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DIARIO AMERICANO: PROMEMORIA CINEMATOGRAFICI DI UNO SPETTATORE QUALUNQUE, a cura di Giampaolo Mascheroni


L’ORA DI RELIGIONE di M. Bellocchio
Mi sono subito identificato con il protagonista Castellitto, non tanto per la vicenda, ma piuttosto per quel sorriso stampato sul suo faccione, così poco gradito da chi lo suscita in continuazione. Il mondo è talmente poco serio che non è in grado di farsi ridere addosso. Il film è gradevolmente criptico, non sempre lineare, sorprendente. Più che un film nevrotico, arrabbiato e urticante che mi ricordasse Bellocchio, sono precipitato indietro nel tempo e mi sono ritrovato a provare le stesse piacevoli sensazioni di quando assistevo alla proiezione di qualche storiazza claudicante e divertita di Marco Ferreri. Il potere, la televisione, le convenzioni, l’arte, la religione, i rapporti amorosi sono così poco etici che solo un omicida pazzo e bestemmiatore e un artista appartato paiono perseguire una coerente e forse non troppo improbabile via verso la santità, quella vera.

RESIDENT EVIL di P. Anderson
Quattro colpi di kung-fu mollati dalle lunghe e indimenticabili leve di Milla Jovovich contro cani bavosi e zombie, più un tuffo beota negli occhi di ghiaccio dell’attrice. Il resto è dignitosa routine televisiva: un gruppo di rambe e rambi alle prese con le conseguenze molto spiacevoli di un virus, terroristicamente sparso nei laboratori di una multinazionale ladrona e creatrice di tremende armi battereologiche. Paradossalmente, se ogni tanto ci fosse un po’ di pubblicità ad interromperne la visione, negli spettatori tensioni ed emozioni sarebbero più toste. (vai alla recensione di Luca Del Savio)

INCANTESIMO NAPOLETANO di L. Miniero e P. Genovese
Dopo una sfilza pazzesca di film dal titolo in inglese, con conseguente senso di spaesamento e la sgradevole sensazione – da parte mia – di non abitare più in Brianza, travolto dal dialetto napoletano e milanese mi sono di nuovo ritrovato a casa. Il film con leggerezza si permette acute osservazioni sul tema della diversità e della sua difficile accettazione, e prima ancora sulla paternità frustrata (sia di quelli che hanno figli, ma non sono come avrebbero voluto; sia di quelli che ci provano, ci provano, ma non riescono ad averli). Fa ridere, ma non riesce – pur nella spinosità del tema – a far piangere, avendo scelto la strada della bonarietà e non della cattiveria. Per i registi esordio comunque ottimo. Alla prossima! (vai alla recensione di Marco Ferrari)

SPIDER-MAN di S. Raimi
Sono deluso perché il signor Raimi (regista per nulla idiota) ha girato un film tremendamente e banalmente puerile? Sono deluso perché ancora una volta il fumetto sul grande schermo sembra un prodotto per bambocci, ghettizzando un’esperienza affascinante come quella dei comics tra le tante merci destinate agli adolescenti spendaccioni? Sono deluso perché i critici cinematografici non hanno fatto a brandelli il costumino a ragnateline di Tobey Maguire, lasciandolo in mutande? Se con la computer graphica, mentre toglievano le torri gemelle, cancellavano anche tutto il resto (magari salvando il trailer), il mondo dei fumetti e l’intelligenza di Raimi ne avrebbero tratto maggior giovamento. Quando l’industria del cinema avrà la bontà di farmi vedere un bel lungometraggio animato sui supereroi, invece della solita compagnia di stronzi in calzamaglia a spasso tra i grattacieli della città? (vai alla recensione di Luca Del Savio)

THE ANNIVERSARY PARTY di J. Jason Leigh e Alan Cumming
Una sofisticata telecamera digitale, una casa ai bordi di una grande piscina, un tot di pasticche di ecstasy, un’attrice e un attore dagli sguardi furbeschi e fetenti come Jennifer Jason Leigh e Alan Cumming a dirigere il gioco. Il risultato è uno psicodramma a volte giulivo, a volte terribile, a volte superficiale, a volte profondo, a volte banale, a volte sofisticato, nel complesso tante contraddizioni lo rendono meno artefatto e più ruspante. Una sola domanda: dov’è la fabbrica di donnette come Jennifer Beals? Perché io lo so che non sono vere, e che in qualche posto ne assemblano le parti con amorevole cura, ditemelo, perché vorrei farci una visitina.

CASOMAI di A. D’Alatri
Battute meditate, attori in partissima, la scena del prete che celebra il matrimonio – devo confessarlo – strappa applausi per l’acuta intelligenza. D’Alatri ha tante qualità nel suo carniere, ma per fare il Cinema, quello con la C maiuscola, bisogna sbattersene allegramente del target, azzardare di più, altrimenti le ombre dei luoghi comuni più triti si allungano, si allungano a dismisura riuscendo a cancellare le cose più belle. E così, purtroppo, mi pare accada in tutta la seconda parte del film. Caro il mio regista, si lasci andare!

WINDTALKERS di J. Woo
Un bel filmone di guerra, pure antirazzista e spirituale, diretto con dispendio di mezzi e senza esclusione di colpi, eppure le mie viscere non hanno provato particolari sussulti, i miei capelli non si sono ulteriormente imbiancati. John Woo impegnato con sincerità e partecipazione a raccontare l’eroismo dei Navajos e dei loro codici segreti durante la Seconda Guerra Mondiale, finisce per diventare serioso, e fa come quei professori di storia che pur raccontando con passione ed enfasi non riescono a incendiare le anime dei propri alunni. Rivogliamo un regista più cialtrone, più disincantato, più feroce, e meno patetico. (vai alla recensione di Marco Ferrari)

AMEN di C. Costa-Gavras
Se cercate ritmo, stupore, fifa, sussulti sulla sedia, pelle d’oca… insomma quello che certo cinema sa dare, sappiate che le emozioni un po’ forti non sono più nei film d’azione, spesso meccanicisti e più simili a un cartone animato o – quando i cattivi se le danno – a un saggio di danza. Troverete eroi ed eroismi folli e gratuiti nei film d’impegno civile. Costa-Gavras invecchia, ma rimane toccante, deciso narratore: non conta nulla cosa fece Pio XII, cosa fecero gli alleati (che sappia io il Potere si comporta bene solo per sbaglio), conta cosa fecero il nazista Gerstein e il gesuita Riccardo. Entrambi tentarono di denunciare il Nazismo e la sua macchina di distruzione piccolo-borghese, entrambi ci lasciarono la pelle. Il film è intrigante più di una spy-story, ti lascia col fiato sospeso a piangere per le incomprensioni crudeli a cui sono sottoposti i due protagonisti, indigna perché i torturatori, i guerrafondai, i sadici, quasi sempre pur combinandole grosse, molto grosse, non sanno neanche quello che fanno e spesso la passano pure liscia. Kassowitz nei panni del prete è ingenuo, solare, beato: farà innamorare più di una ragazza. (vai alla recensione di MarcoF errari)

© Giampaolo Mascheroni 2002 - per gentile concessione dell'autore

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