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DIARIO AMERICANO: PROMEMORIA CINEMATOGRAFICI DI UNO SPETTATORE QUALUNQUE, a cura di Giampaolo Mascheroni


TIMELINE di R. Donner

Dal romanzo di Crichton, per i ragazzotti protagonisti un salto indietro nel tempo dai giorni nostri fino al Medioevo. Film con amorazzi, soldataglia, una spruzzata di storia e di scienza tecnologica sopraffina, adatto unicamente agli studenti di college americani. Si salva solo l’assedio al castello che Donner gira con mano robusta, il resto è spazzatura TV per gente che, mentre è al cinema, pomicia, scoreggia, mangia il popcorn e pensa di vivere nel piu “giusto” dei mondi.

LADYKILLERS di J. e E. Coen
TRE METRI SOPRA IL CIELO di L. Lucini

Pago il biglietto, mi siedo in sala e mi godo un gradevolissimo filmetto. Pago il biglietto, mi siedo in sala e mi sorbisco malamente una robetta buona per ragazzine con la testa piena di segatura e il reggiseno push-up. L’uno, lieve, è tre metri sopra il cielo, pur essendo ambientato in cantina; l’altro, puerile, tre metri sottoterra, pur volendo raccontare d’amore. Una sola domanda: se qualche critico ha osato dubitare della “bontà” cinematografica dei fratelli Coen, io cosa devo onestamente pensare delle menti di Lucini e di Moccia, rispettivamente regista e romanziere-sceneggiatore di Tre metri sopra il cielo?

LA DONNA PERFETTA di F. Oz

Il regista Frank Oz, dimenticato il cervello da qualche parte - spero non nella ciotola del cibo per il gatto -, si traveste da Ed Wood e gira un perfetto film di serie Z. Se aspirate al trash patinato, con interpreti prezzolati e cast tecnico di prima categoria, ma con una dose di idiozia veramente disturbante, ecco: questo è il prodotto adatto a voi. Per quanto mi riguarda il consiglio è, se potete, di perderlo.

THE COMPANY di R. Altman

E’ un film semplice; al centro lo sguardo di un anziano che cerca di mostrare la bellezza. La bellezza prestante e fisica di certe danzatrici; la bellezza straordinaria di alcuni balletti, sia nelle coreografie che negli apparati scenografici; la bellezza dell’innamoramento fra due giovani; la bellezza del tempo atmosferico, che a volte interagisce con i gesti degli uomini. Tutto qui. La cinepresa con sguardo senile, affettuoso, leggermente malinconico, ha gettato a mare comizi, rabbie, aspettative, artifici e vuole cercare, forse con ingenuità, il bello delle cose belle, in questo caso aiutata dalla grazia disciplinata della danza classica.

L’AMORE RITORNA di S. Rubini

Il signor Rubini Sergio ne ha fatta di strada: se ne infischia del prossimo e ti butta in faccia uno strano e personale film, con tanto di fanciulla fantasma girovaga in abito della festa e attore quarantenne malato alle prese con la fifa di morire, e quindi con i bilanci sulla propria vita. Il risultato è che la stoffa del regista sempre più si sta tingendo d’autore: emoziona, intriga, non copia nessuno e ti porta per mano dentro un altro universo, il suo, dove l’egocentrismo sembra dilagare, ma in verità finisce per parlare di questioni che interessano tutti.

TROY di W. Petersen

A grandi linee la trama omerica (forse chi si è mostrato più confuso è stato proprio lo sceneggiatore del film) la sanno anche i sassi delle mura di Troia. Meglio, non perderete tempo a seguire le vicende da soap-opera della storia, ma vi concentrerete sui duelli, le cavalcate, le battaglie, le grida irose degli eroi, i pianti per le morti e le follie dell’amore. Se siete persone perbene, mossi nella vita da modi gentili e attenti ai valori civili, correte a vedere queste 2 ore e 40 di film maschio e teutonico: la vostra aggressività latente svaporerà, i vostri muscoli flaccidi vibreranno, i vostri occhi manderanno lampi di forza belluina e sarete riconfermati nella convinzione che la guerra, quella coperta di gloria, è roba d’altri tempi e buona per il cinema. La realtà, per essere goduta, non può che essere pacifica.

ADRENALINA BLU di L. Couvelaire

Per favore, basta trasposizioni di fumetti al cinema! Il fumetto non è quella cosa sciatta che scorre sul grande schermo: una vicenda banalizzata oltre il lecito, affollata da personaggi dementi. Da proibire a chiunque abbia sfogliato un giornaletto: vi assicuro che anche nel fumetto dozzinale c’è molta più professionalità, competenza artigianale, onestà che in questa gara automobilistica ambientata a Le Mans. Recuperate qualche avventura fumettata di Michel Vaillant e godetevene la lettura; inquadrature, disegni, avvenimenti vi imprigioneranno in un media in cui le cose sono fatte con cura, non con il sedere e con sufficienza, come il più delle volte accade quando a un fumetto si vuole dare il movimento della celluloide.

BIG FISH di T. Burton

Burton, per i miei gusti, non sempre riesce a tenere a bada la sua passione smodata per il gotico. Ma in questo film supera se stesso e nulla, anche se apparentemente lo è tutto, è fuori misura. I nani sono nani perché devono essere nani, idem le sorelle siamesi, idem il direttore del circo, idem l’emozionante figura paterna del protagonista del film, che non è per nulla un bugiardo, ma semplicemente trasfigura la realtà vera. Allora le visioni che il grande schermo ci dona in abbondanza non sono lì per stupirci, ma per emozionarci, non sono lì per lasciarci a bocca aperta, ma per solleticarci con fantasia e intelligenza mente e cuore. Non rivedo mai un film, questo lo voglio riguardare con l’amata del mio cuore. Perché la democrazia in cui abito lo ha tolto così presto dalla programmazione?

LA SPETTATRICE di P. Franchi

Ragazza carinissima, con un lavoro, laureata, neanche troppo fuori di zucca, sta sola e triste. Io lo so: frotte di italiani la perseguiterebbero, la corteggerebbero, vorrebbero volentieri farle compagnia. E’ mai possibile? E le bruttine, disoccupate, che hanno finito a malapena la terza media, che faranno mai? Magari si stanno pure divertendo: cucinano, mostrano senza inibizioni le proprie rotondità, sognano leggendo rivistacce dalla parrucchiera. Superato questo piccolo scoglio della malattia dell’anima, che rode dentro senza ragioni apparenti, che non ci fa avere punti di riferimento, che angoscia e rende soli, ci accorgiamo che il film è ben scritto, ben girato, ben musicato, ma gli rimane addosso il sapore di saggio accademico di fine corso: cinematograficamente è tutto a posto, ma di originalità se ne intravede poca. In bocca al lupo per il regista, che il tempo lo guasti, lo faccia meno bravino e più rozzo.

© Giampaolo Mascheroni 2004 - per gentile concessione dell'autore

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