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AMERICAN
PIE 2: PRIMA DEL DILUVIO, ovvero LA SECONDA CADUTA DEL ROCK'N'ROLL...
"C'è
sangue nelle strade. Arriva ai miei fianchi. Sangue nel mio amore.
Nella terribile estate."
Jim Morrison
Il 1970 fu l'anno in cui la parola rock'n'roll divenne
un termine quasi imbarazzante, troppo dolorosamente reminiscente di
quella gloria e di quell'ardore adolescenziale che sembravano ormai
irrimediabilmente perduti. Nella seconda metà degli anni Settanta,
dopo l'invasione del pop britannico e l'avvento di Bob Dylan,
l'utilizzo sempre più diffuso delle droghe e il nascente movimento
di protesta contro la guerra nel Vietnam diedero forma a una nuova
categoria di bohémien urbani, quella degli hippie.
Contemporaneamente, la musica che era nata dall'incontro dell'energia
del blues con le strutture collaudate della canzone country
iniziò a essere definita semplicemente come rock. Dopo
il festival di Monterey, nel 1967, la nuova "estate
dell'amore" sembrò dominare la scena e fu in quel periodo
che i primi due album davvero importanti classificabili come
rock, Sgt Pepper's Lonely Hearts Club Band dei Beatles
e il disco omonimo di debutto dei Doors, finirono in cima alle
classifiche, rimanendovi per alcuni mesi e inaugurando così
un nuovo corso nel campo della musica commerciale.
Il nuovo rock era infatti profondamente diverso dal vecchio rock'n'roll:
non solo trovava la sua espressione più completa nella formula
dell'album, invece che in quella del singolo, come era avvenuto in
precedenza, ma nutriva una maggiore empatia con il blues, ripudiando
apertamente ogni sua connessione con il country. I Cream
furono probabilmente il miglior esempio di questo nuovo trend e
aprirono la strada alla riscoperta di bluesman fino ad allora sconosciuti
come Muddy Waters, Howlin' Wolf e B.B. King.
I musicisti
che trasformarono Haight Ashbury nel loro quartier generale ideale
erano uniti dalla comune passione per il blues, da una nuova, acerba
coscienza politica e, soprattutto, da una certa autoindulgenza.
Big Brother and the Holding Company, guidati da Janis Joplin,
i Canned Heat, i Jefferson Airplane,
i Buffalo Springfield e i Quicksilver Messenger Service
furono tra gli esponenti più capaci di questa nuova onda. Molti
di loro suonarono a Monterey e, due anni dopo, anche al festival evento
di Woodstock. Questi due avvenimenti, in un certo senso, marcarono
l'inizio e la fine di un'era. Un'era che sembrò arrivare brutalmente
alla sua fine con la seconda serie di spettacolari morti "rock'n'roll",
il cui impatto sui primi anni Settanta ebbe lo stesso effetto di quello
esercitato, in passato, dalle vicende di Chuck Berry e Jerry
Lee Lewis e, soprattutto, dalla scomparsa di Buddy
Holly. Ma le morti di Brian Jones,
Janis Joplin, Jimi Hendrix e Jim
Morrison espressero una svolta molto diversa. I protagonisti
della prima ondata del rock'n'roll era stati, in qualche modo, complici
del loro destino.
Scegliendo, infatti, il rock'n'roll come strada da percorrere
verso un'esistenza celebratoria e al di fuori delle norme troppo ristrette
della società, questi personaggi si erano dichiarati disposti
a pagare il prezzo, anche quello più estremo, di questa loro
scelta di carriera. E fu proprio questa sorta di consapevolezza tragica
che conferì alle loro vicende tanto potere. Certo, anche i
musicisti degli anni Sessanta avevano osato sfidare la morte ma, quando
iniziarono a cadere sul campo, vennero considerati, più che
altro, come vittime innocenti di una guerra ingiusta.
L'assassinio
di Kennedy aveva mutato radicalmente l'atteggiamento della
gente e così, al pari dell'episodio di Dallas, le cosiddette
morti della controcultura vennero percepite quasi come il risultato
funesto di vere e proprie cospirazioni ordite da misteriose e potenti
forze esterne e occulte. E questa credenza si radicò profondamente
anche quando contrastava apertamente con l'evidenza dei fatti: Hendrix,
la Joplin e Morrison erano morti per mano propria, sebbene accidentalmente,
per cause legate al loro consumo di stupefacenti. Nonostante questo,
tale era il potere acquisito dalle tesi cospirazioniste che iniziarono
a sorgere spontanei assurdi interrogativi sul significato di queste
nuove morti: Mick Jagger e Keith Richards (d'accordo
con Satana) intendevano togliere di mezzo per sempre lo scomodo Brian
Jones? Nixon e la CIA volevano cancellare la minaccia di una rivoluzione
giovanile eliminando sistematicamente i suoi eroi più oltraggiosi
e popolari? E' difficile credere che Morrison morì per ragioni
politiche: il cantante dei Doors, al pari di altri, fu piuttosto una
vittima della sua smania di successo e di un atteggiamento onnipotente
che andava sempre più distaccandosi dalla realtà. Volere
il mondo e volerlo subito si rivelò, alla fine, una strategia
del tutto letale.
Gli
anni Settanta, inoltre, segnarono il ritorno al potere delle grandi
compagnie discografiche e il declino di quelle indipendenti. Se in
molti modi il potere fondamentale del primo rock'n'roll era
stato negato, deriso e annacquato dalla nascita del pop commerciale
e compromesso dei primi anni Sessanta, ora l'avvento del rock
offrì ai manager il perfetto sostituto: i profitti ricavati
dagli album erano decisamente maggiori di quelli procurati dal mercato
dei singoli e i nuovi gruppi, con la loro immagine ribelle, diventarono
subito facilmente vendibili.
Così i musicisti di questa seconda ondata non furono tanto
vittime di una ragnatela di complotti governativi, quanto dello star
system commerciale al quale si erano sottomessi.
Rock'n'roll
Noir © 2004 Stefano Marzorati |
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