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A MAN CALLED HERO

La Tigre e il Dragone e Ang Lee erano stati gli apripista, Zhang Himou con Hero e La Foresta dei Pugnali Volanti (con il beneplacito di Quentin Tarantino) hanno segnato il vero e proprio sdoganamento del genere Wuxupian orientale nell’era del digitale.
Non è strano quindi che l’affamatissimo mercato del dvd ne abbia subito approfittato e che un film, che neanche farlo a posta in originale si intitola A man Called Hero, un film datato 1999, sia tra i primi titoli apparso nei negozi e noleggi italiani nel tentativo di approfittarne e come primo di quella che si prospetta come una breve esplosione modereccia. Non che il genere wuxu non si fosse mai visto in Italia.
A cavallo tra gli anni '70 e'80, nel pieno boom Bruce Lee e di cazzotti e fagioli, film di agguerriti cinesi volanti riempivano i palinsesti di numerosi reti private.
Ma poi la cosa è passata agli appassionati di genere e ha abbandonato la diffusione al grande pubblico. Difficile immaginare che il nuovo fenomeno possa durare, ma al momento gli agguerriti cinesi volanti tornano ad insidiare le masse italiane. Il film arriva da Hong Kong, è tratto da un fumetto locale e omonimo di grande successo (di cui intravediamo qualche immagine negli affascinanti titoli di testa). La produzione è la stessa di un altro film simile che si era visto solo sul mercato del dvd, Stormriders, anch’esso partorito da un fumetto.
L’atmosfera fantastico/mitologica è similare, anche se questa volta l’ambientazione è leggermente più moderna. Siamo agli inizi dell’ormai secolo scorso, quando i cinesi in massa cercavano fortuna in America. E proprio il terreno statunitense farà da scenografia (con tanto di spettacolare duello niente meno che sulla statua della Libertà!) a questa storia in cui vedremo ricostruirsi la storia di Hero (è sì, è proprio il suo nome di battesimo…), disperso da anni alla ricerca di vendetta, nelle parole di chi lo ha incontrato, interrogati dal figlio e dal cognato.
Una storia di onore e sacrificio, secondo le regole del genere, a tratti kitsch, a tratti eccessiva, a tratti particolarmente confusa e particolarmente distante dai canoni occidentali. E proprio per questo come molte altre pellicole di questo genere e molto, molto meno dei film di Himou e Lee (Ang), è difficile che possa incontrare i gusti di non appassionati.
Affascineranno tutti duelli, scontri e battaglie, dall’estetica raffinata e poetica, intensa. Sarà molto più difficile avvicinarsi a personaggi e storia. Non per questioni di palati o raffinatezze, si tratta semplicemente di una questione di “lingua”. Ma almeno, per un po’, per tutti coloro a cui questa lingua piace e si sentono di poterla comprendere, avremo la possibilità di vedere o avere cose che altrimenti avremmo potuto non conoscere o faticare per procurarci...

© 2005 Paolo Ferrara - per gentile concessione dell'autore

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