|

scopri un sito dove leggere recensioni, saggi, articoli e attualità
di cinema tratti da più di 300 testate internazionali!
(in lingua
inglese)
i precedenti appuntamenti con Diario Americano:
novembre
2001
dicembre
2001/1
dicembre
2001/2
aprile
2002
luglio 2002
dicembre 2002/1
aprile 2003
novembre 2003
|
DIARIO
AMERICANO: PROMEMORIA CINEMATOGRAFICI DI UNO SPETTATORE QUALUNQUE,
a cura di Giampaolo
Mascheroni
TUTTO O NIENTE di M. Leigh
Dove può portare la gentilezza? Alcuni inglesi sfatti delle
case popolari tra droga, teppismi, sesso va e vieni, ci inteneriscono
il cuore, lanima, i sentimenti e tentano un vero inno alla grazia.
Il regista Leigh urla alla folla, alla Gran Bretagna, al mondo intero
che gli affetti, in special modo gli affetti famigliari, sono lunica
cura salvifica nei confronti di una società globalizzata che
abbandona, sempre più spesso, le sue periferie al degrado,
prima ambientale e poi, ovviamente, morale. Da non perdere assolutamente.
LA MEGLIO GIOVENTU di M. T. Giordana
Non guardo più la televisione, cè troppa gente
in casa che ha la precedenza su di me, così non è mai
il mio turno. Fa niente: mi consolo con la macchina estatica
del cinema. Meno male che questa soap-opera arriva anche sul
grande schermo. E mi chiedo: da quando gli attori italiani sanno recitare
così? Da quando in una sceneggiatura scritta per tener desta
lattenzione entrano temi così utili? Perché con
tanta intelligenza italiana, in Parlamento hanno potere di parola
e di decisione certi scorfani? Ma lascio ai rovelli della vostra coscienza
tutti i numerosi quesiti extrafilmici, per intanto godetevi la visione
di un concentrato emozionante della recente storia dItalia.
Fughe, lotte, nascite, lutti, crescite, case di ringhiera, villette
e poi, come dimenticare lo sguardo disincantato e materno di Adriana
Asti: mha toccato il cuore.
CANTANDO DIETRO I PARAVENTI di E. Olmi
Ma chi è Olmi, che maestro è diventato, per farmi
entrare in un cinema e spararmi diretto in un bordello cinese con
Bud Spencer che mi racconta di pirati e di fascinosi moti dello
spirito? Lo confesso: ho sempre trovato affascinanti le piratesse
discinte, con la spada in mano e il pelo in bella vista, ma qui sono
stato sballottato in un universo che devo far decantare, far riposare,
perché no, forse rivedere. E cinema questo, è
teatro, saggio morale? Chissà perché con il pensiero
corro veloce ad unaltra giunca, quella di un altro non
film: Nicks Movie, tanto diverso ma ugualmente geniale.
Lunga vita al canto di Olmi, che possa in eterno continuare a levarsi
squillante dietro i paraventi.
IN THE CUT di J. Campion
La cura Hollywood fa male alla Campion che confeziona un giallo
sgangheratissimo e per di più illogico. Che ritorni in Nuova
Zelanda e ci rifulmini, come fece tanti anni fa raccontandoci la storia
folle di una donna con una foresta di capelli rossi in testa. Per
favore un po più di sudore e un po meno daccademia.
Grazie.
ALLA RICERCA DI NEMO di A. Stanton e L. Unkrich
Fino a dove può arrivare la sapienza tecnica dellanimazione
computerizzata della Pixar? Questo potrebbe essere considerato
un ottimo punto darrivo: mai vidi pesci falsi così
simili a pesci veri, neanche nelle migliori foto scientifiche sul
mondo marino. La storia è la solita storia Disney, con un
iniziale evento funesto e una serie di avventure (tra laltro
tutte follemente plausibili) che portano al lieto fine amoroso e
catartico. Da notare nellanno internazionale del disabile
(2003) un discreto accenno ad un accidente fisico del piccolo Nemo.
