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DIARIO AMERICANO: PROMEMORIA CINEMATOGRAFICI DI UNO SPETTATORE QUALUNQUE, a cura di Giampaolo Mascheroni


GOSFORD PARK di R. Altman
Il mondo visto dai piani bassi della piramide sociale è spesso più ruspante, più vero, più universale, di quello descritto da un osservatorio appartenente ad una classe più alta, non foss’altro che i vessati, i poveri, sono molti di più dei ricchi e dei satolli. Altman sfrutta questo assunto e imbastisce un film al vetriolo: divertente, sarcastico, amaro, pure giallo. Per i pauperisti e i no global è ideologicamente perfetto, molto più di certi film militanti e retorici ambientati nei suburbi della terra. L’aristocrazia inglese, acida, farfallona, snob e - non dimentichiamoci – imperialista, ci fa riflettere molto, molto seriamente sulle pretese servili che noi tutti abbiamo nei confronti di chi ci circonda (che siano colleghi di lavoro, famigliari, amanti, stranieri…). Meditate gente, meditate. (vai alla recensione di Marco Ferrari>>...)

IL PIU’ BEL GIORNO DELLA MIA VITA di C. Comencini
La Comencini non annoia, fa annotazioni psicologiche precise, dirige con cura gli attori, incastra sapida le storie, ma il suo punto di vista è troppo parziale: racconta di un universo familiare che ruota attorno ad una bellissima villa di campagna, con architetti, avvocati, sacerdoti, omosessuali sensibili e bambini curiosi in una Roma civile e poco caciarona, insomma un mondo che piace alle signore colte, in analisi da sempre, di sinistra e con un congruo conto in banca. Tali signore piacciono anche a me, perché sono fini e delicate, ma non mi interessano i loro pensieri.

PAULINE & PAULETTE di L. Debrawer
Difficili i film sull’handicap e infatti poche volte riescono veramente ad essere realistici e graffianti. Questo film ben scritto, ben fatto, ben recitato, non sfugge alla premessa iniziale. Due sorelle devono accudire la terza – anziana e ritardata – dopo che la quarta, morendo, se n’è andata. Piccole storie, piccole difficoltà, piccoli egoismi, piccole incomprensioni, piccoli riavvicinamenti, per un film dignitoso che però non diventa mai grande cinema.

ALI’ di M. Mann
Will Smith, smessi i panni di comico, diventa, dico DIVENTA (e non so come, con che trucchi cinematografici, che dieta, che stile di recitazione) Muhammed Alì. Dirige Michael Mann (poco osannato, ma robusto narratore) e la boxe si fa mito: i pugni ci parlano di diritti civili, coerenze, scelte religiose, conquistati a suon di cazzotti dati alla supposta grande e unica democrazia USA. Se vi interessa la storia degli Stati Uniti tra gli anni ’60 e ’70 questo film può essere veramente illuminante. Fuori dal cinema trovo la mia macchina con le quattro gomme tagliate, vi assicuro che non ero posteggiato nel Bronx, ma nella leghista città di Erba e nei pressi dell’oratorio. Il colpevole sarà un negro? (vai alla recensione di Marco Ferrari>>...)

PARLA CON LEI di P. Almodovar
Sii gentile, mi sussu
rra spesso Almodovar con questo film, soprattutto con le persone che ami. Sii appassionato, sii servo, sii tenero e piangi perché il pianto dà valore all’arte, allo spettacolo, alla vita. La storia non può essere raccontata se non a rischio di farla parere stramba e trasgressiva. Sappiate solo che è toccante vedere un regista carnale ed ex leopardato come Almodovar narrare una vicenda miracolistica. (vai alla recensione di Marco Ferrari >>...)

IL RE SCORPIONE di C. Russell
Gira, gira l’avventura, s’affilano le armi, sibilano le frecce, si sprecano i duelli e i capitomboli. Il film c’entra come i cavoli a merenda con La mummia 2 (che era idiota e noiosissimo) ed è piuttosto parente stretto delle avventure fantasy del cimmero Conan tradotte in cinema da Richard Fleischer. Ritmo, divertimento, spacconate e sorrisi in un mondo di eroi dai muscoli scolpiti e di amazzoni dai corpi vellutati vestite da minuscole striscioline. Vedere per sbavare.

FIGLI/HIJOS di M. Bechis
Il regista Bechis è bravo e pudico. Non esibisce, non urla eppure riesce a scavare dentro lo spettatore e a colpirlo nel profondo. I due fratelli che si ritrovano, la loro incredulità e la loro cocciutaggine, la voglia di conoscersi, la voglia di dire e di non voler sapere, il viaggio, sono di una tenerezza disarmante mentre poco a poco ci rivelano una verità agghiacciante: nell’Argentina del dittatore Videla i figli dei torturati venivano adottati dai torturatori. Nel mondo della letteratura infantile (sì, quella dei bambini) almeno due romanzi raccontano quelle vicende molto bene. I ragazzi devono sapere e ricordare, visto che spesso gli adulti vogliono dimenticare, ma Bechis - per fortuna – no, e veglia.

MULHOLLAND DRIVE di D. Lynch / BRUCIO NEL VENTO di S. Soldini
Ho visto a distanza di pochi giorni i film di Lynch e Soldini e li ho trovati molto simili, pieni di fascino sinistro. Ritmi, incubi, ossessioni amorose, trame delittuose, siparietti comici, trasgressioni saffiche o incestuose… quasi fossero due puntate del medesimo sceneggiato. Lynch per _ di film è perfetto, calibrato, dalla parte dello spettatore, poi si lascia andare e confonde tutto e tutti divertendosi. Soldini smussa una storia greve di Agota Kristof, la stempera, la diluisce fino al meritato happy end. Entrambi intriganti, entrambi realizzati da due registi che sempre più camminano per i fatti propri, entrambi perciò doverosamente da seguire nelle loro intellettual-inquietanti avventure cinematografiche.

MOULIN ROUGE di B. Luhrmann
Non ricordavo le coreografie deliranti e lisergiche del musical e ne sono subito travolto. In una Parigi sensuale e di cartapesta si cantano – in un inglese straniante - esotismi, tradimenti, senso dell’arte e amore. Le bestialità del denaro e della tisi incombono. Sento ancora nel cervello lo svolazzare e i fruscii delle mille gonne mosse dal cancan delle ballerine, sono ancora abbagliato dai colori sgargianti di quelle mille sottane. Il pallore della Kidman, i suoi atteggiamenti distaccati, per la prima volta non li trovo scostanti ma riservati e mi conquistano. Sono stonatissimo e profondamente amusicale, perché allora quando incontro il regista Baz Luhrmann i suoi film mi riempiono d’entusiasmo? (vai alla recensione di Glauco Guardigli >>...)

© Giampaolo Mascheroni 2002 - per gentile concessione dell'autore

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