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DIARIO
AMERICANO: PROMEMORIA CINEMATOGRAFICI DI UNO SPETTATORE QUALUNQUE,
a cura di Giampaolo
Mascheroni
ANYTHING ELSE di W. Allen
Imperterrito,
puntuale quasi fosse una pillola da ingurgitare periodicamente, ogni
anno arriva Woody Allen. Questa volta non è il protagonista
del film, ormai è vecchietto e si sceglie una parte adatta
alletà: quella del maestro. E come tale è ridicolo,
delirante, perciò anche molto triste: è sprezzante con
le donne, esalta il possesso di armi da fuoco, ridicolizza la psicanalisi,
è per la tolleranza zero
insomma è veramente in
forma. Le mene damor personale sono in secondo piano, la riflessione
si fa più ampia - e non meno amara - sulle regole che dovrebbero
permettere allumanità una possibile convivenza civile.
ASPETTANDO
LA FELICITÀ di A. Sissako
Un
film di tale genere, da una parte è un inno generoso alluomo
inteso come animale pensante (non è strano che ciò giunga
dallAfrica?), dallaltra un vero e proprio cinema panico:
io sono sabbia, sono acqua che restituisce cadaveri, sono la lampadina
che illumina nel deserto, sono la fodera del divano, sono la tutina
dellelettricista-bambino
Siamo in Mauritania, cè
un diciassettenne in attesa di lasciare il proprio paese per cercare
fortuna in Europa, ma - a furia di aspettare - rumori, musiche, voci
fanno crescere dentro di lui e, perché no, anche dentro di
noi, una domanda di non poco conto: Cosa diviene misura della
nostra felicità?.
PRIMA
TI SPOSO POI TI ROVINO di J. Coen
Lassunto
è che lamore sia una cosa meravigliosa e il denaro una
brutta bestia. Sono daccordo, ma cosa combinano gli avvocati
divorzisti statunitensi e le bellissime cacciatrici di dote non me
ne frega nulla, neanche se è narrato in maniera più
che brillante. Quando lintelligenza (e quella dei fratelli Coen
è devastante) dimentica il cuore da qualche parte, spesso si
fanno film non inutili che si possono guardare anche in televisione
-, dove però la magia viscerale del grande schermo è
relegata in un angolo troppo remoto, e si ride a emozione spenta,
senza tristezze.
THE DREAMERS
di B. Bertolucci
La
cosa più toccante del film (purtroppo in senso figurato e non
pratico) sono le poppe morbidose della protagonista. Queste sì,
sono le false magre che ci piacciono! Mentre fuori cè
il 68, dentro - in un appartamentino poetico - qualcuno (beato
lui) è impegnato a fare il 69. Sparare battutacce su questo
filmastro malriuscito di Bertolucci è troppo facile. Meglio
lasciar perdere e passare alla trama: tre ragazzetti acerbi, ma ingrassati
dallassegno paterno, accasati nel medesimo appartamento, oltre
a farsi quizzettoni sullamato cinema con penitenze da caserma,
cercano di amarsi. Quando i genitori (due sono fratelli) trovano,
dentro una tenda da tè nel deserto piazzata in salotto, i tre
corpicini nudi e addormentati, vogliosi di non disturbare lasciano
loro un assegno sulla mensola del caminetto. Al risveglio la ragazza
carina accende il cannello del gas (senza fuoco, sic!), ma un sasso
gettato da mano comunista rompe la perversione piccolo borghese e
fa vedere - grazie a Dio - oltre alluccello portafoto, altre
pene. Se potete perdetelo e andate in videoteca a cercare qualcosa
di buono tra i diversi titoli di Bertolucci perché, anche se
non sembra dalle mie due righe, è un regista coi fiocchi (pure
se con poco sudore sotto le ascelle).
CONFIDENCE
di J. Foley
MONSIEUR IBRAHIM E I FIORI DEL CORANO di F. Dupeyron
LA MALEDIZIONE DELLA PRIMA LUNA di G. Verbinski
Mi
sembrava dessere invecchiato bene (almeno di dentro, fuori non
proprio). Poi vedo Confidence e provo una punta di noia. Così
anche con Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano. Pure La
maledizione della prima luna mi rompe per oltre unora e
mezza fino allesplosione pirotecnica finale. Da quando sono
così poco di bocca buona? Così ipercritico e pretenzioso?
In Confidence un bellone, una bellona, un cattivone organizzano bidoni,
la macchina filmica funziona alla perfezione, ma non trovo perfidia.
In Ibrahim, fino a dove devo sopportare la retorica del buon cuore?
Sono buone le prostitute, sono buoni i commercianti, sono buoni tutti
tranne il paparino del protagonista. Perfino la religione islamica,
non fondamentalista ma di tradizione sufi, è buona. Cè
pure la spider con cui partire per cercare le proprie radici, su fino
in Cappadocia. Ma ci facci il piacere
E il regista
piratesco Verbinski, quanto è perso ad ammirare le cose materiali
(la fortezza del governatore, il galeone dei pirati, la bottega del
fabbro) e a dirci come è stato bravo a farsele costruire, invece
di deliziarci con infinite e anfetaminiche coreografie di duelli con
spade, spadine, spadone
Nei tre film non circola neanche un
grammo della infinita e leggera crudeltà che governa il mondo,
si raccontano storie da lasciare in sottofondo; sono come quei quadri
appesi nei salotti buoni che fanno macchia di colore, ma non hanno
niente da dire, non danno nessun colpo salutare alla nostra dura cervice.
Carini, ma totalmente inutili.
© Giampaolo Mascheroni 2003 - per gentile concessione dell'autore
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