelleva in materia di composizione: la quasi totalita' delle tracce dei Free portano la sua firma (a volte accompagnate da quelle di Rodgers, autore dei testi, e Kossoff).
Fire and Water insieme al Live del '71, e' alquanto indicativo sulle grandi, immense potenzialita' espressive proposte dalla musica del quartetto inglese. Un eccitante, a tratti assolutamente irresistibile concentrato di hard-blues e ballate strappa-lacrime (sebbene mai ridondanti sul patetico come altre formazioni invece erano solite soffermarvicisi), incentrate sul fluido, "tentacolare" basso di Fraser e la chitarra "lacrimante" di Kossoff; Rodgers vi avrebbe "gettato" cuore ed anima, in performances infuocate ma al tempo stesso bagnate da un pianto che proviene dagli abissi della nostra distorta coscienza.
Questo e' heavy-rock-blues di prima categoria: una sinergia perfetta e singolare, impregnata di intenso magnetismo ed interpretata con inarrivabile pathos e struggente sentimento da parte di quattro eccezionali musicisti.

In seguito il gruppo si sciogliera', incapace di gestire le proprie straripanti personalita', per poi ricomporsi qualche tempo dopo ed incidere un nuovo LP, Heartbreaker, che, sfortunamente, non possedera' lo stesso "misticismo/ magnetismo" sonoro degli album precedenti. Rodgers e Kirke andranno a formare i Bad Company, formazione sopravvalutatissima, "protetta" dalla casa discografica dei Led Zeppelin (e questo aneddoto giustifica ampiamente i numerosi milioni di copie accapparratisi per le vendite dei loro fiacchi prodotti); dei Free il nuovo progetto di Rodgers (che oltre a Kirke vedra' in formazione Mick Ralphs, ex-chitarrista dei Mott The Hoople) non possedera' nemmeno un decimo della carica sonoro-emotiva del suo ex-complesso. A parte il primo LP (che gia' faceva intravedere vistosi e preoccupanti sbandamenti verso certo ruffianissimo easy-listening interessato solo a soddisfare masse di ingenui adolescenti) il resto della produzione dei Bad Company non fara' altro che confermare quanto appurato dall'ascolto della loro prima uscita, ed offuschera' ignobilmente l'arte creativa ed originalissima dei Free (in breve i Bad Company si dimostreranno l'ennesima operazione commerciale "ingoiasoldi" come nella piu' tipica tradizione statunitense). Di Fraser si perderanno le tracce mentre tutti sanno l'amara conclusione che la vita di Kossoff ha avuto: il chitarrista morira' per overdose di eroina il 19 Marzo del 1976, decretando, nella maniera piu' infame e dolorosa possibile, la morte definitiva di una splendida utopia musicale di nome Free.
Il resto sarebbe solamente stato una sporca, ruffiana presa in giro comandata da un business musicale troppo corrotto e troppo inflazionato per proporre una miscela di sincera musica e di nobili sentimenti.
Quei nobili sentimenti che egregiamente avevano espresso i Free con la loro impareggiabile "sinergia di rock- e blues".