KEITH EMERSON
Discografia solista:
1980 Inferno Cinevox 1981 Nighthawks Backstreet 1985 Honky Chord 1986 Best Revenge [Original Soundtrack] Chord 1986 Murderock Chord 1987 Harmageddon/China Free Fall Chord 1988 The Christmas Album [Priority] Priority 1995 Changing States Griffin Music 1995 The Christmas Album [Blue Sky] Blue Sky 1999 The Christmas Album [AER] AER 2002 Emerson Plays Emerson EMI 1986 The Emerson Collection Chord 1988 The Manhattan Collection New Age Music 1994 Best Works Import 2001 Absolutely the Best Varese
CON EMERSON, LAKE AND PALMER:
Emerson,
Lake & Palmer (1970)
Tarkus (1971)
Emerson, Lake & Palmer Tarkus [France] (1971)
Pictures at an Exhibition (1972)
Trilogy (1972)
Brain Salad Surgery (1973)
Ladies & Gentlemen (Welcome Back... (1974) Welcome Back My Friends
to the... (1974)
Works, Vol. 2 (1977) Works, Vol. 1 (1977)
On Tour with Emerson, Lake &... (1977)

Il sito ufficiale di Keith Emerson
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KEITH EMERSON: POCO GENIO E MOLTA SREGOLATEZZA...
Nell'ambito della Storia del Rock, Keith Emerson ha fondamentalmente
ricoperto due ruoli tra loro diametralmente antitetici: da una
parte egli fu il principale responsabile dell'ingresso di un
"nuovo" strumento quale la tastiera, proponendo, audacemente,
una "traduzione" delle piu' rigorose partiture classiche
in chiave rock, una soluzione mai tentata prima dell'avvento
di Emerson, inaugurando in tal modo un filone musicale definibile
come "neoclassicismo-pop-rock", preciso e distinguibilissimo
ramo di quel movimento fortemente contaminante che fu il "progressive-rock"
britannico.
Dall'altra, invece, lo stesso Emerson avrebbe portato le potenzialita'
del proprio adoratissimo strumento oltre i limiti piu' umanamente
(e musicalmente) concepibili, trascinandosi in "delittuose"
quanto provocanti assai auto-celebrazioni, un "morbo"
che presto si sarebbe diffuso in molti altri "intoccabili"
polistrumentisti della sua era.
Tale scellerato quanto iper-divistico atteggiamento non solo
avrebbe reso sterile buona parte della musica anglosassone verso
il morire della prima parte degli anni '70, ma avrebbe comportato
(accusa gravissima, questa) al primo, vero declino dell'industria
discografica, permettendo al punk (e conseguentemente alle generazioni
successive, generazioni spossate dagli ipertecnicismi delle
ere precedenti) di irrompere spietatamente, sadicamente sulle
coscienze di molti ascoltatori, decretando il primo accertato
decesso della musica Rock in qualita' di istituzione apparentemente
indistruttibile.
Dopo aver scritto una delle pagine piu' memorabili del rock
sinfonico con i NICE (e il loro insuperato capolavoro,
ARS LONGA VITA BREVIS, edito nel 1968, quale album manifesto
di una nuova era pronta a fiorire ed a disseminare "frutti"
di ogni tipo, senza fra l'altro dimenticare un altro caposaldo
quale FIVE BRIDGES SUITE, forse ancora piu' convincente
di ARS LONGA), Keith Emerson, tastierista dall'impeccabile,
immediatamente riconoscibile virtuosismo, decide, sulla "scia"
fornita dai CREAM (il primo super-gruppo
della storia), di fondare anch'egli un terzetto che rappresentasse
la fusione di tre tra i maggiori talenti che la scena britannica
aveva espresso sino a quel punto.
A tal proposito ingaggio' GREG LAKE (cantante e bassista,
reduce dall'esperienza straordinaria del capolavoro prog IN
THE COURT OF THE CRIMSON KING, opera di "rottura"
da parte dei leggendari KING CRIMSON di Robert Fripp)
e CARL PALMER, costui poderoso batterista in precedenza
membro degli ATOMIC ROOSTER, un complesso dominato dalla
figura carismatica (e tormentata) di Vincent Crane, geniale
tastierista, propositore di soluzioni musicali a meta' tra prog
e hard-rock.
