|

scopri un sito dove leggere recensioni, saggi, articoli e attualità
di cinema tratti da più di 300 testate internazionali!
(in lingua
inglese)
i precedenti appuntamenti con Diario Americano:
novembre
2001
dicembre
2001/1
dicembre
2001/2
aprile
2002
luglio 2002
dicembre 2002/1
aprile 2003/1
aprile 2003/2
|
DIARIO
AMERICANO: PROMEMORIA CINEMATOGRAFICI DI UNO SPETTATORE QUALUNQUE,
a cura di Giampaolo
Mascheroni
CHICAGO di R. Marshall
Musical di classe! ti urla nelle orecchie la pubblicità.
Coreografie e interpretazioni sublimi scrivono galvanizzati
i critici cinematografici. Poi, durante la visione, seduti nella vostra
poltroncina, la bolla di sapone si sgonfia e le promesse diventano
la realtà di un buon film di genere - sgambettante e luccicante
- ma mai inebriante. Per favore non paragonatelo a Moulin Rouge di
Luhrmann: là brillava loro, qui al massimo dellacciaio
cromato.
LA
LEGGENDA DI AL, JOHN & JACK di Aldo, Giovanni, Giacomo
e M. Venier
Non so per quale magia, ma da qualche anno ho la fortuna di guardare
pochissima televisione. Quindi lincontro mio con Aldo, Giovanni
e Giacomo non è mai eccessivamente frusto e non ha mai, a causa
del troppo già visto, richieste alte. Forse è per questo
che il film non mi ha deluso. Ben pensato, ben scritto, ben recitato,
ben fotografato. Il risultato è un riuscito prodotto dintrattenimento,
soprattutto (e non è cosa facile) nel pieno rispetto delle
qualità intellettive degli spettatori paganti.
GANGS
OF NEW YORK di M. Scorsese
Tutto si può dire di Scorsese tranne che non sia un regista
esagerato. A volte la sua esuberanza mediterranea, da
cuore in mano e sentimenti mostrati senza freni, funziona (vedi Toro
scatenato), a volte sfiora il ridicolo (Lultima tentazione,
ricordate?). Nel caso di questa descrizione di una zona sordida della
città di New York attorno al 1860, funziona alla perfezione.
Importa proprio un fico secco il sapere che si raccontino fatti storici
comprovati: il film da subito acquista unaria fascinosissima
nello stile guerrieri del Bronx, e in chiave postatomica
respiriamo fango, sudore e polvere da sparo. Se vi lasciate andare
e ve ne fregate, come già accennato, delle veridicità
storiche riuscirete a vedere un poema epico degno di tale nome: intenso,
grondante sangue e amore dove imparerete a combattere e a sopravvivere
da eroi, ma non come in un frenetico videogame, piuttosto come dovremmo
aver imparato nella vita vera.
IL
MIO GROSSO GRASSO MATRIMONIO GRECO di J. Zwick
Immaginate un sabato sera dassistere alla rappresentazione un
po sgangherata, magari dialettale, duna filodrammatica
di paese senza pretese. Questo film vorrebbe essere così: semplice,
schietto, per nulla sofisticato, pieno di buona volontà e sano
divertimento. Invece è solo piattezza televisiva, frutto di
quel bla bla globalizzato che viaggia su TV, internet, rotocalchi,
dove le vicende damore, di parentele familiari (suocere, nuore,
cugini ecc) sono uguali e banalizzate ovunque, da Vighizzolo di Cantù
a Trebisacce, da Taiwan a Ottawa, da Shangai a Cannes
Al pubblico
di bocca buona scappa qualche risata, ma lunico a ridere grassamente
- sappiatelo - è il produttore del film che ha incassato tantissimo.
Sullonda del successo ora ne faranno una serie televisiva. Poi,
magari, dei cartoni animati, oppure chissà anche dei fotoromanzi.
Mi chiedo sempre più spesso perché il successo di uno
spettacolo sia inversamente proporzionale ai moti cerebrali che mette
in azione.
