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FAR EAST FILM 2001 - TERZA EDIZIONE dal nostro inviato Adriano Barone

(Udine, 20 aprile 2001) Si aprono le danze al Far East Film e quest’anno il menù è veramente ghiotto: 73 film in due sale diverse, film dalle Filippine e dalla Thailandia , una quantità incredibile di ospiti tra registi, attori e produttori. Tra le iniziative di quest’anno segnaliamo in particolare la retrospettiva dedicata a colui che probabilmente ha rappresentato la vera essenza del film orientale per appassionati e non, ovvero Bruce Lee, e la presentazione di alcuni film di Wong Jing, un vero e proprio mito sia in patria sia per i suoi numerosi fans all’estero.


SPACE TRAVELLERS
L’onore di aprire il festival è toccato a Space Travellers, di Katsuyuki Motohiro. Un film straordinario, che mescola con la consueta nonchalance orientale diversi generi , ma che può essere definito una commedia dedicata a uno degli stereotipi del noir: la rapina in banca.
La storia verte su tre giovani che decidono di tentare il colpo della loro vita, e che prendono come ostaggi il personale di una banca, dando così vita a un film esplosivo, soprattutto nei suoi cambi di tono estremamente ironici (divertentissima una sequenza con una colonna sonora epica e piena di tensione che si chiude sull’inquadratura di un orsacchiotto appartenente a uno dei protagonisti).
Il film può essere letto come una classica critica alla società giapponese, troppo restrittiva e frustrante (tutti i personaggi compiono un percorso che li porterà a una maturazione interiore), ma il tono è molto stemperato dalle numerose scene comiche e dal legame con un finto cartone animato (Space Travellers, appunto), con i cui personaggi ad un certo punto i protagonisti si “identificano” (ognuno di loro, ladri e un gruppo di ostaggi, "tratta" con la polizia scegliendo un nome di uno dei characters del cartone animato).
Come si può intuire (ma chi conosce i film di rapina lo sa bene, basti pensare a Rapina a mano armata, Giungla d’asfalto, Quel pomeriggio di un giorno da cani, Heat, Killing Zoe…), c’è un solo finale possibile: il sogno dei protagonisti di volare su un’isola deserta resterà tale, e gli Space Travellers torneranno, sì, ma solo con il seguito del cartone animato, l’unico modo in cui i sogni possono realizzarsi nel Giappone contemporaneo.

SAUSALITO
Tra i film hongkonghesi spiccano ben tre opere di Andrew Lau, direttore della fotografia passato da anni alla regia e che ha raggiunto uno strepitoso successo in patria con la serie Young and Dangerous (di cui due episodi sono stati presentati nelle ultime edizioni del Far East Film).
Il suo primo film presentato è stato il deludente (solo per quanto riguarda la trama, tecnicamente abbiamo a che fare con un’opera strabiliante) Sausalito (2000).
Il film é una classica storia d’amore che ha come unica novità rispetto a film dello stesso genere un’inusuale ambientazione californiana (tutta la storia si svolge a San Francisco).
I protagonisti, Leon Lai e Maggie Cheung (programmatore di computer lui e autista di taxi divorziata e con figlio lei) si incontrano, si innamorano, ma vanno subito incontro alle prime difficoltà, causate dal carattere di Mike (Lai), che nonostante il suo genio si rivela essere un ragazzino viziato e dalla paura di Ellen (Maggie Cheung) di rimanere coinvolta in un’altra storia che potrebbe rivelarsi un’ennesima delusione. Personaggi e trama che non si distaccano dagli stereotipi più triti, e non aiutati dai personaggi comprimari (insopportabili i personaggi omosessuali, a metà tra la rappresentazione buonista e il macchiettistico).
L’unico aspetto notevole del film è la superba fotografia, tanto più straordinaria se si pensa alla velocità con cui il film è stato realizzato. Lau è un genio, ma le sue scelte stilistiche non supportano minimamente la trama o il tono della storia, semplicemente rappresentano sé stesse in maniera compiaciuta, raccontando una storia diversa da quella che vediamo sullo schermo (se volessimo azzardare un paragone col cinema occidentale, Lau potrebbe far pensare a un Gregg Toland che non ha mai incontrato un Orson Welles).
Un film facilmente dimenticabile e un passo falsissimo per il regista.

BANGKOK DANGEROUS
Deludente il primo assaggio di cinema tailandese. Bangkok Dangerous, dei fratelli Pang risulta un’accozzaglia di tutte le soluzioni tecniche riscontrabili nel cinema hongkonghese degli anni ’80 e ’90. Si sprecano le citazioni dai grandi maestri come Wong Kar Wai (ricerca di inquadrature sempre particolari, step framing, slow motion, speed up, una fotografia spesso alla ricerca della monocromia) e come John Woo (in particolare la citazione da A Better Tomorrow, in cui Chow Yun Fat si appresta a massacrare da solo un gruppo di traditori).
Il problema è la mancanza di una trama vera e propria, dato che gli avvenimenti sono legati in maniera veramente molto debole e che anche in questo caso, la ricerca stilistica pare fine a sé stessa. Particolarmente irritante ci sembra l’atteggiamento di chi, come i fratelli Pang, crede che sperimentalismo formale coincida con una rappresentazione illeggibile degli avvenimenti narrati. A questo aggiungiamo una colonna sonora poco appropriata (per lo più techno o elettronica ad elevato numero di battute al minuto) e alcune scelte stilistiche veramente risibili (una sequenza con monocromia in verde e una ridicola soggettiva da parte di un geco su un soffitto, resa con un’immagine ribaltata di 180°). Se questo è il biglietto da visita del cinema tailandese commerciale, c’è ancora molto da lavorare.

THE LOTUS LANTERN
Deludente anche The Lotus Lantern, produzione di Shanghai per la direzione di Cheng Guangxi. Il film rappresenta l’ennesima trasposizione di parte delle avventure di Goku (inutile ricordare anche le varie versioni fumettistiche del mito, tra cui quelle di Tezuka, Manara, Matsumoto, Toriyama…).
Il film, evidentemente pensato per un pubblico molto giovane, crea molte aspettative grazie a una strepitosa sequenza iniziale in computer graphic, dove senza stacchi ci viene mostrato un enorme tempio dedicato a Er Lang (potente dio che ricopre il ruolo di "cattivo"), subito deluse a causa della qualità dell’animazione e del character design, meno che mediocri. I tocchi di umorismo “facile” e i numerosi ammiccamenti a Walt Disney ( il film sembra una versione a budget ridottissimo di Mulan) non aiutano certo a elevare la qualità del prodotto, che nel complesso, come si può intuire, risulta molto bassa.


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