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Speciale Far East Film 2001
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21 aprile - 22 aprile: recensioni
di Skyline
Cruisers, Jiang Hu, Born to Be King, A True Mob Story, Juliet in Love
23
aprile: recensioni di Whiteout, Ekiden, The Duel, Summer
Holiday, Joint Security Area, Plum Blossom, Song of Tibet

Il sito ufficiale del Far East
Film 2001: programma, aggiornamenti, ospiti, calendario degli
eventi
Hong Kong Movie Database
Hong Kong Cinema - View from
the Brooklyn Bridge


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FAR
EAST FILM 2001 - TERZA EDIZIONE
dal
nostro inviato Adriano
Barone
(Udine, 20 aprile 2001) Si
aprono le danze al Far East Film e questanno il menù
è veramente ghiotto: 73 film in due sale diverse, film dalle
Filippine e dalla Thailandia , una quantità incredibile di ospiti
tra registi, attori e produttori. Tra le iniziative di questanno
segnaliamo in particolare la retrospettiva dedicata a colui che probabilmente
ha rappresentato la vera essenza del film orientale per appassionati e
non, ovvero Bruce Lee, e la presentazione di alcuni film di Wong Jing,
un vero e proprio mito sia in patria sia per i suoi numerosi fans allestero.
SPACE
TRAVELLERS
Lonore di aprire il festival è toccato a Space Travellers,
di Katsuyuki Motohiro. Un film straordinario, che mescola con la
consueta
nonchalance orientale diversi generi , ma che può essere definito
una commedia dedicata a uno degli stereotipi del noir: la rapina in banca.
La storia verte su tre giovani che decidono di tentare il colpo della
loro vita, e che prendono come ostaggi il personale di una banca, dando
così vita a un film esplosivo, soprattutto nei suoi cambi di tono
estremamente ironici (divertentissima una sequenza con una colonna sonora
epica e piena di tensione che si chiude sullinquadratura di un orsacchiotto
appartenente a uno dei protagonisti).
Il film può essere letto come una classica critica alla società
giapponese, troppo restrittiva e frustrante (tutti i personaggi compiono
un percorso che li porterà a una maturazione interiore), ma il
tono è molto stemperato dalle numerose scene comiche e dal legame
con un finto cartone animato (Space Travellers, appunto), con i cui personaggi
ad un certo punto i protagonisti si identificano (ognuno di
loro, ladri e un gruppo di ostaggi, "tratta" con la polizia
scegliendo un nome di uno dei characters del cartone animato).
Come si può intuire (ma chi conosce i film di rapina lo sa bene,
basti pensare a Rapina a mano armata, Giungla dasfalto, Quel pomeriggio
di un giorno da cani, Heat, Killing Zoe
), cè un solo
finale possibile: il sogno dei protagonisti di volare su unisola
deserta resterà tale, e gli Space Travellers torneranno, sì,
ma solo con il seguito del cartone animato, lunico modo in cui i
sogni possono realizzarsi nel Giappone contemporaneo.
SAUSALITO
Tra i film hongkonghesi spiccano ben tre opere di Andrew Lau, direttore
della fotografia passato da anni alla regia e che ha raggiunto uno strepitoso
successo in patria con la serie Young and Dangerous (di cui due
episodi sono stati presentati nelle ultime edizioni del Far East Film).
Il suo primo film presentato è stato il deludente (solo per quanto
riguarda la trama, tecnicamente abbiamo a che fare con unopera strabiliante)
Sausalito (2000).
Il
film é una classica storia damore che ha come unica novità
rispetto a film dello stesso genere uninusuale ambientazione californiana
(tutta la storia si svolge a San Francisco).
I protagonisti, Leon Lai e Maggie Cheung (programmatore
di computer lui e autista di taxi divorziata e con figlio lei) si incontrano,
si innamorano, ma vanno subito incontro alle prime difficoltà,
causate dal carattere di Mike (Lai), che nonostante il suo genio si rivela
essere un ragazzino viziato e dalla paura di Ellen (Maggie Cheung) di
rimanere coinvolta in unaltra storia che potrebbe rivelarsi unennesima
delusione. Personaggi e trama che non si distaccano dagli stereotipi più
triti, e non aiutati dai personaggi comprimari (insopportabili i personaggi
omosessuali, a metà tra la rappresentazione buonista e il macchiettistico).
Lunico aspetto notevole del film è la superba fotografia,
tanto più straordinaria se si pensa alla velocità con cui
il film è stato realizzato. Lau è un genio, ma le sue scelte
stilistiche non supportano minimamente la trama o il tono della storia,
semplicemente rappresentano sé stesse in maniera compiaciuta, raccontando
una storia diversa da quella che vediamo sullo schermo (se volessimo azzardare
un paragone col cinema occidentale, Lau potrebbe far pensare a un Gregg
Toland che non ha mai incontrato un Orson Welles).
Un film facilmente dimenticabile e un passo falsissimo per il regista.
BANGKOK DANGEROUS
Deludente il primo assaggio di cinema tailandese. Bangkok Dangerous,
dei fratelli Pang risulta unaccozzaglia di tutte le soluzioni
tecniche riscontrabili nel cinema hongkonghese degli anni 80 e 90.
Si sprecano le citazioni dai grandi maestri come
Wong Kar Wai (ricerca di inquadrature sempre particolari, step framing,
slow motion, speed up, una fotografia spesso alla ricerca della monocromia)
e come John Woo (in particolare la citazione da A Better Tomorrow, in
cui Chow Yun Fat si appresta a massacrare da solo un gruppo di traditori).
Il problema è la mancanza di una trama vera e propria, dato che
gli avvenimenti sono legati in maniera veramente molto debole e che anche
in questo caso, la ricerca stilistica pare fine a sé stessa. Particolarmente
irritante ci sembra latteggiamento di chi, come i fratelli Pang,
crede che sperimentalismo formale coincida con una rappresentazione illeggibile
degli avvenimenti narrati. A questo aggiungiamo una colonna sonora poco
appropriata (per lo più techno o elettronica ad elevato numero
di battute al minuto) e alcune scelte stilistiche veramente risibili (una
sequenza con monocromia in verde e una ridicola soggettiva da parte di
un geco su un soffitto, resa con unimmagine ribaltata di 180°).
Se questo è il biglietto da visita del cinema tailandese commerciale,
cè ancora molto da lavorare.
THE LOTUS LANTERN
Deludente anche The Lotus Lantern, produzione di Shanghai per la direzione
di Cheng Guangxi. Il film rappresenta lennesima
trasposizione di parte delle avventure di Goku (inutile ricordare anche
le varie versioni fumettistiche del mito, tra cui quelle di Tezuka, Manara,
Matsumoto, Toriyama
).
Il film, evidentemente pensato per un pubblico molto giovane, crea molte
aspettative grazie a una strepitosa sequenza iniziale in computer graphic,
dove senza stacchi ci viene mostrato un enorme tempio dedicato a Er Lang
(potente dio che ricopre il ruolo di "cattivo"), subito deluse
a causa della qualità dellanimazione e del character design,
meno che mediocri. I tocchi di umorismo facile e i numerosi
ammiccamenti a Walt Disney ( il film sembra una versione a budget ridottissimo
di Mulan) non aiutano certo a elevare la qualità del prodotto,
che nel complesso, come si può intuire, risulta molto bassa.
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