PRENDIMI
LANIMA di R. Faenza
Una fotografia patinata, da sceneggiato TV di lusso e da prima serata.
Una scrittura-bigino di rovelli psicoanalitici, manicomiali, carnali,
pedagogici ecc. Il risultato è uno scontato medaglione biografico
di Sabina Spielrein. I due protagonisti, Carl Gustav Jung e la Spielrein
appunto, che però potrebbero anche chiamarsi Pippo e Peppa,
tradiscono, si amano, si curano, si lasciano, soffrono
Cosè:
una vicenda in salsa rosa-pepata scritta da Danielle Steel e finita,
per il piacere delle signore, sul grande schermo? Potevate dirmelo
prima, perché io non sono una signora.
ANGELA
di R. Torre
Incontro per la prima volta Roberta Torre. Mi dicono che i suoi musical
mafiosi-nazionalpopolari erano carinissimi. Angela è un film
straordinario, teso, maschio, sporco, morale, con lamore, un
amore puro, folle, pericoloso, perdente, a spezzare una vita fatta
di sopraffazione al servizio di un dio-bestia pericoloso qual è
il denaro. Cupo e nero nellabiezione, bianco e solare nellamore;
notevoli ed emozionanti i numeri di sta regista.
IO
NON HO PAURA di G. Salvatores
Corre la cinepresa, sospesa sui campi a sfiorare le spighe (di grano?).
Avanza langoscia con lo svilupparsi della vicenda trucidamente
truffaldina, in cui un bambino sinceramente giusto si oppone con naturalezza
a delle macchiette di adulti cinici e amorali. Alla fine trionfa il
bene, fatto di cocciutaggine, scelte personali e sacrificali. Ma la
musica sovrabbondante più che angosciare infastidisce. Diretto
da Lucio Fulci negli anni Settanta questo film si sarebbe intitolato
Non si spenna il paperino, avrebbe avuto meno pretese, ma sarebbe
stato anche molto, molto meno caramelloso e artificiale.
RICORDATI DI ME di G. Muccino
Cosè sto rododendro che mi tormenta la vita? Il
mio futuro (avrò una bella morosa? sarò una svenevole
velina?), il mio passato (dovè finito il mio romanzo?
perché non mi sono dedicata alla carriera dattrice?).
E tutti farfalloni a inseguire affanni di gente pasciuta: gli adulti
a innamorarsi come ragazzini, i ragazzini tutti tesi alla propria
carriera, che sia di vincente o di sfigato. Per fortuna un incidente
rimette a posto ogni cosa e la normalità (forse) riprende il
suo corso. Muccino, Muccino, quanto cancan per quattro pensieri da
cinema medio, per carità dignitoso, ma dal profilo non certo
alto: non scorticante, non urtante, per nulla destabilizzante, solo
un po sinceramente moralistico.
LUOMO DEL TRENO di P. Leconte
Storia di una breve, intensa amicizia virile. Da una parte una vecchia
casa, delle pantofole con la propria filosofia, la cultura dei libri,
il rimpianto di un anziano professore in pensione per troppe avventure
vissute solo nella fantasia. Dallaltra il silenzio duro e
macho di un criminale con un forte senso dellonore, giubbotti
di pelle consunta, pistole nascoste, e la voglia di una vita per
nulla concreta, ma fatta di voli pindarici alimentati dai libri
e da una tranquillità piccolo borghese. I due mondi si abbracciano,
si interrogano, per osmosi si fondono e con un tocco finale, per
alcuni banale, per altri (tra cui io) geniale, in un aldilà
benevolo, finalmente i due protagonisti potranno scambiarsi i ruoli.
Da non perdere.
(leggi la recensione di Glauco Guardigli)
vai
alla seconda parte della rubrica di aprile 2003
© Giampaolo Mascheroni 2002 - per gentile concessione
dell'autore
drive
index
| cinema | archivio
recensioni
© Copyright 1999-2003 Stefano Marzorati | a True Romance Production
scrivete a drive
|