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DIARIO
AMERICANO: PROMEMORIA CINEMATOGRAFICI DI UNO SPETTATORE QUALUNQUE,
a cura di Giampaolo
Mascheroni
IL FIGLIO di
J.
e L. Dardenne
Per unora vediamo il mondo dalla nuca delleducatore Olivier:
siamo il suo angelo custode, nel senso più teologico del termine
e non certo di banalità celestiale in salsa new age. Palpitiamo
con lui, cerchiamo di cacciare lontane le ragioni di un odio montante
e evidente, di dare un nuovo senso alla sete di giustizia. Quando
poi lasciamo le spalle del protagonista, la vicenda diventa una straordinaria
parabola di santità feriale, dove non si cita nessun Dio, e
un povero falegname, con la vita rovinata da un gesto di violenza
altrui, trionfa sulla vendetta scegliendo di non alimentarla. Scusate
se è poco.
HOLLYWOOD ENDING di W. Allen
Dopo un periodo di cecità, riottenuta la vista, un uomo resta
a bocca aperta per la bellezza dellamata che aveva dimenticato.
Un inno allamore sponsale che il tempo deve continuamente rigenerare,
innalzato non da qualche alta autorità bacchettona e moralista
della Chiesa cattolica, ma da un peccatore come Woody
Allen. La lezione è singolare, e proprio per questo molto interessante.
MAGDALENE di P. Mullan
Suore perfide e preti perversi sfruttano alla grande numerosissime
ragazze dai buoni sentimenti, anche se un po leggerine, finite
nelle loro cattive mani Lo scozzese Mullan, attore reduce da Loach,
prende in prestito dal regista inglese tutti i suoi furori ideologici
(che tra laltro condivido), ma si dimentica certi sprazzi di
ironia che eviterebbero di relegare il film in unoperazione
di pura militanza, più simile a un comizio politico con le
sue retoriche che a un cinema dove si vorrebbe mostrare la dura realtà
della vita vera. Il film è robusto, fa indignare e dice tante
verità scomode, ma la sua unilateralità alla fine risulta
più che disturbante di monocorde noiosità. (leggi
la recensione di Marco Ferrari)
ERA MIO PADRE di S. Mendes
Come molti hanno scritto il regista Mendes non dimentica nulla per
metterla giù dura, per svolgere un compito da primo della classe.
Ma il tutto è ineccepibile, la confezione inappuntabile, gli
attori diretti al meglio, e le riflessioni sulle varie paternità
incontrate nel film (putativa, tradita, sofferta, discreta
)
sono di una finezza e duna intelligenza abbagliante. Hai limpressione
che ci sia tanta cervice e poche viscere, non fa niente: il regista
è troppo bravo e il suo gangster-movie è perfettissimo.
POSSESSION di N. LaBute
Una vicenda epistolare vittoriana, piena damori liberi e tragici,
è oggetto di contesa e di studi universitari cento anni dopo.
Da una parte due docenti valenti, tutti concentrati a fare carriera,
dallaltra due docenti altrettanto capaci, ma dalla missione
così gratuita da essere premiati con una dolce storia damore.
Il film è per ragazze sedicenni dal cuore romantico e per quarantenni
innamorati, ma la soap-opera è veramente carina e talmente
gentile che riusciamo a sbattercene della storia ottocentesca passionale
e triste e il nostro vedere è tutto, solo rosa: zeppo di belle
facce, bei paesaggi, belle persone, bei sentimenti, belle pruderie,
bei pigiami e (poteva mancare?) bel finale.
O COME OTELLO di T. Blake Nelson
Ho sempre pensato che potesse bastare la sceneggiatura
di Shakespeare per mettere sullo schermo un filmetto almeno dignitoso.
Devo ricredermi. Gli studenti delle scuole superiori americani sono
talmente tonti che non sono in grado di concepire qualcosa che vada
oltre il pomiciare e la competitività esasperata. Per non uscire
dopo mezzora ho dovuto trasformarmi in teppistello disturbante
e canticchiare ogni volta che appariva il cranio rasato del protagonista:
Crapa pelada lha faa i turtej ghe ne dà minga ai
sò fredej. Ho pianto non per la tragedia, ma per il troppo
ridere. Il film è insulso e da non proiettare assolutamente
nel terzo mondo antiamericano: le loro critiche ne uscirebbero rafforzate
e giustificate.
THE TRACKER di R. de Heer
Una ballata country (con sottotitoli per animali come me) scandisce
lentamente lavanzare di tre sceriffi con guida aborigena in
una terra dAustralia brulla e semidesertica nellanno del
Signore 1922. I tre bianchi, uno cattivone, uno con un po di
buon senso e uno troppo giovane per capire alcunché, più
la guida aborigena, che è invece una vecchia volpe, sono allinseguimento
di un indigeno stupratore e omicida. Lesplodere della violenza
bianca, pochissimo esibita e sottolineata da quadri despressionismo
naif carico di pietas; la divisione manichea tra buoni e cattivi;
il finale consolatorio di giustizia aborigena e di presa di coscienza
del colonizzatore bianco, ne fanno unopera daltri tempi.
Tenerone, il lungo videoclippone.DEBITO DI SANGUE di C. Eastwood
Eastwood dirige diligente un telefilm. Deluso mi consolo dicendomi
che è meglio perdere unora e mezza al cinema piuttosto
che qualche pomeriggio per leggere il romanzo da cui è tratto.
Lo schermo di una sala cinematografica è sempre più
grande (e affascinante) di una pagina di letteratura routinaria e
seriale.
INSOMNIA di C. Nolan
In terra dAlaska, quando le tenebre naturali non calano mai,
le anime nere e insonni dei protagonisti costruiscono un intrigante
noir polare. Robin Williams, subdolamente perfetto, e il vecchietto
Al Pacino, ipersensibile e macerato da colpe, fanno gradire con piacere
linfida storia gialla e cupa. Lo spegnimento anticipato dei
termosifoni in sala è stato leffetto speciale migliore:
ha reso limmedesimazione nella caccia al maniaco omicida dun
realismo veramente agghiacciante.
MONSTERS BALL di M. Forster
La storia sembra una di quelle mitragliate sulla carta per ragioni
alimentari da Scerbanenco: enfatica, tragica e bellissima. La morte
(con incidenti, suicidi, pena capitale
), più strisciante
e precisa di qualsiasi killer nelle sue consegne, la fa da padrona
per quasi tutto il film. Ma dopo che una patina di struggente tristezza
sè depositata sui nostri cuori di spettatori delicati
arriva, sembra, lamore, a donarci e a donare ai due martoriati
protagonisti uno spiraglio di possibile felicità: più
forte del razzismo, dei torti patiti e commessi, più forte
dogni possibile gesto di morte, dogni devastante umana
meschineria. Imperdibile.
© Giampaolo Mascheroni 2003 - per gentile concessione dell'autore
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