Ed e' cosi' che dall'unione di questi tre superbi virtuosi ebbe
inizio l'epopea del primo "super-art-rock-group" della
Storia del Rock: gli EMERSON LAKE AND PALMER.
Gia' con i NICE,
Keith Emerson aveva affinato e poi perfezionato quella sua tipica
arroganza da "animalesco" keyboard-man, imponendosi
all'attenzione della stampa musicale come un ibrido in cui erano
riuniti, per la verita' molto accattivanti e inaudite per i
tempi che correvano, numerosi stilemi e tendenze musicali: Emerson,
infatti, era fortemente attratto dalle contaminazioni che la
musica classica poteva avere con una strumentazione che si servisse
ANCHE di una potente amplificazione: nacque cosi' il termine
di "art-rock-sinfonico" (o perlomeno, Keith Emerson
fu uno dei primissimi, se non addirittura il primo in assoluto,
a coniare questo radicale ed inusuale termine), genere musicale
che consisteva nell'arrangiamento in chiave rock di sinfonie
di stampo classico tratte dal vastissimo repertorio pianistico
del grande tastierista inglese.
Fu il primo a proporre composizioni di musicisti quali TCHAJKOWSKY,
MUSSORGSKY, SIBELLIUS, MOZART "rigenerate" sotto forma
di epiche jam-strumentali, chiaro pretesto onde poter sfoggiare,
senza titubanza o timore reverenziale alcuno, tutto il proprio,
caratteristicamente straripante ego musicale (poi via via trasformatosi
in sommi, indigeribili atti di auto-compiacimento di carattere
gratuito ed altamente ingiustificato...).
Il grande esordio avviene nel 1970, ed e' a tutt'oggi, meritatamente,
un esemplare spaccato di art-rock conciso e mai debordante,
dove le indisponenti, a volte ingombranti personalita' dei tre
musicisti trovano il giusto equilibrio; la miscela musicale
proposta non sembra mai cadere nel ridicolo, oppure in eccessivi
solismi auto-celebrativi, come invece purtroppo accadra' a partire
dalle prove immediatamente successive.
Le indiscusse vocazioni virtuosistiche di Emerson trovano il
massimo compimento nelle due mini-suites THE BARBARIAN e,
in particolar modo, in THE THREE FATES, ma non si ha
quasi mai l'impressione il grande tastierista voglia strafare
o rubare insolentemente la scena agli altri due. D'altronde
Greg Lake eccelle nella mielosa (ma deliziosamente romantica
e mai banale) ballata LUCKY MAN, mentre Carl Palmer si
dimostra tra i migliori e piu' eclettici batteristi in circolazione
grazie alle impressionanti performances stilistico-esecutive
sfoggiate in TAKE A PEEBLE e, guarda caso, in THE
THREE FATES.
Per la serie: (forse) meglio di cosi' non poteva proprio andare.
E infatti.... non andra'.....TARKUS, uscito l'anno successivo,
mostrera' (a dir il vero non poi cosi' sorprendenti...) alcune
cadute di tono; l'LP e' caratterizzato dall'egemonica, lunghissima
suite che porta il nome del titolo dell'album. Essa e' quanto
di piu' pretenzioso ci si possa aspettare da un complesso di
art-rock- sinfonico e il predominio "artsy" di questo
sforzo e' ulteriormente contraddistinto dalla mancanza di sciroppose,
romantiche ballate in tipico "Lake-fashion".
Nondimeno, in TARKUS sono presenti due evidenti throw-aways
(scarti) quali JEREMY THE BENDER e la fiacca ARE
YOU READY EDDY?..., chiaramente inutili riempitivi. L'ensemble
si rivela essere decisamente piu' egoistico, sebbene la "musicianship"
del trio rimane ancora a livelli accettabili; TARKUS si rivelera'
essere un episodio tutto sommato felice della loro decennale
carriera ed un "must-have" per iloro sempre numerosissimi
fans.
