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LA
CITTA' PERDUTA
Più che una traduzione, il titolo italiano della seconda
pellicola di Jean Pierre Jeunet e Marc Caro risulta
una riduzione: La citè des enfants perdus (La città
dei bambini perduti) è difatti il titolo originale.
Dopo la stralunata, poetica e folle fantascienza di Delicatessen
e prima della poesia surreale del Favoloso Mondo di Amelie
(pellicola però del solo Jeunet), La città perduta
è una fiaba moderna, macabra e ironica con un retrogusto
che oscilla tra le visioni più oniriche di autori come Terry
Gilliam e Tim Burton e un sapore tipicamente da fumetto francofono.
In una città portuale dallaria vagamente vittoriana
(quasi steampunk si potrebbe dire, con qualche deriva dickensiana)
e popolata da fenomeni da baraccone e ladri bambini, cè
una piattaforma in mezzo al mare. Anche qui vi abitano dei freaks:
una nana, sei cloni, un cervello in acquario semovente e Krank,
un vecchio incapace di sognare. Questa sua mancanza lo ossessiona
al punto che si è messo a far rapire bambini per cercare
di rubarne i sogni. I rapitori sono i ciclopi, setta
di uomini votati alla sostituzione della vista con innesti cibernetici,
sulle cui tracce si mette One, ex-marinaio forzuto e un po
tonto a cui hanno rapito il fratellino adottivo Denrée. Ma
One è incapace di gestire la ricerca e riesce a trovare aiuto
nella piccola Miette, ladra agli ordini della piovra,
due gemelle siamesi che tiranneggiano sui bambini di un orfanotrofio.
Immersa in un atmosfera irreale, soprattutto grazie alla gamma cromatica
dai toni scuri e tendenti al verde che domina per tutto il film,
la storia è un susseguirsi di giochi e invenzioni, sia visive
che nella trama. Un immenso circo dove predominano sentimenti gretti
e deviati che trasformano i sogni degli innocenti in incubo e dove
lamore dovrà trovare strani posti in cui insinuarsi.
Un circo comico e grottesco (come sottolinea la colonna sonora e
i costumi di Jean-Paul Gaultier) dove si muove con grande
mestiere unottimo cast. Ron Perlman (attore ormai votato
al mostro: dal deforme gobbo Salvatore del Nome della Rosa al recente
Hellboy si è reso memorabile proprio nel dare corpo
e anima a mostri e deformità come un moderno Lon Chaney.
Qui interpreta il gigionesco One), la piccola Judith Vittet,
bravissima nel ruolo della dura ma fragile Miette e Daniel Emilfork
(il Casanova di Federico Fellini), unesondante Krank.
Immancabili poi gli attori feticci di Jeunet, come Dominique
Pinon, ecclettico ed esilarante come sempre (soprattutto nel
suo ruolo multiplo) e Jean-Claude Dreyfus, una
presenza sempre paradossale.
Passato praticamente in sordina e di conseguenza totalmente ignorato
alluscita nelle sale italiane, La città perduta
arriva finalmente in dvd, anche se di soppiatto (tra
gli scaffali dei vari negozi vi capiterà di scovarlo per
caso, sempre che lo scoviate).
Ledizione è dignitosa ma essenziale: contiene uno speciale
con alcune prove degli attori (anche se tutto rigorosamente in francese
senza sottotitoli), un brevissimo cortometraggio di Caro e Jeunet,
Temps Morts e due gallerie di disegni, una dedicata ai costumi
di Gaultier e una agli storyboard.
Per un film che in Italia era praticamente scomparso non ci si può
certo lamentare.
© 2005 Paolo Ferrara - per gentile concessione dell'autore
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