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DIARIO
AMERICANO: PROMEMORIA CINEMATOGRAFICI DI UNO SPETTATORE QUALUNQUE,
a cura di Giampaolo
Mascheroni
Inauguriamo
una nuova rubrica della sezione cinema grazie al contributo di Giampaolo
Mascheroni, amico e compagno d'avventure nell'esperienza, breve
ma intensa, di un giornale comasco che si chiamava La Tribuna.
Questo suo Diario dovrebbe diventare un appuntamento periodico
sulle pagine di Drive magazine. Cinema in pillole e appunti per
recuperare prime visioni perse o trovarne qualcuna di buona negli
scaffali delle videoteche. Giampaolo parla chiaro e con ruvida saggezza
di spettatore pagante, il che non è poco... Stefano Marzorati
I CAVALIERI CHE FECERO LIMPRESA di
P. Avati
Cosa sono quei segnali di cattivo gusto
che Avati sparge qua e là nel film (bruciamenti, sgozzamenti,
budella fuoriuscite etc.)? Mi dicono gli esperti che stanno a significare
la cruda realtà del Medioevo. Io non credo, mhanno
solo ricordato il tocco greve e gratuito di tanti registi di serie
Z italiana (John Old jr. o peggio ancora Deodato). Perché
Avati che è intelligente e imprenditorialmente bravo non
rimonta il film tagliando tutte le scene splatter? Durerebbe il
giusto, certo il prodotto sembrerà più ingenuo e con
meno pretese storiche, ma linteresse per la sorte degli eroi
che cercano di sottrarre la Sacra Sindone ai cattivoni risulterebbe
molto, molto più intrigante per un pubblico di tutte le età.
LINFEDELE di
L. Ullmann
Bergman presta una storia alla Ullman
che la mette in scena senza concedere allo spettatore una qualsiasi
via di fuga: la tragedia dellinfedeltà parte come un
gioco leggero e precipita in un gorgo infinito di tristezze. Il
tutto affiora piano piano, grazie ad unintelligente invenzione
drammaturgica in cui lautore interroga un po titubante,
quasi con garbo, la protagonista dellintera vicenda che dice
e non dice, che capisce e non capisce, che ama e tradisce, che voleva
e non voleva
La mano del moralista Bergman risulta pesantissima
e ravana direttamente nelle nostre interiora, chiedendoci
di essere meno facili e superficiali soprattutto nei devastanti,
perché intensissimi, rapporti amorosi.
AMERICAN PSYCO di M. Harron
Se temete lidiozia dellhorror sanguinolento, non preoccupatevi,
è tutta concentrata nel trailer, tanto che il film finisce
per essere un prodotto un po leccatino. Si racconta dun
tale bello, ricco e stronzo (e già la tal cosa ci gusta)
che per passare il suo tempo finge di lavorare, cura con mania il
proprio corpo, il proprio abbigliamento, i rapporti esteriori e
che, poi, a furia doccuparsi di fregnacce, diventa un serial
killer. La regista si guadagna la sufficienza con un finale aperto:
gli ammazzamenti sono stati solo immaginati dal protagonista, o
è la società civile che li ha rimossi, incapace dammettere
daver generato un mostro per la vuotezza delle proprie regole?
FERITE
MORTALI di A. Bartkowiak
Finalmente si parla poco e si rompe tutto. Storiazza di polizia
corrotta e di qualche puro che cerca di contrapporsi ad un sistema
marcio. Seagal ci mette la sua faccia di pietra, ma soprattuto le
sue mani e i suoi piedi, sempre di pietra, per aiutare il regista
a passare tutto in un tritarifiuti. Il risultato è una colonna
sonora che funziona bene, un centinaio di macchine ridotte in cenere
e una buona dose di adrenalina. Il dialogo finale, mentre passano
i titoli di coda, è di una volgarità sublime e perciò
di un divertimento inaspettato.
LA
COMUNIDAD di A. de la Iglesia
Un condòmino vince al totocalcio, ma non vuole dividere la
grossa somma di denaro con gli altri abitanti del palazzo, di conseguenza:
equivoci, agguati, morti. Il tutto vorrebbe essere servito su di
un piatto condito dumorismo nero, però la storia fa
acqua da tutte le parti, in bilico comè tra vita reale
e apologo surreale. Solo lultima mezzora, dove la totale
implausibilità spadroneggia, allora ci si diverte. E
troppo poco per vederlo, se siete poveri cominciate a risparmiare
il prezzo del biglietto e con quei soldi, perché no, giocatevi
una schedina del totocalcio, ma da soli.
FINAL
FANTASY di H. Sakaguchi
Video gioco più animazione computerizzata uguale a un cartone
animato barboso. E evidente che qualcosa non funziona. Non
sono i personaggi poco umani, per quanto mi riguarda potevano essere
anche di legno, con al massimo due espressioni facciali. E
la vicenda che, scivolata via la prima metà (un po
azione militaresca e un po descrizione di come si vive blindati
nel mondo futuro), sincasina in menate di spiritualità
new age buone magari per ritrovare una condizione psicofisica ottimale,
ma non certo per dare anima e corpo ad un film davventura.
Ad un certo punto lunica cosa in agguato non sono gli alieni,
ma la noia.
THE
GIFT di S. Raimi
E una tradizione che non manca nel cinema americano quella
del dono della profezia visto come peso doloroso da portare. Raimi
che ama giocare con i generi (fantahorror, western, avventura
)
dà una sua delicata versione del genere percezioni extrasensoriali.
La storia è semplicissima: una vedova che legge le carte
ha premonizioni nefaste e aiuta lo sceriffo a risolvere un omicidio.
Tutto lì. In verità il film è una riflessione
sensibile sullamore, filiale, paterno, sponsale, e soprattutto
sullamore venuto a mancare (vedovanza per la morte del marito,
perdita del padre, uccisione della figlia, abusi familiari etc.),
ma tutto è poco tragedia e molto sguardo caritatevole e tenerezza.
E troppo per un film horror?
© Giampaolo Mascheroni 2002 - per gentile concessione dell'autore
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