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DIARIO
AMERICANO: PROMEMORIA CINEMATOGRAFICI DI UNO SPETTATORE QUALUNQUE,
a cura di Giampaolo
Mascheroni
FAST
AND FURIOUS di R. Cohen
Scommesse micidiali vivificano la vita di tanta gioventù
americana: auto con motori truccatissimi e spinti al massimo si
sfidano per le vie notturne delle città. Un poliziotto si
infiltra nellorganizzazione per mettere fine alle corse pazze,
tra laltro finanziate con rapine a TIR. Che dire di più?
Brutte sono le macchine, brutti sono i protagonisti, brutta è
la sala cinematografica che lo ha programmato e tonto sono io che
ho pagato il biglietto. Le cronache mi ricordano che anche da noi,
le notti saccendono di gare clandestine dauto. Un mondo
brutto (i permalosi dicono sia il migliore mai creato dalluomo)
non può che produrre generazioni dimbecilli.
Il
MISTERO DELLACQUA di K. Bigelow
Sono un cultore della regista Bigelow e per tutta la durata
del film mi sono agitato sulla sedia nel cercare dintuire
dove andasse a parare tutto quel procedere, anche coraggioso, delle
due storie parallele: la gita in barca dello scrittore - interpretato
da Sean Penn - e di suo fratello con le rispettive compagne,
e la storiazza ottocentesca dincesto nordico, emigrazione,
furia omicida ecc. Un po mi urtavano il non detto, la crisi
creativa del poeta, le tentazioni della carne, i sottintesi... Poi
la tempesta finale, con le sue tragiche conseguenze e un gratuito
sacrificio salvifico, dà senso (se non razionale, di sicuro
emotivo) a tutto il film facendolo diventare pure bello.
PRINCIPI
E PRINCIPESSE di M. Ocelot
Vai a vedere un cartone animato accompagnando i figli e scopri un
prodotto dintelligenza e resa estetica superiore per qualità
a un sacco di film per adulti. Sei favole raccontate con le ombre,
con le tipiche silhouette settecentesche, dambientazione ed
epoche storiche diverse per introdurre gli spettatori di ogni età
alla cultura (grafica, musicale, enciclopedica ecc.), allironia,
al buon gusto, alla tolleranza... Lo voglio questo film, subito,
da tenere sul mio comodino, per non dimenticarlo mai!
THE
OTHERS di A. Amenabar
Atmosfere alla Giro di vite di Henry James, con tensioni
da romanzo di fantasmi anglosassone, unite ad una religiosità
un po manichea, e da rosario ispanoamericana, in un mix di
grande raffinatezza. Il tutto girato in maniera inappuntabile (dalla
fotografia alla direzione degli attori) da questo Amenabar (cileno)
che fa ben sperare per un suo futuro registico radioso. Il colpo
di scena finale, dove le molte tessere del puzzle sincastrano
alla perfezione, nellillogicità gotica delloperazione,
è logicissimo e illuminante. (leggi
la recensione di Marco Ferrari >>...)
CODICE:
SWORDFISH di D. Sena
Un regista-bestia (Sena), un attore-bestia (Travolta), una sceneggiatura-bestia
per un film dai contenuti fascinosi e sinistri, almeno per me. Il
cattivo, terrorista, bandito, corruttore, per nulla simpatico, in
un concitato e delirante finale riesce addirittura a farla franca:
insomma vince. Si scoprirà poi che le sue azioni tanto nefaste
erano compiute a fin di bene, per la difesa suprema delle libertà
occidentali. Per cui lo stronzone in realtà era buono. Lo
stile del regista non mi è piaciuto per nulla, ma dialoghi
così ambigui sul cosa i militari intendano per dovere mha
fatto veramente piacere. Che sia un monito alle democrazie dai muscoli
facili, dai servizi segreti sempre più paralleli e incontrollabili?
SAVE
THE LAST DANCE di T. Carter
Minorenne bianca, rimasta orfana di madre, deve raggiungere il padre
(separato e musicista sbrindellato) in unaltra città,
dove finisce in un tostissimo quartiere di neri, e ricominciare
da capo. Alla fine troverà lamore (pure multirazziale
come i biscotti Ringo) ed entrerà in una prestigiosa
scuola di danza classica. Loperazione vorrebbe essere politicamente
corretta, ma rimane troppo, troppo superficiale e adolescenziale,
con stile adatto a ragazzine dagli 11 ai 14 anni, cioè con
battiti di ciglia, soprassalti al cuoricino, pensierini zuccherosi
e principi azzurri. A confronto Flashdance è un piccolo capolavoro.LA
MALEDIZIONE DELLO SCORPIONE DI GIADA di W. Allen
Parodia-omaggio perfetta al cinema noir americano degli anni 40.
Un Woody Allen che può piacere anche a quelli che lo detestano
per il suo mostruoso egocentrismo. La storia è gialla, allucinante
e ironica con esotismi, ipnotismi e battute fulminanti ed aforistiche
del miglior Allen che la rendono godibilissima. Al solito perfetto
(forse troppo) il decor. Tenero il finale dove trionfa lamore
vero, dico tenero se penso alle travagliatissime vicende amorose
di Woody Allen.
IL
PIANETA DELLE SCIMMIE di T. Burton
Da tempo apprezzo il talento di Tim Burton, ma non mi piace:
ha un ritmo narrativo che non va allunisono con il mio battito
cardiaco: sottolinea ed esaspera cose che non mi interessano, sorvola
su altre per me importanti. Per cui sono andato a vedere questo
film pieno di titubanze. Loperina è invece gradevole
anche se tutta di superficie, non annoia e si fa apprezzare per
la bonaria presa in giro del protagonista circa il suo rapportarsi
agli altri: così pieno di sé, delle sue conoscenze,
delle sue armi, delle sue possibilità di cambiare a piacimento
il proprio destino. E tutto sommato ci fa la figura del ciula: dopo
aver vinto inaspettatamente una battaglia contro le scimmie guerriere,
lascia una ragazza selvaggia con il corpo da playmate del mese per
tornarsene alla sua amata terra, al suo mondo che gli piace tanto.
Ma il destino crudele lo farà fesso, e solo allora il protagonista
finalmente diviene simpatico.
VIAGGIO
A KANDAHAR di M. Makhmalbaf
Odissea picaresca di una giornalista dorigine afgana verso
Kandahar alla ricerca della sorella amputata alle gambe e dai propositi
suicidi. Dapprima lasciata a piedi e rapinata dai banditi, poi guidata
da un bambino scartato da talebani perché stonato ( teoria
si selezione militare molto interessante), poi da un medico con
finta barba di profeta e di provenienza afro-americana, infine aggregata
a un corteo nuziale più falso che vero. Le fascinose gambe
di manichini che piovono paracadutate dal cielo, ed inseguite da
una mandria in corsa di amputati da mine con stampelle; il lungo
primo piano del medico sul carretto che racconta la sua personale
ricerca di Dio; il corteo di donne dai veli multicolori e dal fascino
cromatico incredibile, a rompere le linee orizzontali del deserto:
sono solo alcune scene indicative di una interessante e autoriale
scelta registica: portare critiche di natura sociale (al burqa,
alla povertà miserrima degli afgani etc.) più che
con stile documentaristico in modo quasi estetizzante. (leggi
la recensione di Marco Ferrari >>...)
© Giampaolo Mascheroni 2002 - per gentile concessione dell'autore
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