libri/recensioni: Finale di romanzo in Patagonia





 
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MEMPO GIARDINELLI, FINALE DI ROMANZO IN PATAGONIA, Guanda, brossurato, 222 pagg, £ 26.000

"Sono stati e sono ancora tanti, centinaia, gli scrittori, vivi o morti, che sono andati e ancora vanno per il mondo con la sofferenza dell'esilio - forzato o volontario fa lo stesso - e portando con sé l'unico mattone immutabile che noi uomini e donne abbiamo per costruire la nostra casa ovunque essa sia: la letteratura".

Poche parti del mondo hanno goduto di un successo letterario come la Patagonia: la letteratura di viaggio ha immortalato questi territori, immensi nelle dimensioni come nella loro desolazione, spesso con tinte dalle sfumature epiche.
I nomi di Chatwin o di Sepúlveda sono i primi che vengono alla mente e non a caso vengono citati anche da Mempo Giardinelli, autore di un ennesimo diario di viaggio che tratta di questo sconfinato territorio situato nella zona meridionale dell'Argentina.
Tuttavia le dichiarazioni di Giardinelli sono chiare. Non sarà la Patagonia che lui si aspetta di trovare quella che racconterà, ma quella che scoprirà quasi per caso, addentrandosi nelle vastità di un territorio fin troppo conosciuto e mediato da altre esperienze letterarie.
L'autore argentino riesce in questa difficile impresa, avendo dalla sua una prospettiva che al lettore occidentale risulterà inedita: Chatwin viene liquidato in quanto troppo propenso a giudicare prima di conoscere, e altrettanto avviene dell'atteggiamento di scrittori come Sepúlveda, che offrono al lettore europeo un'immagine dell'America latina che corrisponde esattamente a quella desiderata dal lettore europeo. Non ci troviamo quindi di fronte all'ennesima guida turistica con tratti stilistici rubacchiati dal realismo magico reso popolare dalle opere di García Márquez: il viaggio di Giardinelli è il viaggio di un argentino che affronta la desolazione in cui versa un'enorme parte del suo paese e che soffre sinceramente per esso.
È un'opera di denuncia, una denuncia del passato (a partire dallo sterminio degli indios patagoni alla protezione di criminali di guerra nazisti da parte di Péron agli eccidi compiuti dalla dittatura militare - non bisogna dimenticare che Giardinelli ha vissuto per moltissimo tempo in esilio in Messico) e del presente di un paese - vittima come tanti altri della globalizzazione - che sembra aver perduto le forze e la volontà per risollevarsi dalla profonda crisi in cui versa.
La Patagonia diventa quindi simbolo e immagine dell'Argentina tutta, ma diviene anche - e inevitabilmente - luogo letterario. Il viaggio che percorre Giardinelli non è solo geografico, ma anche culturale (non a caso vengono citate le opere prime della letteratura argentina, dal Matadero di Echeverría al Martín Fierro di Hernández): l'autore tuttavia non cede alla tentazione di letterarizzare un paesaggio, che, come abbiamo visto, è ben lontano da qualsiasi tentativo di trasfigurazione poetica da parte dell'autore; è il viaggio stesso che diviene pretesto per una riflessione sulla letteratura, tanto che il titolo del testo si riferisce all'ipotetico seguito di Impossibile equilibrio, un romanzo che Giardinelli pubblicò nel 1995.
Il viaggio dell'autore si confonde col viaggio dei suoi personaggi, e l'ottimismo e la gioia di vivere espressi dalla narrazione fittizia costituiscono il contraltare dell'Argentina senza speranza che l'autore descrive senza pietà. È semplicistico e forse troppo facile cercare nella letteratura un rifugio da una realtà così difficile da affrontare, e Giardinelli si guarda bene dal proporre una soluzione del genere. La parola dello scrittore si mostra in una duplice veste: contemporaneamente come denuncia e come costruzione del sogno di un mondo possibile, felice anche se non utopico.
Viaggio e scrittura coincidono, in un'opera che è in parte diario di viaggio, in parte scrittura autobiografica, in parte ficción: "L'emigrazione non mi fa paura, piuttosto mi riempie di ansia. […] Scriviamo emigrando, dico io. Scrittura come movimento e scrittura in movimento, che è poi il mio modo di scrivere. Scrittura come quel grande viaggio che è la letteratura. […] Perciò in qualsiasi posto del mondo, la mia unica casa immutabile e permanente è il posto in cui posso sistemare il mio computer e scrivere con la stessa passione di sempre, quella di adesso, di questo preciso istante".
Una lettura consigliatissima, per aprire gli occhi su una realtà geografica e politica come quella dell'America Latina, che troppo spesso ci viene fornita in modo turistico e stereotipato, come in un banale romanzetto di Isabel Allende.
© Adriano Barone 2001 - per gentile concessione dell'autore

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