A Man Called Hero
2005
recensione di Paolo Ferrara
La Tigre e il Dragone e
Ang Lee erano stati gli apripista, Zhang Himou
con Hero e La Foresta dei Pugnali Volanti (con
il beneplacito di Quentin Tarantino) hanno segnato il vero
e proprio sdoganamento del genere Wuxupian orientale nellera
del digitale.
Non è strano quindi che laffamatissimo mercato del dvd ne abbia
subito approfittato e che un film, che neanche farlo a posta in originale
si intitola A Man Called Hero,
un film datato 1999, sia tra i primi titoli apparso nei negozi e noleggi italiani
nel tentativo di approfittarne e come primo di quella che si prospetta come
una breve esplosione modereccia. Non che il genere wuxu non si fosse
mai visto in Italia.
A cavallo tra gli anni '70 e '80, nel pieno boom Bruce Lee e di cazzotti
e fagioli, film di agguerriti cinesi volanti riempivano i palinsesti di numerosi
reti private.
Ma poi la cosa è passata agli appassionati di genere e ha abbandonato
la diffusione al grande pubblico. Difficile immaginare che il nuovo fenomeno
possa durare, ma al momento gli agguerriti cinesi volanti tornano ad insidiare
le masse italiane. Il film arriva da Hong Kong, è tratto da un fumetto
locale e omonimo di grande successo (di cui intravediamo qualche immagine
negli affascinanti titoli di testa). La produzione è la stessa di un
altro film simile che si era visto solo sul mercato del dvd, Stormriders,
anchesso partorito da un fumetto.
Latmosfera fantastico/mitologica è similare, anche se questa
volta lambientazione è leggermente più moderna. Siamo
agli inizi dellormai secolo scorso, quando i cinesi in massa cercavano
fortuna in America. E proprio il terreno statunitense farà da scenografia
(con tanto di spettacolare duello niente meno che sulla statua della Libertà!)
a questa storia in cui vedremo ricostruirsi la storia di Hero (è sì,
è proprio il suo nome di battesimo
), disperso da anni alla ricerca
di vendetta, nelle parole di chi lo ha incontrato, interrogati dal figlio
e dal cognato.
Una storia di onore e sacrificio, secondo le regole del genere, a tratti kitsch,
a tratti eccessiva, a tratti particolarmente confusa e particolarmente distante
dai canoni occidentali. E proprio per questo come molte altre pellicole di
questo genere e molto, molto meno dei film di Himou e Lee (Ang), è
difficile che possa incontrare i gusti di non appassionati.
Affascineranno tutti duelli, scontri e battaglie, dallestetica raffinata
e poetica, intensa. Sarà molto più difficile avvicinarsi a personaggi
e storia. Non per questioni di palati o raffinatezze, si tratta semplicemente
di una questione di lingua. Ma almeno, per un po, per tutti
coloro a cui questa lingua piace e si sentono di poterla comprendere, avremo
la possibilità di vedere o avere cose che altrimenti avremmo potuto
non conoscere o faticare per procurarci...
