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dicembre 2002/1
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DIARIO
AMERICANO: PROMEMORIA CINEMATOGRAFICI DI UNO SPETTATORE QUALUNQUE,
a cura di Giampaolo
Mascheroni
IL PIANISTA di R. Polanski
Polanski rimesta nella storia funesta del 900 e racconta lOlocausto
a partire dalle vicende del Ghetto di Varsavia. Un pianista ebreo
per strani percorsi del fato, e grazie alla compagnia della sua musica,
sopravvive alla bestialità inumana dei nazisti. Il film è
un filmone: per cast, messa in scena, fotografia, montaggio. In fondo
Polanski ci mette tutto se stesso perché, io lo so, le odissee
di quel pianista sono le sue, che dalla Polonia, a Hollywood, alla
Francia è rimasto vivo e creativamente arzillo, aiutato dal
suo formidabile talento di cineasta, nonostante il continuo inciampare
in storie equivoche e tremende di quotidiana persecuzione.
VELOCITÀ
MASSIMA di D. Vicari
Ingiustamente paragonato a quellamericanata di Fast and Furious,
di cui è mille volte meglio per delicatezza e sensibilità:
il meccanico Mastrandrea e il giovane aiutante Morroni biascicano
il loro romanesco per nulla burino, si mangiano le parole, ti lacerano
per la loro vite elementari dedicate alle macchine. I duelli meccanici
e automobilistici sono rusticani, da sfida allOK Corral. La
semplicità dei rapporti scanditi dal lavoro in officina, le
preoccupazioni di una madre che lava i panni e allunga qualche soldo,
gli incontri indossando il vestito della festa col direttore
di banca, un innamoramento fatto di promesse adolescenziali ma tenerissime,
e tante altre annotazioni mai inutili lo fanno un film che merita
di non essere perso. Bravo, sto Vicari.
STAR
WARS. EPISODIO II LATTACCO DEI CLONI di G. Lucas
Chi non sè stufato alla 5° puntata di Guerre stellari,
fa parte di quegli spettatori pettegoli che si sono ritrovati a vedere
un film unicamente per riconoscere i vari personaggi e, quindi, incasellarli
nelle troppe vicende perse tra sequel e prequel della saga. Al solito
il baraccone di Lucas funziona a meraviglia: astronavi, cloni, droidi,
alieni, battaglie. Ma la storiazza è insulsa, e intollerabile
è la storia damore tra Amidala e Anakin sul ramo del
lago di Como (opposto per geografia e soprattutto per intensità
letteraria a quella tra Renzo e Lucia ne I promessi sposi). La sceneggiatura
sembra scritta da un cultore dei fraseggi contenuti nei Baci Perugina.
Anakin si vede da subito che è un pirla e la senatrice che
lo sposa, minuta e carina, deve avere due fette di salame sugli occhi
grandi come pianeti per non accorgersi di ciò. Oppure, di minuto,
oltre alla cosina deve avere pure il cervello. (leggi
l'articolo di Antonio Serra)
LERA
GLACIALE di C. Wedge
Continuate a perdervi certi prodotti etichettati per bambini: peggio
per voi. Lo urlo a tutti gli adulti che sono grandi, e cresciuti,
e maturati, e amano il cinema. Perché qui tutto funziona alla
perfezione: i siparietti comici, lavventura come romanzo di
formazione, gli inseguimenti col cuore in gola, la computer animation
che muove i protagonisti (così empaticamente simili ai pupazzotti
della nostra infanzia più felice). Non ce la fate a vedere
un cartone animato, ma preferite seguitare a sorbirvi film comici
che fanno piangere e film avventurosi che annoiano, invece di filmini
candidamente riusciti come questo? Beh, allora siete proprio irrecuperabili.
