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voi siete qui: drive index | cinema | Diario Americano: indice |  dicembre 2001/2

DIARIO AMERICANO: PROMEMORIA CINEMATOGRAFICI DI UNO SPETTATORE QUALUNQUE, a cura di Giampaolo Mascheroni

FAST AND FURIOUS di R. Cohen
Scommesse micidiali vivificano la vita di tanta gioventù americana: auto con motori truccatissimi e spinti al massimo si sfidano per le vie notturne delle città. Un poliziotto si infiltra nell’organizzazione per mettere fine alle corse pazze, tra l’altro finanziate con rapine a TIR. Che dire di più? Brutte sono le macchine, brutti sono i protagonisti, brutta è la sala cinematografica che lo ha programmato e tonto sono io che ho pagato il biglietto. Le cronache mi ricordano che anche da noi, le notti s’accendono di gare clandestine d’auto. Un mondo brutto (i permalosi dicono sia il migliore mai creato dall’uomo) non può che produrre generazioni d’imbecilli.

Il MISTERO DELL’ACQUA di K. Bigelow
Sono un cultore della regista Bigelow e per tutta la durata del film mi sono agitato sulla sedia nel cercare d’intuire dove andasse a parare tutto quel procedere, anche coraggioso, delle due storie parallele: la gita in barca dello scrittore - interpretato da Sean Penn - e di suo fratello con le rispettive compagne, e la storiazza ottocentesca d’incesto nordico, emigrazione, furia omicida ecc. Un po’ mi urtavano il non detto, la crisi creativa del poeta, le tentazioni della carne, i sottintesi... Poi la tempesta finale, con le sue tragiche conseguenze e un gratuito sacrificio salvifico, dà senso (se non razionale, di sicuro emotivo) a tutto il film facendolo diventare pure bello.

PRINCIPI E PRINCIPESSE di M. Ocelot
Vai a vedere un cartone animato accompagnando i figli e scopri un prodotto d’intelligenza e resa estetica superiore per qualità a un sacco di film per adulti. Sei favole raccontate con le ombre, con le tipiche silhouette settecentesche, d’ambientazione ed epoche storiche diverse per introdurre gli spettatori di ogni età alla cultura (grafica, musicale, enciclopedica ecc.), all’ironia, al buon gusto, alla tolleranza... Lo voglio questo film, subito, da tenere sul mio comodino, per non dimenticarlo mai!

THE OTHERS di A. Amenabar
Atmosfere alla Giro di vite di Henry James, con tensioni da romanzo di fantasmi anglosassone, unite ad una religiosità un po’ manichea, e da rosario ispanoamericana, in un mix di grande raffinatezza. Il tutto girato in maniera inappuntabile (dalla fotografia alla direzione degli attori) da questo Amenabar (cileno) che fa ben sperare per un suo futuro registico radioso. Il colpo di scena finale, dove le molte tessere del puzzle s’incastrano alla perfezione, nell’illogicità gotica dell’operazione, è logicissimo e illuminante. (leggi la recensione di Marco Ferrari >>...)

CODICE: SWORDFISH di D. Sena
Un regista-bestia (Sena), un attore-bestia (Travolta), una sceneggiatura-bestia per un film dai contenuti fascinosi e sinistri, almeno per me. Il cattivo, terrorista, bandito, corruttore, per nulla simpatico, in un concitato e delirante finale riesce addirittura a farla franca: insomma vince. Si scoprirà poi che le sue azioni tanto nefaste erano compiute a fin di bene, per la difesa suprema delle libertà occidentali. Per cui lo stronzone in realtà era buono. Lo stile del regista non mi è piaciuto per nulla, ma dialoghi così ambigui sul cosa i militari intendano per dovere m’ha fatto veramente piacere. Che sia un monito alle democrazie dai muscoli facili, dai servizi segreti sempre più paralleli e incontrollabili?

SAVE THE LAST DANCE di T. Carter
Minorenne bianca, rimasta orfana di madre, deve raggiungere il padre (separato e musicista sbrindellato) in un’altra città, dove finisce in un tostissimo quartiere di neri, e ricominciare da capo. Alla fine troverà l’amore (pure multirazziale come i biscotti “Ringo”) ed entrerà in una prestigiosa scuola di danza classica. L’operazione vorrebbe essere politicamente corretta, ma rimane troppo, troppo superficiale e adolescenziale, con stile adatto a ragazzine dagli 11 ai 14 anni, cioè con battiti di ciglia, soprassalti al cuoricino, pensierini zuccherosi e principi azzurri. A confronto Flashdance è un piccolo capolavoro.LA MALEDIZIONE DELLO SCORPIONE DI GIADA di W. Allen
Parodia-omaggio perfetta al cinema noir americano degli anni ’40. Un Woody Allen che può piacere anche a quelli che lo detestano per il suo mostruoso egocentrismo. La storia è gialla, allucinante e ironica con esotismi, ipnotismi e battute fulminanti ed aforistiche del miglior Allen che la rendono godibilissima. Al solito perfetto (forse troppo) il decor. Tenero il finale dove trionfa l’amore vero, dico tenero se penso alle travagliatissime vicende amorose di Woody Allen.

IL PIANETA DELLE SCIMMIE di T. Burton
Da tempo apprezzo il talento di Tim Burton, ma non mi piace: ha un ritmo narrativo che non va all’unisono con il mio battito cardiaco: sottolinea ed esaspera cose che non mi interessano, sorvola su altre per me importanti. Per cui sono andato a vedere questo film pieno di titubanze. L’operina è invece gradevole anche se tutta di superficie, non annoia e si fa apprezzare per la bonaria presa in giro del protagonista circa il suo rapportarsi agli altri: così pieno di sé, delle sue conoscenze, delle sue armi, delle sue possibilità di cambiare a piacimento il proprio destino. E tutto sommato ci fa la figura del ciula: dopo aver vinto inaspettatamente una battaglia contro le scimmie guerriere, lascia una ragazza selvaggia con il corpo da playmate del mese per tornarsene alla sua amata terra, al suo mondo che gli piace tanto. Ma il destino crudele lo farà fesso, e solo allora il protagonista – finalmente – diviene simpatico.

VIAGGIO A KANDAHAR di M. Makhmalbaf
Odissea picaresca di una giornalista d’origine afgana verso Kandahar alla ricerca della sorella amputata alle gambe e dai propositi suicidi. Dapprima lasciata a piedi e rapinata dai banditi, poi guidata da un bambino scartato da talebani perché stonato ( teoria si selezione militare molto interessante), poi da un medico con finta barba di profeta e di provenienza afro-americana, infine aggregata a un corteo nuziale più falso che vero. Le fascinose gambe di manichini che piovono paracadutate dal cielo, ed inseguite da una mandria in corsa di amputati da mine con stampelle; il lungo primo piano del medico sul carretto che racconta la sua personale ricerca di Dio; il corteo di donne dai veli multicolori e dal fascino cromatico incredibile, a rompere le linee orizzontali del deserto: sono solo alcune scene indicative di una interessante e autoriale scelta registica: portare critiche di natura sociale (al burqa, alla povertà miserrima degli afgani etc.) più che con stile documentaristico in modo quasi estetizzante. (leggi la recensione di Marco Ferrari >>...)

© Giampaolo Mascheroni 2002 - per gentile concessione dell'autore

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