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DIARIO
AMERICANO: PROMEMORIA CINEMATOGRAFICI DI UNO SPETTATORE QUALUNQUE,
a cura di Giampaolo
Mascheroni
LA MALA EDUCATION di P. Almodovar
Almodovar cerca di maneggiare con cura una narrazione delicata qual
è quella autobiografica, ma ci riesce solamente prendendone
le distanze e costruendo, con raffinatezza un po artificiale,
un noir imperdibile per un cinefilo: film nel film, storia nella storia,
scrittura letteraria nella scrittura filmica, buoni che diventano
cattivi e pervertiti che, probabilmente, sono gli unici ad amare sinceramente.
Loperazione risulta più cerebrale che fegatosa, più
distaccata che partecipata, e il plauso non può che essere
meno unanime e appassionato, rispetto alle sue ultime opere, dove
un materiale demenziale e di poco pregio finiva per trasformarsi in
qualcosa di molto prezioso e di molto più toccante.
LE CONSEGUENZE DELLAMORE di P. Sorrentino
Un signore vive solo, in un albergo di Lugano. Tutto il film lo passiamo
a ricostruire, tassello su tassello, i casi della vita che lo hanno
portato lì e lo hanno trasformato in quello che è. Mentre
la visione filmica scorre, ci carichiamo di emozioni, di apprensioni,
rimpolpiamo la nostra mente di annotazioni morali e psicologiche,
e con la canzone di Ornella Vanoni scopriamo che ci vuol pazienza,
molta pazienza per
per capire lamore, lamicizia,
quindi ogni cosa. Quando un film è ben fatto come questo, che
sia giallo, che sia cerebrale, che sia calibratissimo, continua a
rimanerti dentro, a risuonarti nella mente per settimane: non finisce
di certo allorché la maschera ti sbatte fuori gentilmente dalla
sala. E il cinema che sattacca alle ossa e le irrobustisce
dimperativi etici. Come non ricordare lassurdo (?) gesto
finale del protagonista e lamico, al lavoro sui pali dellalta
tensione, flagellato dal freddo?
THE TERMINAL di S. Spielberg
Spielberg sa fare cinema, fa bel buon cinema: quando mostra la guerra
è roboante e retorico, quando diverte con la commedia è
gentile e buonista, quando gioca con lavventura è anfetaminico
e sorprendente, ma in una cosa Spielberg non riesce più: a
illuderti che quello che scorre sullo schermo sia magico, e non perfetta
industria dellintrattenimento. Ciò non è disdicevole
se lo si sa; Terminal ti fa passare del tempo sereno, senza pensieri
neri per la testa: per alcuni è poco, per altri è molto.
EROS di M. Antonioni, S. Soderbergh, W. Kar-wai
Arriva Antonioni, al seguito Kar-wai, chiude il codazzo il sopravvalutato
Soderbergh. La locandina è disegnata da Mattotti, fumettaro
raffinato oltremisura. Il tema dei tre microfilm per un quarantenne
dovrebbe essere il top. Perciò vado, aspettandomi cervelli
e corpi. Conclusione: una pacifica e beata dormita, piacevolmente
interrotta dai disegni di Lorenzo Mattotti, semianimati in maniera
suggestiva e con in sottofondo una struggente canzone di Caetano Veloso.
Il resto un dormiveglia pieno di buchi neri (pardon, lungi da me qualsiasi
allusione anatomico-sessuale). Mi chiedo: da quando leros fa
dormire durante? Non era dopo?
IL SEGRETO DI VERA DRAKE di M. Leigh
La sapienza cinematografica di Mike Leigh è mozzafiato: poche
ma indispensabili le parole, rarefatta ma mai inutile la musica,
e la macchina da presa nuda e cruda a mostrare con pudore degli
attori incredibili: maschere di tragedia trattenuta, sempre affrontata
con dignità, a volte dolente, per nulla ridicola. Il risultato
è unopera dove testa e cuore (o è cuore e testa?)
la fanno da padrone e il cinema, arte poco più che centenaria
quindi giovane, ancora una volta ti invade con tutta la sua fresca
e necessaria vitalità.
©
Giampaolo Mascheroni 2005 - per gentile concessione dell'autore
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