Il database più completo disponibile su Internet: The Internet Movie Database, una fonte inesauribile di informazioni!

scopri un sito dove leggere recensioni, saggi, articoli e attualità di cinema tratti da più di 300 testate internazionali! (in lingua inglese)

 

 

 

 
voi siete qui: drive index | cinema | Diario Americano: indice | aprile 2002

DIARIO AMERICANO: PROMEMORIA CINEMATOGRAFICI DI UNO SPETTATORE QUALUNQUE, a cura di Giampaolo Mascheroni


RAT RACE di J. Zucker
Sulle strade degli States la solita gara di poveracci alla rincorsa di un premio da due milioni di dollari. Non si ride, eppure molti degli attori presenti sono comici; non si versano lacrime, anche se il regista - dirigendo Ghost - ha dimostrato di saper essere romanticone; ci si annoia e basta. L’unica consolazione è scoprire che anche la pianificatissima macchina del cinema d’intrattenimento USA, a volte, fa cilecca.

IL FAVOLOSO MONDO DI AMELIE di J. Jeunet
Ho gli occhioni dilatati e ingenui della lettrice forsennata di romanzi rosa? Ho il cuore intristito o galvanizzato per le vicende di qualche eroina televisiva? Seguo con passione le vicissitudini di attricette carinissime e oche? No! Il film di Jeunet pare fatto per piacere a tutti i “buoni” e, pur se gustosissimo, è troppo studiato a tavolino: controlla con eccessiva sicurezza i moti delle emozioni e le sue sgangheratezze non sono certo genuine, quanto frutto di grande professionalità. Alla fine non ci si può che chiedere: dove se ne è andata la solarità ingenua che dovrebbe trasmetterci Amélie? (vai alla recensione di Paolo Ferrara >>...)

LA PIANISTA di M. Haneke
Trent’anni dopo Ultimo tango a Parigi, venticinque da L’impero dei sensi, venti da La signora della porta accanto, Haneke va a Cannes con questo film d’amore impossibile e si prende tre premi. Cosa ci avranno visto di speciale i giurati in una storia di morbosità e mene piccolo-borghesi, non riesco proprio a spiegarmelo. Il film non è né disturbante, né stimolante, solo involontariamente comico. Mi spiace: Storie, dello stesso regista, mi era piaciuto molto. (vai alla recensione di Marco Ferrari >>...)

SANTA MARADONA di M. Ponti
DA ZERO A DIECI di L. Ligabue
Giovinastri (più o meno attempati) sono i protagonisti di questi due film italiani. Alcune invenzioni visive e ritmiche sorprendentemente si trovano presenti in entrambi, ma quanto uno è fresco, divertente, ben recitato, l’altro è pomposo, ambizioso, falsamente tragico. Sono curioso di vedere il secondo film di Ponti, sono sicuro che non farò la fila per il terzo di Ligabue.

SPY GAME di T. Scott
BLACK HAWK DOWN di R. Scott (vai alla recensione di Marco Ferrari >>...)
I fratelli Scott girano film dal ritmo anfetaminico, dalle immagini fascinose, dove i complessi meccanismi della macchina cinema sono oliati alla perfezione e funzionano come non mai. Peccato che se ne sbattano allegramente dei contenuti di ciò che mettono in scena. In questo caso sono protagonisti gli Stati Uniti e alcuni suoi eroi. Da una parte due temerarie spie, con tutto il corollario romantico legato a tali figure, dall’altro un manipolo di soldati finiti a Mogadiscio e circondato dai ribelli somali. Bombe e bombette, fucilate e pistolettate, esplosioni e ferimenti ti tengono incollati il sedere alla sedia e gli occhi allo schermo. Purtroppo nei cinema dove li si proietta non si sente l’odore nauseante della carne bruciata di cadaveri (d’uomo, non certo di porco spennellato d’olio con il rosmarino) e attorno agli spettatori non fischia nessuna pallottola pericolosa e omicida: solo così si risveglierebbe in noi il sano orrore per la guerra, qualunque guerra.

