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LA DC COMICS E I MILLE UNIVERSI ALTERNATIVI di Paolo Ferrara

È sempre stata molto chiara la differenza principale tra i supereroi della DC Comics e quelli della Marvel. Mentre nella maggior parte dei casi mamma DC ha partorito pargoli che tendono più al simbolismo, che rappresentano un qualcosa, mamma Marvel è stata fin dall’inizio più metropolitana, con personaggi che sono prima di tutto umani. Ovviamente qui si stanno facendo generalizzazioni a grandi linee ed entrambe nel corso degli anni hanno fabbricato le classiche eccezioni alla regola. Ma, per semplificare il nocciolo della questione è tutto qua: Batman è la vera identità e Bruce Wayne la maschera, la finzione, Peter Parker è la vera identità e l’Uomo Ragno la copertura.

In quest’ambito più “simbolico” la DC ha sempre manifestato una certo gusto per le alternative, per la possibilità di collocare il proprio personaggio simbolo in altri contesti, in altre situazioni, giusto per vedere cosa poteva venirne fuori. All’inizio c’erano le Terre alternative, come Terra – 2 o Terra – S, dove, oltre a giustificare l’improvviso inserimento nella cosmologia DC di personaggi acquistati da altre case editrici (come Capitan Marvel o Blue Beetle), ci si poteva imbattere in un Bruce Wayne convolato in felici nozze a Selina Kyle (Catwoman) o un Superman invecchiato accanto alla sua Lois Layne. Non ci volle molto perché questa situazione raggiungesse dimensioni troppo ampie cominciando a generare confusione crescente. Tanti diversi sceneggiatori e l’introduzione della possibilità di viaggi tra le terre parallele (con Flash, da sempre uno dei pionieri nel viaggio interdimensional-temporale). La mole divenne talmente spropositata che fu necessario organizzare un repulisti. Venne realizzata una minisaga dove erano riuniti tutti i personaggi (tutti!) delle varie realtà fittizie DC in un unico evento di proporzione cosmica, che avrebbe riazzerato da capo tutto facendo delle scelte, riaccorpando il possibile in un'unica realtà e cancellando tutto il resto, arrivando a negare alcuni elementi del passato di alcuni personaggi le cui origini furono rinarrate completamente alla fine della storia. La saga è la famosissima Crisis on Infinite Earth, Crisi sulle terre infinite, scritta da Marv Wolfmann e disegnata da un George Perez in stato di grazia. La saga è incredibile e resta forse uno dei crossover più belli e riusciti della storia supereroistica americana. La scommessa era drammaticamente alta: gestire un numero elevatissimo di personaggi, molti dei quali diverse alternative dello stesso, in un'unica storia che fosse coerente e potesse giustificare tutto ciò che sarebbe venuto dopo. E i due grandi autori vincono la scommessa realizzando una storia appassionante e avvincente.
Dopo Crisis si pensava fosse tutto risolto, ma a quanto pare in questo campo in DC si è recidivi. Presto nuovi universi alternativi e nuove varianti tornano a far capolino. Non è sufficiente dare vita all’idea degli “Elseworld, altrimondi, storie assolutamente slegate da qualunque continuity o da qualunque altra realtà e che, appunto, giustificano qualunque situazione o modifica si decida di applicare al personaggio scelto. In un buon numero di questi casi vengono prodotte storie davvero interessanti, anche perché di solito gli autori che decidono di dare vita ad un elsworld sono nomi di una certa caratura e a volte vengono coinvolti anche autori extra supereroi. Ma, come dicevo, dare vita agli elseworld non è stato sufficiente e si è dovuto così arrivare ad una nuova saga che facesse piazza pulita del caos e offrisse un nuovo humus fertile. Nacque così la saga Zero Hour, Ora Zero, tremendamente inferiore a Crisis. Dan Jurgens non ha certo le capacità di Wolfman e la sua storia, per quanto riesca comunque a mantenere una certa coerenza (anche se non sempre così chiara) non solo non risulta splendida, anzi per molti risulta piuttosto bruttina, ma regala a molti personaggi amati dal pubblico un destino che non si riesce proprio a digerire (in tanti sono quelli che non hanno preso bene la trasformazione di Hal Jordan/Lanterna Verde nel supercattivo Parallax). Dopo Ora Zero un nuovo inizio per tutti quanti. Ma se credete forse che in DC Comics si abbia smesso di farsi affascinare dagli universi alternativi vi sbagliate di grosso. Gli elseworld prolificano a più non posso e le “terre parallele” continuano ad essere fabbricate. Ci sono quattro casi tra i più lampanti. Nel campo delle terre parallele, sempre Jurgens dà vita al Tangent Universe dove, con una serie di "one shot" (un solo albo a personaggio) imbastisce, coadiuvato da vari autori e disegnatori), un universo dove esistono nuovi supereroi che condividono il nome di alcuni dei nostri. Così abbiamo Joker che diventa un’anarchica eroina giullaresca, Flash che è una biondina svampita capace di governare la luce e via dicendo. Questa volta il risultato è discreto ed interessante, peccato la pubblicazione italiana si sia rivelata poco più che un assaggio (dalle scelte sindacabili..).
