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DOGMA (1999), regia di Kevin Smith, con Matt Damon,
Ben Affleck, Linda Fiorentino, Jason Lee, Chris Rock
È evidente che i critici italiani provino unassoluta
antipatia nei confronti del regista Kevin Smith. Normalmente
i suoi film sono recensiti su giornali e dizionari di cinema con
quella che pare unaria di sufficienza e persino un po
di stizza. E con la forte impressione che chi scrive abbia visto
tuttaltro film. Infatti spesso ci si ritrova davanti a errori
grossolani già nelle righe che accennano la trama del film
e il dubbio che questo sia stato seguito (se è stato seguito)
da qualcun altro o per lappunto con un aria di sufficienza
e numerosi pregiudizi al posto del sacchetto di popcorn è
più che lecito.
Questa nuova (almeno per noi in Italia, visto che in
America è uscita circa quattro anni fa) pellicola che gli
stravaganti distributori ci presentano per lestate, non solo
subisce questa consuetudine, ma lessere il film del regista
che ha subito più problemi in patria pare abbia accentuato
tale usanza.
Come al solito la prima accusa a muoversi verso i prodotti di Kevin
Smith è la volgarità. Si, è vero, i dialoghi
di Smith sono conditi di parolacce, con un personaggio come Jay,
che fa della sboccatagine una ragione di vita. Ma è la forma
con cui vengo espresse le cose a fare la volgarità? Se si
seguono con attenzione quei dialoghi ci si rendo conto molto in
fretta che quella forma di linguaggio gergale e sboccato nasconde
(ma non così tanto) dialoghi profondi e ben costruiti. Ottimi
dialoghi.
Se volete esempi nostrani per capire la differenza tra luso
di parole volgari in un film e essere un film volgare pensate a
Mery per Sempre (con tra le altre cose un elenco di più di
5 minuti sulle diverse parola da usare al posto di mischia) o per
lesempio opposto a molti film alla Vanzina dove
spesso battute senza neppure una parolaccia siano in realtà
di una volgarità disarmante
Questa volta allaccusa di volgarità se ne unisce una
nuova: la blasfemia o quasi.
E anche qui lerrore è grossolano. Si guarda senza voler
vedere e quello che sembra un attacco alla religione cattolica ne
è invece una colta riflessione realizzata con lamore
di un cattolico praticante (come è appunto il regista/scrittore)
Andiamo con ordine.
Qualche cenno alla trama del film: due angeli cacciati dal paradiso
scoprono che una parrocchia presto darà vita al rito dellindulgenza
plenaria, rito che permetterebbe ai due di riprendere il posto che
gli spetta. Questo però dimostrerebbe la fallibilità
di Dio, cosa che metterebbe in discussione lesistenza stessa
del creato. Entrano in gioco così due diverse fazioni: la
prima di origine demoniaca che vuole a tutti i costi la fine delluniverso,
la seconda invece il cui scopo è impedirla. Il Metatron,
la voce del signore, designerà di questo compito una donna
che ha perso la fede dopo aver perso la possibilità di procreare
(per una malattia dellutero) e che è più di
quel che crede, alla quale si affiancheranno gli improbabili umani
Jay e Silent Bob, conoscenze fisse del mondo di Kevin Smith, con
più o meno il compito di proteggerla e guidarla,
un fantomatico tredicesimo apostolo ed una musa.
Il cast è al solito strepitoso. A interpretare i due
angeli abbiamo Matt Damon (nel ruolo di Loki, ex angelo della
morte) e Ben Affleck (langelo Bartleby). Cosa assolutamente
incredibile, Ben Affleck in questo film dimostra vere doti dattore,
e non è una battuta. Nel ruolo del demone abbiamo unimmancabile
dei film di Smith: Jason Lee, espressivo ed eclettico attore
lanciato proprio dal regista che interpreta Silent Bob. Linda Fiorentino
è la donna cui è affidata la missione,
il bravissimo Alan Rickman è il Metatron, il comico
Chris Rock è Rufus, il tredicesimo apostolo, Salma
Hayek la musa che ha tentato la via dellautonomia ed infine
la cantante Alanis Morissette ci regala una delle più
dolci rappresentazioni che il cinema ci abbia offerto della figura
di Dio. E ovviamente immancabili Jason Mewes e, appunto,
Kevin Smith nel ruolo di Jay & Silent Bob.
Immancabili le citazioni cinematografiche e fumettistiche visive
e tra le righe delle battute (che. come al solito. non disdegnano
anche di citare una sorta di continuità tra i vari film di
Kevin Smith, così come non mancano le comparsate di altri
protagonisti).
Il film diverte e, in alcuni momenti, riesce anche a emozionare,
con una cura del particolare e un uso della macchina da presa molto
meno banale di quanto non si creda o non ci si voglia far credere.
Kevin Smith non è un novellino e misura accuratamente le
scene. Ci sono anche gli effetti speciali, che vengono usati, però,
con parsimonia: poco e bene senza grandi sprechi. Come sempre i
film di Smith sono soprattutto di contenuto: il ruolo più
importante è infatti affidato ai dialoghi. Spogliando il
film dei giochi e delle citazioni rimane appunto una riflessione
profonda, soprattutto sul concetto di fede, ma non solo. Le battute
e i dialoghi in cui si lanciano i personaggi non sono banali critiche
e frecciate, ma spunti di riflessione che di banale hanno ben poco.
E allo stesso modo gli spunti della trama fanno tutti (anche i più
ridicoli come il Golgotiano) riferimento ad una cultura della mitologia
cristiana ben distante dai classici luoghi comuni a cui film fantastici,
horror o sentimentali americani ci hanno abituato, ma ben documentata
e poco scontata. Insomma siamo distanti dal raffazzonamento a cui
Hollywood ci ha abituato (in film che facciano riferimento a mitologie
o persino in quelli storici).
Ledizione italiana non è male, anche se si soffre del
fatto che Jay sia doppiato in ogni film da un diverso doppiatore
e dal bizzarro adattamento del nome Silent Bob, anche questo tradotto
ogni volta in modo diverso e che stavolta diventa il bruttino zittino
Bob. Al solito poco comprensibile la gestione distribuzione
italiana (anche se questa volta il ritardo accumulato pare sia dovuto
ai problemi che il film ha avuto in patria per le accuse di blasfemia).
Ma almeno questanno circola il trailer...
Speriamo solo che riesca a rimanere nelle sale cinematografiche
abbastanza perché un po di passa parola faccia quello
che la distribuzione pare non aver assolutamente voglia di fare.
Altrimenti speriamo in un edizione dvd decente che risolva dove
il cinema non è arrivato (e che ci permetta di leggere per
bene i ringraziamente al termine dei titoli di coda che corrono
un po in fretta ma, vi assicuro, valgono la pena di un occhiata).
©
Paolo Ferrara 2003 - per gentile concessione dell'autore
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