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EUGENIO FINARDI, Cinquantanni (Edel,
2002)
Se Benigni festeggia i suoi cinquant’anni portando al cinema l’immortale
storia di Pinocchio, Eugenio Finardi dà sfogo
al bambino che c’è in lui sulla copertina del nuovo disco.
Cinquantenni con la sindrome di Peter Pan? Sembrerebbe di no, anche perché
stiamo parlando d’artisti che da anni coltivano la dimensione della
memoria, e che rileggono la storia attraverso la propria sensibilità
e la propria arte. Il nuovo disco di Finardi, musicista e autore (cantautore
si diceva tempo fa) che frequenta la scena musicale, tra alti e bassi,
da ormai trent’anni si intitola semplicemente: cinquantanni (sic!),
senza fronzoli e senza apostrofo.
Una sorta di regalo di compleanno fatto a se stesso e ai fans, ma anche
disco dove è inserita una sfida e, probabilmente una critica, neanche
tanto velata, alle case discografiche. Lo dice esplicito Finardi: "Non
un best, che è sempre un’operazione un po’ truffaldina.
E non è in sintonia con le logiche dei discografici che producono
un cd pensando solo ad accalappiare un certo pubblico. Nasce, invece dalla
pura voglia di confrontarmi con il mio passato, di ricominciare tutto
da capo, di dare nuova vita alle canzoni che all’epoca sono passate
ingiustamente inosservate" ed eccolo selezionare una manciata di
canzoni che arrivano dritte dritte dagli anni Settanta e che, a venticinque
anni di distanza, non perdono buona parte della loro attualità.
Anzi alcune sono sorprendentemente attuali nelle tematiche, e dopo la
rilettura musicale, anche nei suoni. Capaci di parlare ai ventenni e di
farsi gradevolmente ascoltare da chi, votato al rock per scelta e motivi
cronologici, non disdegna riletture acustiche e grandi orchestrazioni,
dove gli archi contrappuntano ciò che un tempo era scandito solo
da riff chitarristici o da ritmiche che disdegnavano l’elettronica.
Ecco allora Scuola, Afghanistan, Cuba.
Basi elettroniche e armonizzazioni acustiche. Affetto,
Come un animale, Quando stai per cominciare,
Non diventare grande mai, perfino la storica e barricadiera
Sulla strada, cavallo di battaglia del Finardi delle
origini, viene riletta con gusto e originalità. Il progetto porta
la firma di Angelo Carrara, produttore storico per Finardi,
a cui si affiancano gli arrangiamenti e la produzione di Vittorio
Cosma, altro collaboratore storico dell'artista. Il rock si ingentilisce,
tra archi, tastiere e loops. Ottima la schiera dei musicisti: dal chitarrista
Massimo Martellotta, tutto tecnica ed idee, alla corposissima
sezione archi dove si rincorrono l’Orchestra Instabile del
Naviglio e Solis String Quartet; ottimi i fiati
e le programmazioni di Alfonso Anagni.
Un disco gradevole, una promessa mantenuta, per un artista ricco e dalla
voce inconfondibile che gioca tra nostalgia e confronto con il nuovo.
Stefano Gorla
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