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DIARIO AMERICANO: PROMEMORIA CINEMATOGRAFICI DI UNO SPETTATORE QUALUNQUE, a cura di Giampaolo Mascheroni


IL CANE E IL SUO GENERALE di F. Nielsen

Finalmente un breve cartone animato che mostra anche al grande pubblico le infinite possibilità dell’animazione cinematografica. Che toni pastello delicati, che disegnetti arguti, che beatitudine farsi trasportare nella narrazione dalla voce recitante di Tonino Guerra. Si racconta di un generale russo in pensione, salvatore della sua patria contro Napoleone, grazie al sacrificio di molti volatili trasformati in bombe incendiarie, che si riappacifica con il mondo animale aiutato dalla cocciutaggine del proprio cane. Non so quanto la storiella sia un apologo sottile su cui perdersi a discettare; i lampi sono soprattutto estetici e i disegni alimentano il nostro inguaribile bisogno di bellezza, con figure sofisticate e poco omologate, per questo ossigenanti.

LE INVASIONI BARBARICHE di D. Arcand
LA RIVINCITA DI NATALE di P. Avati

Due amati (almeno da me) registi si ritrovano dopo un tot di anni sul set di un loro vecchio film a continuare il racconto di quei personaggi, proprio COME SE IL TEMPO FOSSE PASSATO. Arcand dopo 17 anni richiama i protagonisti de Il declino dell’impero americano e ce li fa reincontrare. Il professor Remy, brillante porcone e socialista di natura, sta schiattando per un cancro, lui e i suoi amici delirano al solito con le parole, per presentarci un mondo parecchio imbruttito, dove solo il denaro, molto denaro, e la droga leniscono i nostri dolori. Pupi Avati, dopo 18 anni, concede ai suoi giocatori sfegatati e disonesti di poker (quelli di Regalo di Natale) una rivincita a carte. Un cancro richiama veloci gli “amici” a scambiarsi perfidie sul tavolo verde. E’ il denaro, la sua protervia, la sua cattiveria a muovere i fili dell’intera vicenda. Naturalmente vincono i buoni, o meglio, i meno cattivi. Indimenticabile la tossica Marie-Josee Croze del film Le invasioni barbariche, abbagliante per la sua elegante bellezza. Così come l’interpretazione finissima di Delle Piane e del suo sguardo amoroso sulle donne (durante la lezione di ballo e l’acquisto della casa con l’agente immobiliare). Già immagino quale struggente storia d’amore saprebbero interpretare i due, se mai lavorassero insieme.

THE PASSION di M. Gibson

L’aramaico, le torture militari, le storture del potere… si lascia vedere la cruenta e “latinoamericana” via crucis organizzata da Gibson e inframezzata da riusciti flashback. Il film è potabile se lo splatter vi fa il solletico e, soprattutto, se siete spettatori abituali di cinema. Se siete accorsi a frotte come a un dovere religioso, beh, ora azzardo una battuta da maestro zen di quarta categoria, alla Karate Kid: impari di più su Dio e sui meccanismi imperscrutabili che governano il mondo, pulendo settimanalmente il cesso di casa tua, che da questo film, non così scandaloso come qualcuno vorrebbe, ma tutto umano e per nulla divino.

SOTTO FALSO NOME di R. Andò

Andò, dalla natìa Sicilia, si catapulta in Svizzera per girare uno strano film sullo scrivere, la vita, la passione d’amore, la paternità putativa e quella perduta. Il tutto in un ambiente di ricconi, con darsena a lago e un codazzo attorno di belle figliole. L’intrico morboso a un certo punto ti prende e si lascia seguire volentieri fino all’epilogo finale. Poi tutti gli spettatori, come in un bar di paese, a farsi domande chiarificatrici, del tipo se quello era il papà di quello, se lo scrittore era l’altro, se lo scambio d’identità io ho capito così. Insomma ognuno vorrebbe una chiara e precisa legenda del chi ha fatto cosa, per riporre ogni personaggio al posto che gli compete sulla scacchiera. Un’ultima nota: avete presente quando si dice hai 40 anni, stai con una ragazza che potrebbe essere tua figlia: ti sembra il caso? Ecco, tenetelo presente.

VAN HELSING di S. Sommers

Saltano, sparano, volano: sono lupi mannari, cacciatori di mostri, vampiri. Il gotico più gotico che c’è si anima in castelli e demonietti medioevali figli di Dracula, dirupi e fiumi impetuosi, cime scoscese e nebbie, tra schifezze e metamorfosi in diretta, uomini che diventano lupi, vampiresse che ritornano polvere. La musica è insopportabile, l’umorismo esagerato, il citazionismo pure, di sole ce n’è poco e tutto sembra girato in un grande, immenso teatro di marionette spettrali e spiritate. Questa avventura poco solare non illumina, al massimo si lascia guardare. Il personaggio più riuscito è Mr. Hyde. Il personaggio più pretenzioso e fuori luogo è il becchino.

AGATA E LA TEMPESTA di S. Soldini

Anche la sgangheratezza più sgangherata, che sappia io, deve avere una sua logica. Soldini invece si diverte, si divertono i suoi attori, ma poi non si ricorda più cosa voleva dire e perciò gli spettatori si divertono un po’ di meno. C’era in lui del bel moralismo, anche in Pane e tulipani, qui sembra omaggiare oltremisura Almodovar (personaggi impossibili, situazioni improbabili, decor sempre azzeccati e studiati), ma nella totale, gratuita e forzata ricerca dell’implausibilità. Passa la Maglietta, con intrigante passo da corazziere, e spegne le lampadine di Soldini, che cecato e al buio sghignazza, ma senza di noi perché non è riuscito nella difficile operazione di farci diventare suoi complici.

DOPO MEZZANOTTE di D. Ferrario

Che fatica riuscire a mettere il sale sulla coda a un film di Ferrario. C’ero riuscito solo con Tutti giù per terra, che tra l’altro non mi era dispiaciuto. Finalmente inciampo di nuovo in questo autore. Si riflette sul senso del raccontare le storie, si fantastica e si stimola la propria creatività pensando all’amore. Facile da vedere, carino, comico, tenero, tutto funziona come dovrebbe. Nella sua apparente facilità non è per nulla semplice da raccontare, o meglio è difficile rendere le piccole magie del quotidiano di cui si occupa (la consolazione del cinema; la ricerca degli affetti, con il nonno, la morosa, gli amici; le riflessioni anche politiche sulla vita delle persone semplici). Il film è riuscito felice: per gli attori, per il regista e, soprattutto, per gli spettatori.


© Giampaolo Mascheroni 2004 - per gentile concessione dell'autore

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