Mentre certo film danimazione italiano scimmiotta malamente
i coretti disneiani, non cè neanche una canzone a tormentarci
i timpani: meno male!
21 GRAMMI di A. G. Inarritu
Il regista Inarritu gioca con lo spettatore come il gatto
col topo: lo afferra, lo sballotta, lo lascia andare, lo rincorre
Il racconto ha una logica tutta sua di montaggio, ti obbliga a salti
cerebrali non indifferenti, a tener desta lattenzione ben
oltre linfermità mentale richiesta dalla televisione.
Le storie che sintrecciano sono storiazze di tragedie che
non si vogliono drizzare al meglio, di amori finiti per fatalità,
per indifferenza, anche se nel finale ci par di capire che se
io do un cuore a te, forse tu darai un figlio a me. Rispetto
al fascino tenebroso del film precedente (Amores Perros),
il regista baroccheggia, ma la sgranatura della fotografia, le facce
canagliesche di Sean Penn, Benicio Del Toro, Charlotte
Gainsbourg ti portano diritte in bocca al gatto. Gatto a cui
lo stile, tra laltro, non manca.
ZATOICHI di T. Kitano
LULTIMO SAMURAI di E. Zwick
LOST IN TRANSLATION di S. Coppola
Perché gli ultimi film di samurai sono una parziale delusione?
Hanno tutto per piacere a chi, come me, ama il cinema davventura:
ritualità, eroismi, combattimenti coreografici, il giusto
mix di ironia e crudeltà, ma
E carino e ironico
il cane sciolto Zatoichi interpretato
e diretto da Kitano, ma il gioco è troppo gioco, puerile
e mai cattivo, più vicino a Terence Hill che a Sergio Leone.
Così anche Lultimo samurai: perfettino nelle
scenografie, nel mostrare i moti della natura e quelli dello spirito,
la purezza e la disciplina dellarte della guerra che - a parte
la ridicola retorica militare - lOccidente (USA compresi)
non ha mai posseduto. Nella nostra cultura la guerra è -
da piccoli - una faccenda di soldatini, poi - da grandi - solo una
bella e vittoriosa carneficina, non cè nulla di metafisico.
Il film è ben girato, ma il ritmo è troppo zen, in
fondo la cosa che mè piaciuta di più è
lattacco dei ninja assassini, spettacolare e sanguigno, al
villaggio del ribelle Katsumoto. Concludendo: potete vederli entrambi,
potete perderli entrambi. Ah, dimenticavo: anche Lost
In Translation è ambientato in Giappone. In un Giappone
attuale, dopo la cura americana: cè il karaoke,
sono rimasti gli inchini, cè ancora qualche tempio,
cè tanto traffico. Molta critica ha sbavato per le
minitelecamerine usate da Sofia Coppola per rendere tutto più
reale, ma siccome né Bill Murray, né Scarlett
Johansson sono miei amici, della loro avventura sentimentale
giapponese non me ne frega nulla. Riconcludendo: potete vederli
tutti e tre, potete perderli tutti e tre.
ABBASSO LAMORE di P. Reed
Troppo pirla Ewan McGregor, troppo puffetta Renée
Zellweger, per non lasciarsi - con sorrisetto beota - andare
alla visione dei due, totalmente immersi in questo film caramelloso
e zuccheroso. Ah che lunghi sospiri per ogni cosa: i titoli di testa,
gli abiti-bomboniera deliranti, le battute, la camminata dei due
protagonisti. Certo tutto è parodia, ma il giochino è
leggero, la noia non fa mai capolino, il rosa della vicenda ci riscalda
come se indossassimo un leggero maglioncino peloso di mohere e,
soprattutto, alcuni tocchi decisamente volgarotti invece di turbare
i nostri cuoricini tubanti, hanno veramente deliziato le nostre
menti pensanti. Di che parla? Damore, mi pare. O di sesso?
© Giampaolo Mascheroni 2004 - per gentile concessione dell'autore
drive
index
| cinema | archivio
recensioni
© Copyright 1999-2004 Stefano Marzorati | a True Romance Production
scrivete a drive
|