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DIARIO
AMERICANO: PROMEMORIA CINEMATOGRAFICI DI UNO SPETTATORE QUALUNQUE,
a cura di Giampaolo
Mascheroni
IL SIGNORE DEGLI ANELLI. IL RITORNO DEL RE di P. Jackson
Fantasy? Che scatole! Che noia barbosa la vista repulsiva della crapa
pelata di Gollum. E il ragno? Sono dunque finito in un B-movie
degli anni 50? La battaglia, certo su quello niente da ridire,
ma se devo compilarmi una legenda per comprendere tutte le sottigliezze
della trama, allora sapete che vi dico: meglio prepararsela sui personaggi
che animano qualche romanzone tosto di Dostoevskij che stare lì,
come un babbeo, nella Terra di mezzo, tra sogni elfici, orecchie a
punta e un occhio figoso, che freme di piacere ogniqualvolta riesce
a sintonizzarsi sullanello che Frodo porta al collo. Ma mi riguardo
le avventure di Ulisse in TV, quelle con Bekim Fehmiu di Franco Rossi:
mi diverto di più.
TOTÒ SAPORE di M. Forestieri©
Pensavo che dopo la produzione di Aida degli alberi, la Lanterna
magica potesse fare soltanto un passo in avanti, e invece no!
Sono uno spettatore che non sa niente degli standard qualitativi del
cinema danimazione, non vorrei giudicare con faciloneria un
lavoro di anni, ma non mi è piaciuto nulla: il disegno dei
personaggi, gli sfondi, la sceneggiatura con le sue battutine pseudocomiche.
Una vera nausea le canzoni, le mutande a pois di Pulcinella e la sua
voce. Niente. I titoli di testa e di coda, sì, quelli andavano
bene. Se non abbiamo i mezzi per produrre del buon cinema danimazione,
per favore, non facciamolo, che già avevo nella nostra
recente rinascita animativa trovato rivoltante Lapetta
Giulia. Che ci salvi un po damor proprio italiota!
TERRA DI CONFINE di K. Costner
Dopo gli amati western crepuscolari, eccone uno solare, con mandrie
pascolate e ingrassate mentre il cow-boy cerca eroicamente un suo
equilibrio interiore. La pioggia, la rude vita allaperto, la
lontananza dalla confusione della città, medicano portentosamente
le ferite di chi desidera dimenticare. Il ritmo è quello giusto,
modellato sui tempi della natura e non su quelli anfetaminici delluomo
moderno. Cè anche uno strepitoso duello contro i cattivi
di turno, e lamore con una bionda attempata ma dai denti perfetti.
Se cercate sentimenti nobili, non viziati dagli odierni inquinamenti
cancerogeni o da tempeste ormonali tipiche degli animali rinchiusi
in gabbia, è il film adatto a voi, a noi, a me, a tutti.
MYSTIC RIVER di C. Eastwood
Durante le sue prove attoriali non avrei scommesso un dollaro bucato
sulla carriera registica di Clint Eastwood, che alterna opere
di dignitoso consumo a film straordinari. Dopo aver girato un paio
di gialletti, si concede il lusso di questo piccolo capolavoro. Linfanzia
tradita e per sempre perduta, un sacrificio finale che non redime
nessuno, che non scalfisce neppure per un attimo gli egoismi di Sean
Penn e Kevin Bacon, sono segnali tremendi di una umanità
incarognita e irrecuperabile, dove neppure la morte di un innocente
serve a qualcosa. E le donne (mogli e madri)? Quanto so tonte
e stronze: hanno le menti spappolate e sono possedute dal maligno.
Che perfido tocco di sublime misoginia.
MASTER & COMMANDER di P. Weir
Weir costruisce uno straordinario film fisico, contro il logorio della
vita moderna, dove le cose che si rompono non si buttano, ma si riaggiustano.
Le navi sono incredibilmente distrutte dopo ogni combattimento, e
per qualche aborigena stranezza ci pare di sentirlo sulla nostra pelle,
poi con perizia e lentezza le si ricostruisce. I corpi feriti, irrimediabilmente
sfregiati, a volte uccisi, non sono rivitalizzati dalla chirurgia
estetica, ma dai reiterati e galvanizzanti imperativi morali urlati
dal capitano di vascello Aubrey-Crowe. Finalmente un film davventura
che si muove con il ritmo della vita vera, fatta di accelerazioni
e pause, di sconfitte e di vittorie, di egoismi e di altruismi, lontano
dalla falsità becera e irrispettosa dei reality show. Spegnete
la TV tappezzeria e riversatevi al cinema!
KILL BILL. VOLUME I di Q. Tarantino
Oh Tarantàino, dove ci porterà la tua fantasia cinematografica
galoppante? Quanta meticolosità, quanta devozione, quanta assurda
mania, per omaggiare il cinema di serie B. Troppo fascinoso, troppo
formalmente perfetto, troppo letterariamente ambizioso per piacere
alle masse, in fondo loperazione è molto, molto
e perciò anche piacevolissima intellettualistica. Sangue
a gogo, spade samurai che affettano a raffica, contrappunti
didascalici puntualissimi, la Thurman vestita alla Bruce Lee (anche
se a me ha ricordato di più luccellino Titti contro Gatto
Silvestro): tutto ciò è manna per i malati di cinema,
ma
non puoi sul più bello, quando si comincia ad essere
mangiati da quello che succede sul grande schermo, venire bellamente
rinviati ad unaltra puntata. Spero vivamente che la pensata
sia farina del sacco della Miramax e della Buena Vista, perché
un altro paio di ore ci stavano bene e le didascalie avrebbero avuto
un senso meno artificioso e più pratico, per farci seguire
con chiarezza la drammatica vicenda. Tarantino non farlo più
quello di costringermi a pagare due biglietti per vedere un solo,
anche se lungo, film. Lavidità di guadagni consistenti
ci mette troppo poco a trasformare unicona sincera e adorabile
del cinema degli anni 90 in un manager furbetto, arricchito
ma dozzinale.
© Giampaolo Mascheroni 2004 - per gentile concessione dell'autore
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