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I COMICS BOOK E IL MONDO DEI SUPEREROI - prima parte, di Paolo Ferrara
I COMICS BOOK E IL MONDO DEI SUPEREROI - seconda parte, di Paolo Ferrara


 
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DAREDEVIL, regia di Mark Steven Johnson. Interpreti: Ben Affleck, Jennifer Garner, Colin Farrell, Michael Clarke Duncan, Jon Favreau, Scott Terra; sceneggiatura: Mark Steven Johnson; produzione: 20th Century Fox

DAREDEVIL: GIUSTIZIA CIECA, di Paolo Ferrara

Sicuramente riguardo questo film si può discutere sulla questione delle scelte. Tanti hanno storto il naso quando è stato scelto il protagonista, quel Ben Affleck che sarà pure la rappresentazione dell’americano medio moderno ma che qui da noi proprio non convince nel ruolo dell’attore.
Si può discutere sulla scelta di eliminare un personaggio fondamentale nelle origini del supereroe come Stick. Si possono notare errori grossolani, come cambi d’inquadratura che magicamente cambiano orari su orologi della metropolitana, anelli alle mani di cattivi o acconciature di personaggi femminili. Si può notare una certa fretta generale, una certa grossolanità nell’affrontare i personaggi, costretti in una durata del film ridotta al minimo e che non permette di approfondire oltre determinate caratteristiche e psicologie. Ci si può lamentare dall’eccesso di computer graphic (come si rimane in dubbio sul perché persino un topo che passa su di un marcia piede ci sia bisogno di realizzarlo artificialmente) o ancora della poca giustificabilità di alcune scene (come lo scontro nel parco gioco tra Matt Murdock, e non Devil!, e Elektra, mettendo a repentaglio l’identità dell’eroe).
La parte finale poi, con i due scontri tra il protagonista e i due villain e l’epilogo, per quanto visivamente spettacolari, risultano loffi, sciatti, con una caduta di tono della trama quasi imbarazzante.
Eppure nonostante tutto questo DareDevil non è un brutto film. Per i primi tre quarti la storia segue un andamento circolare: le prime immagini del film ci mostrano un Devil ferito che perde i sensi. Ecco che la narrazione allora torna indietro per raccontarci come siamo arrivati a questo punto, e fin qui, prima appunto della caduta di tono con i due scontri che ne seguono, il film si rivela un’esperienza piuttosto gradevole, con un paio di note di colore davvero notevoli.
La trama riprende alcuni spunti dalle grandi saghe di Frank Miller (che appare in un cameo nel film assieme al regista/scrittore Kevin Smith e l’immancabile creatore Stan Lee)e le fonde con una delle ultime saghe del diavolo rosso, scritta da Dave Mack e disegnata da Joe Quesada, che introducono lo splendido personaggio dell’assassina Echo.
L’Elektra che appare nel film infatti deve molto di più a questa saga che non al suo creatore Miller. Persino alcune scene del film si rifanno direttamente a questo fumetto (il simbolo di Devil disegnato con il fuoco, che tanto ricorda una scena di un altro personaggio fumettistico in cellulosa, Il Corvo, così come lo scontro nel parco sull’altalena).
L’effetto per un fan è straniante, ma non per forza negativo.
C’è qualcosa poi che rivaluta decisamente la pellicola, un particolare che le fa meritare comunque una visione cinematografica. Devil è diventato cieco in conseguenza di un incidente con alcune sostanze chimiche che gli hanno però acuito i sensi fornendolo anche di un senso radar, simile a quello dei pipistrelli. L’effetto scenico con cui il senso radar viene trasportato in pellicola è veramente eccezionale. La scena in cui, bambino, Matt Murdock si risveglia in ospedale dopo l’incidente è assolutamente spettacolare. L’utilizzo del senso radar tocca persino un momento di poesia quando Murdock utilizza la pioggia per “vedere” il volto di Elektra.
Altro valore aggiunto al film le capacità di attori come Colin Farrel, che ci regalano un’affascinante e splendido Bullseye (nonostante la pessima idea della gag che vedrete subito dopo i titoli di coda), e Michael Clark Duncan, un ottimo Kingpin.
Nota di colore le citazioni, con personaggi di secondo piano che prendono i nomi di tutti gli autori che nel corso degli anni hanno lavorato sul diavolo rosso, e i titoli di testa, dove le luci di una New York digitale formano i nomi del cast, componendoli prima in Braille.
In definitiva non si può parlare di un film completamente riuscito, certo, ma neppure di una delusione.
Non piacerà a tutti, molti se ne lamenteranno, ma nonostante tutto il regista di videoclip Mark Steven Johnson ha dato una buona prova d’esordio e il nostro uomo senza paura non ne è uscito così malconcio. Vedremo con il sequel già annunciato se la strada intrapresa è destinata ad una rovinosa caduta o questo esordio in bilico porterà verso una strada in salita.

© Paolo Ferrara 2003 - per gentile concessione dell'autore

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