L’UOMO CHE NON C’ERA di J. Coen
I cervelli pensanti di Joel e Ethan Coen sono prodigiosi. L’eccessiva intelligenza diventa a volte il loro limite, ma in questo film tutto funziona perfettamente: la fotografia è abbagliante, lo sviluppo della storia lascia a bocca aperta, l’attenzione non scema mai, la meticolosa ricostruzione d’epoca (1949) è un bagno salutare di cultura. Il ritmo circolare del film, poi, piano piano ti risucchia nel suo gorgo infido e t’annega, lasciandoti sul groppone parecchie domande toste: il denaro è veramente lo sterco del demonio? Una persona senza cattiveria, ma priva di imperativi morali, è più facilmente omicida? Quanto e quando l’autismo dei propri pensieri deve saper interagire con la collettività? La diffusione del benessere porta una migliore qualità della vita? E mille altre questioni nelle mille altre teste degli spettatori. Una sola certezza però: se sei a bolletta e hai combinato qualcosa di scorretto, non è proprio impossibile finire fritto sulla sedie elettrica. (vai alla recensione di Marco Ferrari >>...)

IL VOTO SEGRETO di B. Payami
Se pensate che Samuel Beckett sia stato solo un signore disturbato, e non quel fine umorista che era, allora questo film iraniano non fa per voi. Narra – in tempi reali, perciò lenti perché terzomondiali – l’impegno improbo e faticosissimo di una donna, nominata commissario di seggio, per far votare gli aventi diritto. Un militare indolente l’accompagna e tra pozzi d’acqua, semafori nel deserto, galline, uomini in fuga, analfabeti, discorsi su Dio e l’energia solare, si snoda un’esemplare vicenda, paragonabile per classicità solo alla comicità dilaniante di alcuni testi del teatro dell’assurdo.

A BEAUTIFUL MIND di R. Howard
Il regista Ron Howard (ricordate il Ricky Cunningham di “Happy Days”? è lui) non brilla per genialità eppure il suo è sempre un cinema dignitoso (a parte l’infame Fuoco assassino), un cinema da tenere d’occhio. L’attore Russell Crowe interpreta in maniera magistrale un matematico, prima geniale, dopo schizofrenico, infine insignito del Nobel. Il delirio – quasi infantile – del primo tempo: la guerra fredda, le spie in nero, codici crittografici pazzeschi, lo si comprende e apprezza solo con la visione del secondo tempo. Allora non conta più niente, né la malattia del protagonista, né la follia avanzante, né la fama che verrà, ma solo l’amore sponsale: irresponsabile, romantico, folle, e - soprattutto - fedele oltre ogni limite. (vai alla recensione di Marco Ferrari >>...)

LA VERA STORIA DI JACK LO SQUARTATORE di A. e A. Hughes
L’iniziale bagno nella solita Londra ottocentesca, dickensiana e putrida, è un po’ disturbante. Ma con l’aiuto dell’ispettore Abberline (Johnny Deep), spanato tra gli spanati e cultore dei fumi “chiarificatori” dell’oppio, si segue volentieri l’andamento del film con le sue logiche massoni e classiste. Peccato per il finale riservato alla bellissima signorina Mary (Heather Graham). In platea gli ominidi più evoluti, me compreso, ululavano come licantropi stregati dalla luna ad ogni di lei passaggio.

IL SIGNORE DEGLI ANELLI di P. Jackson (vai alle recensioni di Marco Ferrari e Paolo Ferrara >>...)
HARRY POTTER E LA PIETRA FILOSOFALE di C. Columbus (vai alla recensione di Paolo Ferrara >>...)
Da Tolkien uno sceneggiato vecchio stile, con momenti di forte tensione alternati a svolazzi della mente e a bonari dialoghi col prossimo. Inappuntabile la messa in scena, ma il troppo mostrare del cinemascope stempera l’alone metafisico presente nella pagina del libro. Eroico e imperdibile, almeno per un pubblico adolescente. Più a misura d’infanzia Harry Potter, in cui il bambino viene immediatamente rapito e catapultato nel film: a vincere e a penare con eroi suoi simili, in un mondo dove la magia è quella che ogni pargolo (almeno dell’Occidente) immagina che sia. Anche in questo caso inappuntabili le scenografie. L’inizio de Il Signore degli anelli è un po’ melenso, pare - per un attimo - di essere finiti nel paese dei puffi che stanno pubblicizzando le merendine del Mulino Bianco. Mentre gli occhioni di Harry, amplificati dagli occhiali, sembrano subito quelli di un magico gufo. Jackson è più ingenuo, Columbus (quello di Mamma ho perso l’aereo e Mrs. Doubtfire) più scaltro. Nessuno dei due prodotti farà la storia del cinema, ma entrambi fanno subito molto per il nostro grasso divertimento.

  drive index | cinema | archivio recensioni
Copyright 1999-2003 Stefano Marzorati | a True Romance Production
scrivete a drive