LAGAAN
di A. Gowariker
Lunga vita alle raffinatezze popolari: in un solo giorno mi sono bevuto
questo film indiano d.o.c., della durata di 3 ore e 40 minuti, e un
Tex speciale di 354 pagine. Poi ho preso la TV, che non
è popolare ma irriguardosa e subumana, e lho buttata
dalla finestra. Poi ho portato la mia automobile, che non è
popolare ma cancerogena e schiavizzante, e lho portata dallo
sfasciacarrozze. Il film è una summa dellintrattenimento
geniale. Si canta, si balla, si generalizza sui cattivi che sfruttano
i poveri, ma non si mette mai mano alle armi e si sceglie di giocare
unassurda partita a cricket (che lezione di pace ci giunge dal
terzo mondo) per ristabilire un po di giustizia. Alla fine vince
pure il migliore (nel cuore), non certo nella mente e nel conto in
banca. W il pane, W lamore, W la fantasia.
11
SETTEMBRE 2001 di registi vari
Idea straordinaria (simpaticamente numerica e quindi anche poetica),
quella di riunire 11 registi per raccontare le loro riflessioni sullabbattimento
delle newyorkesi torri gemelle. Tutto ciò avendo a disposizione
ciascuno un episodio della lunghezza di 11 minuti, 9 secondi e un
fotogramma. Il risultato è variegato, rapsodico e zoppicante.
Sopra tutti svetta la prova diretta da Sean Penn. Il resto è
un accorato omaggio alla disomogeneità del mondo e quindi alla
libertà, almeno di pensiero, spettante ad ogni singolo individuo.
Non bello, ma programmaticamente e dannatamente utile.
PINOCCHIO di R. Benigni
Di Pinocchio è risaputa la fine che fece: divenne un bambino
ubbidiente. Benigni lascia le sue bischerate e pinocchiate (che però
avevano prodotto, oltre a tanti filmetti sgangherati, unopera
toccante come La vita è bella) e fa, bravino bravino, il suo
compito diligente a favore di un cinema di cassetta e di piatto intrattenimento.
Il risultato è da buon vecchio cinema medio, adatto per tutte
le età in quanto felicemente innocuo. Comunque se non volete
che le vostre tasche si svuotino di denaro e le vostre teste si riempiano
di niente, comperatevi una bella edizione di Pinocchio (consigliabile
quella illustrata da Innocenti per la casa editrice Cera
una volta di Pordenone) e leggetela la sera a lume di candela
ai vostri famigliari. Le belle illustrazioni e la vostra voce calda
risulteranno di sicuro più emozionanti e spettacolari.
UN
VIAGGIO CHIAMATO AMORE di M. Placido
Pensavo di assistere a un film paratelevisivo, pieno di belle cose
(abiti depoca, carrozze, suggestivi scorci di paesaggi toscani)
e privo di contenuti. Invece il Placido, lAccorsi e la Morante,
ci regalano una intensa, partecipata e dolente storia damore.
Vien voglia di leggere Campana; vien voglia di leggere l'Aleramo;
vien voglia di scrivere poesia; vien voglia di tenere un diario; vien
voglia di coltivare con cura gli amori che ci circondano, pena la
solitudine e la follia. Spero che il film mieta allori e incassi.
MINORITY
REPORT di S. Spielberg
Su un piatto della bilancia poche paginette di Philip K. Dick, sullaltro
2 ore e 28 minuti di polpettone, ora funzionate, ora balbettante,
ora teso, ora noioso
un pizzico di Cronenberg, un pizzico
di Scott, il tutto un po scotto. Cosa volete che vi dica,
che ununghia incarnita di Dick vale quasi tutti i film di
Spielberg messi insieme? Perché Spielberg (nato bene: chi
non ricorda la tensione di Duel) invece di affidarsi ai suoi pre-cog
che gli preannunciano quali film girare per incassare tanto
denaro non si affida al rapporto di minoranza della sua mente
e fa un film povero, ma pensato col cervello, invece di uno produttivamente
ricco e pensato con le regole di mercato? (leggi
la recensione di Adriano Barone)
© Giampaolo Mascheroni 2002 - per gentile concessione dell'autore
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