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DIARIO
AMERICANO: PROMEMORIA CINEMATOGRAFICI DI UNO SPETTATORE QUALUNQUE,
a cura di Giampaolo
Mascheroni
MI PIACE LAVORARE di F. Comencini
Tema: il mobbing: subdolo, cattivo, snervante, devastante.
Il film è prodotto sotto gli auspici del sindacato e delicatamente
morde. La signora Benigni, interpretando accorata una donna qualunque
perseguitata sul posto di lavoro, riesce a muovere con intensità
le viscere degli spettatori. Commovente è pure Arianna, nei
panni di figlia sensibile, con le labbrone imbronciate, carinissima
nelle sue propensioni terzomondiali (frequenta vari disperati del
sud del mondo) e nel leggere le storie alla mamma stanca. Il plot
narrativo è un po deamicisiano, lepisodio del saggio
finale di danza, a cui la bambina non può partecipare perché
la mamma è assente e vessata dal capo, poteva esserci risparmiato:
altrimenti siamo più dalle parti di un romanzetto per ragazzine
impegnate e propense alle lacrime, che di unopera destinata
a uomini rudi, politicizzati e iscritti al sindacato.
ONG-BAK di P. Pinkaew
Film tailandese a base di gomitate e ginocchiate. Si inizia come fosse
neorealismo italiano (cè un villaggio impoverito dalla
carestia a cui rubano la testa del Budda protettore, con i suoi abitanti
che tengono facce emaciate da paura), si termina infilandosi
nel più straordinario dei film davventura di serie B.
Negli inseguimenti ci si ricorda di Bud Spencer e Terence Hill, nei
combattimenti di John Woo. In mezzo un giovane pacifico, religioso,
che per rimanere tale e sopravvivere indenne alla corruzione della
città (droga, commercio clandestino di antichità, mafia
ecc.) è costretto a dare botte da orbi di una violenza inaudita.
Finalmente il degno erede di Bruce Lee. Qualche parola, ma soprattutto
tante, tantissime strabilianti acrobazie.
TWO SISTERS di K. Jee-woon
Un perfetto Giro di vite in salsa orientale. Un dramma, con
tanto di incubi, vissuto in una casa con sfondo lacustre e per nulla
insonorizzata. Dicono tratto da una favola tradizionale coreana, in
verità siamo in pieno gotico anglosassone: ragazzine pallide,
governante perfida, mobilio che sbatte e scricchiola, fantasmi, padre
tardo a capire. Cè sangue, neanche tanta fifa (più
angoscia) e per niente arena (nel senso di splatter). Nel finale,
quasi didascalico, tutto ci è clinicamente spiegato e possiamo
tirare un sospiro di sollievo, si fa per dire.
COLLATERAL di M. Mann
E sempre un bel vedere quando si incappa incidentalmente in
un classicone western, con un perfido bounty killer che si
fa scarrozzare su una diligenza, per far fuori il più rapidamente
possibile le vittime prescelte. Come in tanti classici, limpavido
di turno, piano piano, diventerà così forte da spazzare
via, non senza patemi danimo, lantagonista cattivissimo.
Come dite? Non cerano cavalli, ma piuttosto automobili
e anche il saloon, sì, era una discoteca; e cera una
metropolitana non un treno a vapore
Fa niente, nonostante io
abbia percepito una cosa e voi unaltra, la sostanza rimane la
medesima: se volete respirare a pieni polmoni un film di vecchio stampo,
eccovi il prodotto ideale: è violento ma pudico, ironico ma
serio, poliziesco ma western, misantropo ma non misogino...
LA RAGAZZA CON LORECCHINO DI PERLA di P. Webber
LOONEY TUNES. BACK IN ACTION di J. Dante
Ogni cosa è sospesa, ovattata tra le nebbie, lacqua dei
canali, la pittura fotografica di Vermeer. Ero talmente prevenuto
che La ragazza con lorecchino di perla non mi è
neanche dispiaciuto: la Scarlett Johansson, la sua virtù
servile, il suo essere umile, vale la spesa del biglietto. Del resto,
si sa: assistere a uno pseudosceneggiato dal cuore tremulo, con labbra
tumide, pelli delicate e gioelli, spaparanzato tra le poltrone comode
di un cinema e con lo sguardo che naviga perso sul grande schermo,
non è mai cosa inutile. Se invece vi interessa larte,
quella vera, allora dimenticatevi questo film, piuttosto non perdetevi
Looney Tunes. A parte le vaccate sparse a man bassa nel film
dalla mano intelligente e dispettosa di Joe Dante, la sequenza
di inseguimenti ambientata tra i quadri del Louvre, quella sì
è una bomba propedeutica allarte, più forte di
un sacco di lezioni cattedrattiche, capace di raggiungere in scioltezza
lobbiettivo di farci desiderare una fruizione artistica gioiosa
e permanente.
I DIARI DELLA MOTOCICLETTA di W. Salles
STARSKY & HUTCH di T. Phillips
Secondo alcuni ci sono icone e icone, certe meritevoli, altre no.
Secondo me tutto quello che è setacciato dal commercio ha un
solo valore: mercantile, che siate Padre Pio, la Madonna, Che Guevara,
Starsky & Hutch, Jim Morrison o Batman. Il
regista Salles, narrando un viaggio giovanile di Che Guevara,
sceglie la via dellagiografia per i puri di spirito, mostra
unavventura piana, ma con situazioni vivide e intense (lamicizia
virile, linnamoramento, la strada, i paesaggi naturali,
il vento che ti accarezza mentre cavalchi una moto potente, la scoperta
delle ingiustizie, lincontro con la malattia e le prime domande
sul senso della vita) e alla fine emoziona. Non scandisce slogan,
non assorda con musicacce rutilanti, colpisce le anime semplici alleggerendogli
il peso della vita e spalmandole di buoni pensieri.
Al contrario, non tanto nella resa, quanto nella forma, il regista
Todd Phillips, per rappresentare al meglio Starsky e Hutcth
sceglie lunica via possibile: quella della parodia garbata,
con locchio affettuoso di chi ha apprezzato la serie TV. Ma
il ritmo cè, la sceneggiatura non arranca, il divertimento
non manca, e si assiste col sorriso ad un cinema leggero, per nulla
caustico, ma nemmeno deficiente.
©
Giampaolo Mascheroni 2004 - per gentile concessione dell'autore
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