Venne poi pubblicato un Elseworld in quattro numeri che avrebbe scosso parecchio i vertici DC. Mark Waid e Alex Ross realizzarono Kingdom Come, mastodontica opera caratterizzata da un numero non indifferente di piani di lettura. Leggibile come storia a sé stante (e comunque una gran bella storia), come rilettura dell’apocalisse attraverso la chiave supereroistica o come resoconto della situazione fumettistica americana (i nuovi eroi che scalzano i vecchi ma che fanno più danno che altro e costringono i vecchi eroi a tornare), o come miniera incredibile di citazioni, Kingdom Come ci porta in un ipotetico futuro dove appunto i grandi eroi del passato si sono ritirati quasi tutti lasciando il mondo nelle mani di giovani eroi. Quando gli eventi precipiteranno solo i vecchi eroi saranno in grado di risolvere la questione, non senza vittime e cicatrici.
Il risultato è un prodotto notevole che non solo ottiene successo, ma piace sia al pubblico sia alle alte sfere della casa madre. Al punto che si ventila l’ipotesi di far diventare il futuro di Kingdom Come da una “possibilità” alla realtà. Nasce la volontà di inserire in tutti i serial e tramite la serie The Kingdom elementi che porteranno tutto l’universo DC verso il destino scritto da Waid e Ross. L’idea decade e Kingdom diventa solo una miniserie e una serie di one shot (tra l’altro tutti molto pregevoli, incentrati su i figli dei supereroi introdotti in Kingdome Come, come il figlio di Batman, la figlia di Flash, etc.etc), in cui viene però inserito il concetto “..” che dovrebbe risolvere tutte le diatribe possibili sui multiversi e giustificare qualunque scelta. In pratica l’idea è un trucco piuttosto semplice e se vogliamo banale: in pratica e semplificando molto, il concetto di base è che siamo in una realtà fittizia dove tutto è già comunque possibile perché possono esistere già più realtà, l’importante e che l’iterazione tra queste non superi certi parametri. Insomma, ha scoperto l’acqua calda, ma almeno ha ricordato a tutti quanti quello che spesso si tende a dimenticare, ovvero che l’unico scopo è realizzare belle storie, bei fumetti.
Recentemente una nuova serie di Elseworld, un nuovo mondo alternativo è stato creato. Qualcosa che ci riporta agli inizi di questo articolo. Dc Comics ha lanciato una collana di one-shot denominati Just Imagine Stan Lee with... (e qui ci va il nome dei disegnatori via via coinvolti, tutti grossi calibri) creating…” dove, dietro a una serie di doppie copertine (una dello strepitoso Adam Hughes e una del disegnatore ospite) appunto Stan Lee ricrea i più grandi personaggi DC secondo la sua visione. Ricordo a tutti che Stan Lee è, insieme a Jack Kirby, il creatore e inventore dell’universo Marvel in toto. Innanzitutto l’idea di base parte da un presupposto davvero piacevole: il dirigente del tuo maggior concorrente chiamato in una veste molto amicale per fargli fare quello che più preferisce sui tuoi personaggi di maggior spicco. Non è proprio sia cosa da tutti i giorni. È così il buon vecchio sorridente Stan ci da la sua versione di Superman, Batman, Wonder Woman, Lanterna Verde, Flash, etc.etc., tutti rigorosamente personaggi completamente diversi dagli originali. Batman è un lottatore di wrestling che diventa vigilante per vendetta, Superman un alieno invasore, e così via. I disegnatori coinvolti, come dicevo, sono nomi spropositati, da Joe Kubert a Dave Gibbons. In Italia stanno arrivando tradotti or ora e bisogna dire che il risultato non è male, ma forse un po’ inferiore alle aspettative. Stan Lee tende ad essere parecchio rindondante e retorico, i suoi dialoghi tendono ad essere un po’ pesanti e datati, ma il risultato finale si lascia leggere.
A questo punto cos’altro dobbiamo aspettarci nei multiverso recidivo DC?

© 2002 Paolo Ferrara - per gentile concessione dell'autore

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