La città perduta
2005
recensione di Paolo Ferrara
Più che una traduzione, il titolo italiano della seconda pellicola
di Jean Pierre Jeunet e Marc Caro risulta
una riduzione: La citè des enfants perdus (La
città dei bambini perduti) è difatti il titolo originale.
Dopo la stralunata, poetica e folle fantascienza di Delicatessen
e prima della poesia surreale del Favoloso Mondo di Amelie
(pellicola però del solo Jeunet), La
città perduta è una fiaba moderna, macabra e
ironica, con un retrogusto che oscilla tra le visioni più oniriche
di autori come Terry Gilliam e Tim Burton e un sapore tipicamente da fumetto
francofono.
In una città portuale dallaria vagamente vittoriana (quasi steampunk
si potrebbe dire, con qualche deriva dickensiana) e popolata da fenomeni da
baraccone e ladri bambini, cè una piattaforma in mezzo al mare.
Anche qui abitano dei freaks: una nana, sei cloni, un cervello in
acquario semovente e Krank, un vecchio incapace di sognare. Questa sua mancanza
lo ossessiona al punto che si è messo a far rapire bambini per cercare
di rubarne i sogni. I rapitori sono i ciclopi, setta di uomini
votati alla sostituzione della vista con innesti cibernetici, sulle cui tracce
si mette One, ex-marinaio forzuto e un po tonto a cui hanno rapito il
fratellino adottivo Denrée. Ma One è incapace di gestire la
ricerca e riesce a trovare aiuto nella piccola Miette, ladra agli ordini della
piovra, due gemelle siamesi che tiranneggiano sui bambini di un
orfanotrofio.
Immersa in un atmosfera irreale, soprattutto grazie alla gamma cromatica dai
toni scuri e tendenti al verde che domina per tutto il film, la storia è
un susseguirsi di giochi e invenzioni, sia visive che nella trama. Un immenso
circo dove predominano sentimenti gretti e deviati che trasformano i sogni
degli innocenti in incubo e dove lamore dovrà trovare strani
posti in cui insinuarsi.
Un circo comico e grottesco (come sottolinea la colonna sonora e i costumi
di Jean-Paul Gaultier) dove si muove con grande mestiere
unottimo cast. Ron Perlman (attore ormai votato al
mostro: dal deforme gobbo Salvatore del Nome della Rosa al recente Hellboy
si è reso memorabile proprio nel dare corpo e anima a mostri
e deformità come un moderno Lon Chaney. Qui interpreta il gigionesco
One), la piccola Judith Vittet, bravissima nel ruolo della
dura ma fragile Miette e Daniel Emilfork (il Casanova di
Federico Fellini), unesondante Krank.
Immancabili poi gli attori feticci di Jeunet, come Dominique Pinon,
ecclettico ed esilarante come sempre (soprattutto nel suo ruolo multiplo)
e Jean-Claude Dreyfus, una presenza sempre paradossale.
Passato praticamente in sordina e di conseguenza totalmente ignorato alluscita
nelle sale italiane, La città perduta arriva finalmente
in dvd, anche se di soppiatto (tra gli scaffali dei vari negozi
vi capiterà di scovarlo per caso, sempre che lo scoviate).
Ledizione è dignitosa ma essenziale: contiene uno speciale con
alcune prove degli attori (anche se tutto rigorosamente in francese senza
sottotitoli), un brevissimo cortometraggio di Caro e Jeunet, Temps Morts e
due gallerie di disegni, una dedicata ai costumi di Gaultier e una agli storyboard.
Per un film che in Italia era praticamente scomparso non ci si può
certo lamentare.
