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speciale Far East Film 2001
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20 aprile:
recensioni di
Space Travellers,
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Bangkok Dangerous,
The Lotus Lantern
21 e 22 aprile: recensioni
di
Skyline Cruisers, Jiang Hu, Born to Be King, A True mob Story, Juliet
in Love

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the Brooklyn Bridge

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FAR
EAST FILM 2001 - TERZA EDIZIONE
dal
nostro inviato Adriano
Barone
(Udine,
23 aprile 2001)
In questi anni il cinema giapponese sta compiendo una dura lotta
per affermarsi internazionalmente, ma a parte il successo di Kitano,
nessun altro regista è ancora riuscito nell'impresa. Il compito
si rivela tanto più difficile se si pensa che i giapponesi mostrano
poco interesse per i film dal vivo realizzati dai loro connazionali. In
effetti il più grande successo della storia del cinema nipponico
è MONONOKE HIME (visto anche nei cinema italiani col titolo
La principessa Mononoke), un film d'animazione di Hayao Miyazaki,
a proposito del quala si può tranquillamente impiegare l'abusata
espressione "capolavoro", un chiaro esempio di come i giapponesi
preferiscono i prodotti d'animazione a quelli dal vivo. Molto apprezzate
sono anche le trasposizioni cinematografiche di serie televisive, e anche
in questi casi la preferenza va alle produzioni animate (come risulta
evidente dallo strepitoso
successo di Evangelion) oppure alle produzioni seriali, tra le
quali l'interminabile saga di Godzilla. Il boom dello psycho
horror, conseguenza del successo del terrificante The Ring,
si è rivelato un fenomeno effimero e i cineasti ricercano furiosamente
nuove strade da percorrere.
Un'inversione di tendenza è costituita da un film come WHITEOUT,
un action thriller terroristico che ha sbancato al botteghino. Tuttavia
capire il motivo del successo di un film come quello di Wakamatsu
risulta quantomeno difficile. Infatti la pellicola sembra una summa di
scene tratte da successi hollywoodiani come la trilogia di Die Hard,
o Trappola nel tunnel e Cliffhanger. La storia ruota attorno
a un gruppo di terroristi che assaltano la più grande diga del
Giappone e sui tentativi del protagonista, ovviamente coronati dal successo,
di risolvere la situazione da solo (altrettanto ovviamente la polizia
non può intervenire, sia per la situazione meteorologica che per
l'inaccessibilità del posto). I personaggi non si staccano dallo
stereotipo più trito dei film d'azione, e la pellicola non riserva
nessuna sorpresa, a parte l'eccessiva lunghezza e il senso di determinazione
del protagonista, tanto inverosimile quanto la sua resistenza fisica.
Whiteout sarà anche stato un successo, ma probabilmente questa
corsa al remake a basso budget di prodotti hollywoodiani non è
la strada da percorrere per il cinema nipponico.
Un protagonista determinato (più simpatico di quello di Whiteout,
ma ci vuole poco) è anche al centro di EKIDEN, storia di
due giovani amanti della corsa, uno solitario (Misaki), l'altro
(Hayakawa) che trova il vero scopo dello sport nello spirito di
gruppo. Anche in questo film, come in SPACE TRAVELLERS, si nota
una critica alla repressiva società giapponese, e non a caso i
membri del club Ekiden, tutti in qualche modo sconfitti a livello sociale
o nella vita privata o lavorativa trovano una sorta di riscatto (quanto
meno morale) nello spirito di gruppo e nella determinazione acquisita.
Il confronto tra i due personaggi principali vedrà ovviamente vincitore
Hayakawa, a dimostrazione di come i film dal vivo si riapproprino senza
troppa originalità di sterotipi dei manga e dei cartoni animati
sportivi. Hayakawa potrebbe ricordare Holly (di "Holly e Benjy",
in originale "Captain Tsubasa") e la storia di Misaki, malato
di cuore, sembra quella di Julian Ross (del medesimo manga/anime).
Uno sforzo di originalità in più non avrebbe guastato, ma
il film risulta tuttavia molto piacevole e a tratti veramente commovente.
