navigazione
drive home page

cinema

home

recensioni

speciali

anteprime
articoli
eventi

rubriche

prossim@mente
strani oggetti
diario americano
dvd world


categorie

musica

cinema

libri

fumetti

database
libri sul cinema


contatti

 

 

drive magazine © Stefano Marzorati 2010

 

La città perduta
2005
recensione di Paolo Ferrara

Più che una traduzione, il titolo italiano della seconda pellicola di Jean Pierre Jeunet e Marc Caro risulta una riduzione: La citè des enfants perdus (La città dei bambini perduti) è difatti il titolo originale.
Dopo la stralunata, poetica e folle fantascienza di Delicatessen e prima della poesia surreale del Favoloso Mondo di Amelie (pellicola però del solo Jeunet), La città perduta è una fiaba moderna, macabra e ironica, con un retrogusto che oscilla tra le visioni più oniriche di autori come Terry Gilliam e Tim Burton e un sapore tipicamente da fumetto francofono.
In una città portuale dall’aria vagamente vittoriana (quasi steampunk si potrebbe dire, con qualche deriva dickensiana) e popolata da fenomeni da baraccone e ladri bambini, c’è una piattaforma in mezzo al mare. Anche qui abitano dei freaks: una nana, sei cloni, un cervello in acquario semovente e Krank, un vecchio incapace di sognare. Questa sua mancanza lo ossessiona al punto che si è messo a far rapire bambini per cercare di rubarne i sogni. I rapitori sono i “ciclopi”, setta di uomini votati alla sostituzione della vista con innesti cibernetici, sulle cui tracce si mette One, ex-marinaio forzuto e un po’ tonto a cui hanno rapito il fratellino adottivo Denrée. Ma One è incapace di gestire la ricerca e riesce a trovare aiuto nella piccola Miette, ladra agli ordini della “piovra”, due gemelle siamesi che tiranneggiano sui bambini di un orfanotrofio.
Immersa in un atmosfera irreale, soprattutto grazie alla gamma cromatica dai toni scuri e tendenti al verde che domina per tutto il film, la storia è un susseguirsi di giochi e invenzioni, sia visive che nella trama. Un immenso circo dove predominano sentimenti gretti e deviati che trasformano i sogni degli innocenti in incubo e dove l’amore dovrà trovare strani posti in cui insinuarsi.
Un circo comico e grottesco (come sottolinea la colonna sonora e i costumi di Jean-Paul Gaultier) dove si muove con grande mestiere un’ottimo cast. Ron Perlman (attore ormai votato al mostro: dal deforme gobbo Salvatore del Nome della Rosa al recente Hellboy si è reso memorabile proprio nel dare corpo e anima a mostri e deformità come un moderno Lon Chaney. Qui interpreta il gigionesco One), la piccola Judith Vittet, bravissima nel ruolo della dura ma fragile Miette e Daniel Emilfork (il Casanova di Federico Fellini), un’esondante Krank.
Immancabili poi gli attori feticci di Jeunet, come Dominique Pinon, ecclettico ed esilarante come sempre (soprattutto nel suo ruolo “multiplo”) e Jean-Claude Dreyfus, una presenza sempre paradossale.
Passato praticamente in sordina e di conseguenza totalmente ignorato all’uscita nelle sale italiane, La città perduta arriva finalmente in dvd, anche se di “soppiatto” (tra gli scaffali dei vari negozi vi capiterà di scovarlo per caso, sempre che lo scoviate).
L’edizione è dignitosa ma essenziale: contiene uno speciale con alcune prove degli attori (anche se tutto rigorosamente in francese senza sottotitoli), un brevissimo cortometraggio di Caro e Jeunet, Temps Morts e due gallerie di disegni, una dedicata ai costumi di Gaultier e una agli storyboard.
Per un film che in Italia era praticamente scomparso non ci si può certo lamentare.