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2001/1
dicembre
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aprile
2002
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DIARIO
AMERICANO: PROMEMORIA CINEMATOGRAFICI DI UNO SPETTATORE QUALUNQUE,
a cura di Giampaolo
Mascheroni
GOSFORD
PARK di R. Altman
Il mondo visto dai piani bassi della piramide sociale è spesso
più ruspante, più vero, più universale, di quello
descritto da un osservatorio appartenente ad una classe più
alta, non fossaltro che i vessati, i poveri, sono molti di più
dei ricchi e dei satolli. Altman sfrutta questo assunto e imbastisce
un film al vetriolo: divertente, sarcastico, amaro, pure giallo. Per
i pauperisti e i no global è ideologicamente perfetto, molto
più di certi film militanti e retorici ambientati nei suburbi
della terra. Laristocrazia inglese, acida, farfallona, snob
e - non dimentichiamoci imperialista, ci fa riflettere molto,
molto seriamente sulle pretese servili che noi tutti abbiamo nei confronti
di chi ci circonda (che siano colleghi di lavoro, famigliari, amanti,
stranieri
). Meditate gente, meditate. (vai
alla recensione di Marco Ferrari>>...)
IL
PIU BEL GIORNO DELLA MIA VITA
di C. Comencini
La Comencini non annoia, fa annotazioni psicologiche precise, dirige
con cura gli attori, incastra sapida le storie, ma il suo punto di
vista è troppo parziale: racconta di un universo familiare
che ruota attorno ad una bellissima villa di campagna, con architetti,
avvocati, sacerdoti, omosessuali sensibili e bambini curiosi in una
Roma civile e poco caciarona, insomma un mondo che piace alle signore
colte, in analisi da sempre, di sinistra e con un congruo conto in
banca. Tali signore piacciono anche a me, perché sono fini
e delicate, ma non mi interessano i loro pensieri.
PAULINE
& PAULETTE di L. Debrawer
Difficili i film sullhandicap e infatti poche volte riescono
veramente ad essere realistici e graffianti. Questo film ben scritto,
ben fatto, ben recitato, non sfugge alla premessa iniziale. Due sorelle
devono accudire la terza anziana e ritardata dopo che
la quarta, morendo, se nè andata. Piccole storie, piccole
difficoltà, piccoli egoismi, piccole incomprensioni, piccoli
riavvicinamenti, per un film dignitoso che però non diventa
mai grande cinema.
ALI
di M. Mann
Will Smith, smessi i panni di comico, diventa, dico DIVENTA (e non
so come, con che trucchi cinematografici, che dieta, che stile di
recitazione) Muhammed Alì. Dirige Michael Mann
(poco osannato, ma robusto narratore) e la boxe si fa mito: i pugni
ci parlano di diritti civili, coerenze, scelte religiose, conquistati
a suon di cazzotti dati alla supposta grande e unica democrazia USA.
Se vi interessa la storia degli Stati Uniti tra gli anni 60
e 70 questo film può essere veramente illuminante. Fuori
dal cinema trovo la mia macchina con le quattro gomme tagliate, vi
assicuro che non ero posteggiato nel Bronx, ma nella leghista città
di Erba e nei pressi delloratorio. Il colpevole sarà
un negro? (vai alla recensione di Marco Ferrari>>...)
PARLA
CON LEI di P. Almodovar
Sii gentile, mi sussurra
spesso Almodovar con questo film, soprattutto con le persone che ami.
Sii appassionato, sii servo, sii tenero e piangi perché il
pianto dà valore allarte, allo spettacolo, alla vita.
La storia non può essere raccontata se non a rischio di farla
parere stramba e trasgressiva. Sappiate solo che è toccante
vedere un regista carnale ed ex leopardato come Almodovar narrare
una vicenda miracolistica. (vai alla recensione
di Marco Ferrari >>...)
IL
RE SCORPIONE di C. Russell
Gira, gira lavventura, saffilano le armi, sibilano le
frecce, si sprecano i duelli e i capitomboli. Il film centra
come i cavoli a merenda con La mummia 2 (che era idiota e noiosissimo)
ed è piuttosto parente stretto delle avventure fantasy del
cimmero Conan tradotte in cinema da Richard Fleischer. Ritmo,
divertimento, spacconate e sorrisi in un mondo di eroi dai muscoli
scolpiti e di amazzoni dai corpi vellutati vestite da minuscole striscioline.
Vedere per sbavare.
FIGLI/HIJOS
di M. Bechis
Il regista Bechis è bravo e pudico. Non esibisce, non urla
eppure riesce a scavare dentro lo spettatore e a colpirlo nel profondo.
I due fratelli che si ritrovano, la loro incredulità e la loro
cocciutaggine, la voglia di conoscersi, la voglia di dire e di non
voler sapere, il viaggio, sono di una tenerezza disarmante mentre
poco a poco ci rivelano una verità agghiacciante: nellArgentina
del dittatore Videla i figli dei torturati venivano adottati dai torturatori.
Nel mondo della letteratura infantile (sì, quella dei bambini)
almeno due romanzi raccontano quelle vicende molto bene. I ragazzi
devono sapere e ricordare, visto che spesso gli adulti vogliono dimenticare,
ma Bechis - per fortuna no, e veglia.
MULHOLLAND DRIVE di D. Lynch / BRUCIO NEL VENTO di S.
Soldini
Ho visto a distanza di pochi giorni i film di Lynch e Soldini e li
ho trovati molto simili, pieni di fascino sinistro. Ritmi, incubi,
ossessioni amorose, trame delittuose, siparietti comici, trasgressioni
saffiche o incestuose
quasi fossero due puntate del medesimo
sceneggiato. Lynch per _ di film è perfetto, calibrato, dalla
parte dello spettatore, poi si lascia andare e confonde tutto e tutti
divertendosi. Soldini smussa una storia greve di Agota Kristof, la
stempera, la diluisce fino al meritato happy end. Entrambi intriganti,
entrambi realizzati da due registi che sempre più camminano
per i fatti propri, entrambi perciò doverosamente da seguire
nelle loro intellettual-inquietanti avventure cinematografiche.
MOULIN
ROUGE di B. Luhrmann
Non ricordavo le coreografie deliranti e lisergiche del musical e
ne sono subito travolto. In una Parigi sensuale e di cartapesta si
cantano in un inglese straniante - esotismi, tradimenti, senso
dellarte e amore. Le bestialità del denaro e della tisi
incombono. Sento ancora nel cervello lo svolazzare e i fruscii delle
mille gonne mosse dal cancan delle ballerine, sono ancora abbagliato
dai colori sgargianti di quelle mille sottane. Il pallore della Kidman,
i suoi atteggiamenti distaccati, per la prima volta non li trovo scostanti
ma riservati e mi conquistano. Sono stonatissimo e profondamente amusicale,
perché allora quando incontro il regista Baz Luhrmann
i suoi film mi riempiono dentusiasmo?
(vai alla recensione di Glauco Guardigli >>...)
© Giampaolo Mascheroni 2002 - per gentile concessione dell'autore
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