Preoccupante
una tendenza dei cineasti hongkonghesi riscontrabile in diversi
film presentati alla manifestazione udinese: la perdita del senso del
ritmo. Pellicole decisamente troppo lunghe, soprattutto nei finali e soprattutto
quando si tratta di finali melodrammatici. SAUSALITO e BORN
TO BE KING
risultano di una lentezza insopportabile, e THE DUEL, sempre di
Andrew Lau, non fa eccezione.
Un wuxiapian (ovvero un film di cappa e spada in costume) comico, che
si basa su battuttacce, nomi ridicoli e altisonanti di personaggi e colpi
speciali e un tono decisamente sopra le righe nella rappresentazione delle
capacità dei protagonisti (i voli degli spadaccini nei combattimenti
non si contano). Nonostante le premesse per un film divertente ci siano
tutte, le pecche vengono a galla abbastanza presto, soprattutto nelle
inconsistenze della trama (firmata anche da Wong Jing, che figura
anche nelle vesti di produttore) e, come già accennato prima, al
finale estremamente lento. Andre Lau prosegue nel genere del wuxiapian
pieno di effetti speciali (non sempre ottimi in realtà), dopo The
Storm Raiders e A Man Called Hero, ma compie un ennesimo passo
falso, sintomo di un cinema che si sta riprendendo da una crisi ma che
non ne è ancora uscito. Medesimo discorso per SUMMER HOLIDAY
di Jingle Ma, tranne per il fatto che si tratta di una beach comedy
sentimentale ambientata in Malesia con protagonisti Richie Ren
e Sammi Cheng. Lei, lasciata dal fidanzato e appena licenziata
si reca in Malesia in una spiaggia di cui è comproprietaria, lui
è proprietario dell'altra metà. Lei è fredda e calcolatrice,
lui è allegro, sensibile e spontaneo. Il loro incontro dà
luogo a una serie di situazioni divertentissime. Peccato che anche qui
il finale riservi momenti di una lentezza esasperante e un finale scontato.
Ottima la fotografia e le locations. Un'occasione mancata.
Il cinema sudcoreano, al contrario, sta vivendo un momento decisamente
magico. Gli investimenti aumentano, i cinema multisala coreani pure, e
- spesso - anche gli incassi. Questo circolo virtuoso ha portato una ventata
d'ottimismo e permette di dire che il cinema sudcoreano si trova in un
momento
veramente magico. I più grandi successi dello scorso anno sono
stati film della madrepatria e JOINT SECURITY AREA ha battutto
addirittura i record del precedente megahit coreano SHIRI, un capolavoro
del cinema d'azione e di suspense presentato nel 2000 al Far East Film.
Oltre ai film d'azione notevole successo hanno i prodotti horror
e le commedie sentimentali, di cui un esempio è PLUM
BLOSSOM di Kwak Ji-kyun. Il film tratta dei primi turbamenti
sessuali di una coppia di compagni di classe, Su-In e Ja-Hyo. Il primo
si innamora della sua professoressa (un vero e proprio tabù sociale),
il secondo è sedotto da una compagna di classe che in seguito si
suicida perché ignorata dal giovane. Il ritmo lento, una trama
poco originale e l'erotismo soft non elevano la qualità del film,
che risulterebbe forse gradito a un pubblico di adolescenti. Di gusti
non troppo difficili.
Xie Fei, con SONG OF TIBET, presenta uno straordinario affresco
della cultura tibetana. La storia narra la vita di una donna, Yixi
Zhuoma, ormai vecchia e con un marito malato, delle sue difficili
vicende personali e dei suoi peregrinaggi nel Tibet dagli anni '50 agli
anni '70. Xie Fei ha una padronanza incredibile della tecnica, e lo dimostra
tramite una fotografia di paesaggi che lascia senza fiato, sottolineata
dalla colonna sonora azzeccatissima e da movimenti di macchina delicati.
Unica pecca del film, non imputabile al regista, è stata quella
di essere passato sotto le cesoie della censura cinese. I riferimenti
politici e alla storia cinese che il regista aveva disseminato nella trama
sono stati considerati scomodi dal governo di Pechino e talmente tagliati
da risultare praticamente eliminati del tutto. Questo fa sì che
il film, pensato come rappresentazione di una realtà poco sconosciuta
come quella tibetana e del suo rapporto con quella cinese, risulti un
contenitore splendido ma vuoto.
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