INTERVISTE

Il sogno americano di Alberto Fortis

Dopo aver vissuto per un lungo periodo negli Stati Uniti, Alberto Fortis ha deciso di ritornare ad essere uno dei protagonisti della musica italiana con un album dedicato a questo e ad altri mondi. Sono passati ormai sette anni da quando Alberto Fortis dette alle stampe il suo Dentro il giardino, un disco che mostrava la profonda emotività e sensibilità di un artista capace di confrontarsi con la cultura nativa americana e capace di trasferirsi con emozioni e personalità per anni negli States per verificare la propria spiritualità e
(...) Siamo bombardati da molteplici messaggi che spesso subiscono centinaia di distorsioni e quindi è difficile nella nostra società moderna poter guardare con distacco le cose, con semplicità, cercando di essere naturali e soprattutto cercando di essere se stessi (...)
cultura, così da crescere come musicista e uomo a stretto contatto con artisti stranieri. Quegli indiani d'America al cui stretto contatto ha vissuto per lungo tempo, studiandone spirito e tradizioni ma anche quegli amici e collaboratori musicisti che erano già affiorati in dischi come Fragole infinite, West of Broadway e Assolutamente tuo. Ascoltando il recente Angeldom (Self) il tempo non sembra essere passato ed anzi Fortis ribadisce in pieno la sua grinta in tredici pezzi che sono la continuazione ideale del percorso artistico da lui iniziato nel 1979 con l'omonimo Alberto Fortis e proseguito poi con Tra demonio e santità e La Grande Grotta, una splendida trilogia d'autore alla quale si riallaccia direttamente l'ultimo disco in studio dell'artista milanese.

Un album in cui a tratti affiora la passione per le nenie infantili e il cantato da bambino cattivo, in cui non si sono ancora spenti gli echi d'oriente, dove si sente la polvere della Monument Valley e affiorano gli echi dei tamburi indiani, dove i ritmi del rock sono forsennati (come il ritmo della vita di una città come Los Angeles dove Fortis ha scelto di vivere da qualche tempo) e magari si incrociano con quelli esotici di un sitar, dove la passione per gli arrangiamenti complessi affiora a tratti, dove persino i frammenti sonori strumentali come microstorie improvvise hanno un loro perché. Ed Angeldom diventa così, come ha dichiarato lo stesso Fortis - "il personale portale, il complesso Stargate, la personale emittente radiofonica con la quale comunicare al cuore degli ascoltatori. Siamo bombardati da molteplici messaggi che spesso subiscono centinaia di distorsioni e quindi è difficile nella nostra società moderna poter guardare con distacco le cose, con semplicità, cercando di essere naturali e soprattutto cercando di essere se stessi. Ho cercato di comunicare questo nel mio disco, cercando di parlare della realtà ma anche di quello che c'è al di là della realtà, quella vita dopo la vita o oltre la vita che anche le leggi chimiche non possono negare. Il contatto umano con la civiltà nativa americana mi ha portato a capire quanto è importante recuperare il rapporto con la natura e con lo spirito. E la realizzazione di questo disco ha amplificato ulteriormente la mia ricerca". Per fare questo Fortis si è affidato a un team di musicisti internazionale che ha collaborato fattivamente alla realizzazione del suo progetto "Mi piaceva -prosegue Fortis - che nascesse un alchimia naturale in studio con gli altri musicisti (così come naturalmente erano nate le canzoni) ma sopra una piattaforma che avevo già preparato io in studio. Non volevo essere solo sul mio Angeldom, ma volevo esserne il pilota, così ho curato personalmente la regia del progetto assieme ad artisti del calibro di Jonathan Muffin, Vinnie Colaiuta, Michael Reed che hanno potuto sviluppare liberamente la loro creatività e le loro emozioni all'interno del mio progetto... Spero di poter avere qualcuno di loro con me sul palco durante la prossima tournée, ad essi è probabile che si affiancherà comunque la sezione ritmica dei Flying Foxes con i quali ho collaborato per anni".

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