Il successivo PICTURES AT AN EXHIBITION rappresenterebbe,
idealisticamente, il concerto-tipo emersonlakepalmeriano, con
tutti i "pro" e i "contro" del caso: da
parte sua Emerson gigioneggia instancabilmente, irritando non
poco il pubblico (e l'ascoltatore a casa) e gli altri due "partecipanti"
paiono volerlo assecondare a tutti i costi...
I momenti di felice ispirazione non mancano, ma purtroppo (come
dimostreranno anche le loro successive produzioni, a partire
da TRILOGY e poi continuando con BRAIN SALAD SURGERY
fino agli ignobili album pubblicati nelle seconda meta' dei
'70) il "morbo da iper-virtuoso" si e' gia' impadronito
della materia cerebrale dei Nostri (in particolare di Emerson)
e di li' a pochi mesi infettera' tutto o quasi l'establishment
"neo-classic-rockistico", portando ad un clima di
saturazione collettiva ed alla conseguente sterilizzazione un
genere ormai rantolante e prossimo al suicidio artistico.
Keith Emerson, musicalmente parlando, e' lo strumentista di
formazione classica che piu' di ogni altro ha tentato di avvicinarsi
al genio esecutivo di Jimi Hendrix, per quel che concerne la
tastiera.
Ma tale merito appare sin troppo eccessivo (quando non gratuito):
Emerson e' stata la piu' lampante dimostrazione di come un genio
esecutivo spesso non sappia essere un grande musicista, musicista
qui inteso nella piu' pura accezione di "compositore",
ovvero creatore, facitore di melodie e quindi di qualcosa che
si avvicini al concetto di arte creativa. Con Keith Emerson
il concetto di musicista competente ed altamente espressivo
assumera' connotati radicalmente differenti e difformi dai termini
con i quali si tende a descrivere l'immensa portata musicale
hendrixiana.
Mentre Hendrix riusci', nel solo arco di tre anni, a rivoluzionare
il concetto di chitarra (fino a poco tempo prima considerato
un mero strumento di accompagnamentoprevalentemente ritmico),
"conducendo" lo strumento verso limiti sonori e stilistici
inauditi, nonche' apportando numerosissime e altamente rivoluzionarie
tecniche (sia di registrazione che esecutive), Emerson si limito'
a sfoderare uno stile che via via diveniva sempre piu' "figlio
di se stesso", squallidamente monotono e clamorosamente
fine a se stesso, quasi "anti-musicale"....
Dove Hendrix primeggio',
ovvero non solo in termini strumentali ma anche compositivi,
Keith Emerson falli', impietosamente, ed egli a tutt'oggi risulta
essere l'esemplare piu' lampante di come si possa essere un
grande musicista ma allo stesso tempo cronicamente incapace
di gestire una linea compositiva che non sfoci altrimenti in
pretenziose, inutili cavalcate pseudo-celebrative, alla fine
solo indisponenti e provocanti un forte senso di irritazione
(se non di presa per il c..., come sarebbe lecito pensare all'ascolto
dei suoi "famigerati", kilometrici, "rivoltanti"
assoli......).
Fare musica significa anche (soprattutto!!) saper comporre melodie;
Hendrix era in grado di eccellre sia in veste di implacabile
esecutore che in qualita' di propositore di inediti connubi
e cross-overs fino a poco tempo prima impensabili.
Ed e' per questo motivo che ritengo semi-fallimentare l'arte
(o pseudo-tale) proposta dal pur bravo Emerson; se Hendrix e'
stato uno dei massimi e piu' originali esponenti nella breve
storia del Rock, Emerson, al contrario, si e' rivelato essere
uno dei suoi figli piu' degeneri, un artista che ha compromesso
la propria arte in favore di vanagloria, sprecando un grande
talento in favore di vere e proprie "kermesse auto-celebrative",
che tutto possedevano tranne che musica e melodia.
E, non essendoci vera musica all'interno dei suoi dischi, che
sentimenti mai avra' potuto esprimere, nei confronti della sua
vastissima (e affezionatissima...?) platea?...
Da inserire tra le icone rock piu' sopravvalutate di ogni tempo... |
© Alan Tasselli 2002 - per gentile concessione dell'autore
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