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DANZIG
Inizia come roadie alla high school, poi impara a suonare il basso. Il suo successivo passaggio al canto viene influenzato, come dichiara, da gente come Elvis Presley. La carriera professionistica di Glenn Danzig inizia con i leggendari Misfits, prosegue con i Samhain e approda, alla fine, alla formazione di un gruppo che prende il suo cognome. Il debutto avviene sotto l'egida di Rick Rubin,  boss della  Def American, con l'album Danzig (1988), un disco ruvido e grezzo che si dipana attraverso episodi come Twist of Cain, Not of This World, Am I Demon, Possession ed Evil Thing. brevi apologie del male tradotte attraverso un narcisismo maudit. Lucifuge (1990) conferma le nere premesse dell'esordio, rivelando un rozzo ma efficace simbolismo dei testi, dominati dalla voce potente e tenebrosa del cantante. Devil's Plaything, I'm the One, Long Way Back from Hell e Her Black Wings disegnano momenti a fosche tinte, trame visionarie intrise di volonta' di potenza e di pulsioni messianiche. Con How the Gods Kill (1992, la cui copertina riproduce un celebre dipinto di Giger, Meister und Margeritha), Danzig trasferisce la carica eversiva presente nel primo album verso forme che tengono conto dei processi di contaminazione in corso nella musica americana, tenendo costantemente come punto di riferimento un moderno hard rock di derivazione sabbathiana.Tracce di passione metal segnano episodi come Sistinas, Dirty Black Summer e Left Hand Black, un brano dalle cadenze vocali sorpendentemente morrisoniane; Heart of the Devil riecheggia l'eroe della sua adolescenza, Elvis, mentre Bodies mischia inquietudini religiose ai pensieri di Jeffrey Dahmer. Da una parte Danzig si configura come un classico scultore di sogni da teenager, di odi al desiderio di fuga all'arrivo della maggiore eta'; dall'altra, le sue canzoni sono pervase da incubi adulti, fatti di paure sia reali che subsconsce, espresse attraverso un'estrema varieta' di toni e di sfumature. Il background culturale del personaggio dona linfa alla sua musica: dai verbali di processi per omicidio al Parapsychology Journal, dal Paradiso Perduto di Milton ai comics, soprattutto i New Gods di Jack Kirby. Referenti questi a cui si aggiungono autori come Baudelaire, Montague Summers, Sartre e una serie di libri sul nazismo, in particolare The Occult Roots of Nazism, di Nicholas Goodrick Clark. Un testo che parla dei Signori della Mano Sinistra, un'associazione occulta che prendeva il proprio nome dalla leggenda secondo cui Lucifero, in Paradiso, sedeva sulla mano sinistra di Dio. Black Aria (1992) e' il suo primo album solo, senza l'accompagnamento della fedele band. La cover è opera del disegnatore Michael Kaluta e l'album trae ispirazione, oltre che dai temi magici e occulti consueti, anche da antiche leggende celtiche come quella di Morrigu, una donna del popolo dei figli di Danaa, una mitica tribu' irlandese che divorava gli occhi dei nemici morti in battaglia.

Formazione:
Glen Danzig: v / John Christ: ch / Eerie Von: bs / Chuck Biscuits: bt
Discografia: Danzig (Def American), 1988; Danzig II - Lucifuge (Def American), 1990; Danzig III - How the Gods Kill (Def American), 1992; Black Aria (Plan 9), 1992, solo album; Thrall Demonsweatlive (American), 1993; Danzig IV (American), 1994; Danzig V Blackacidevil (American), 1996; 6:66 Satan's Child (E-Magine), 1999; 7:77: I Luciferi, 2002

DARK ANGEL

Band californiana dedita a un suono duro, veloce e apocalittico. Nascono nel 1983 a opera del cantante Don Doty e del chitarrista Jim Durkin. Dopo una serie di demotape incidono il loro primo album, We Have Arrived, nel 1985, che dimostra tutto il potenziale di aggressione del gruppo. Con il successivo, Darkness Descends (1986, che vede l'ingresso di due nuovi elementi, il bassista Mike Gonzales e il batterista Gene Hoglan), i Dark Angel affinano il loro sound, che si fa sempre piu' tenebroso e violento. Immagini animate da un furore quasi biblico, cupe e sanguinose pervadono un universo lirico profondamente negativo e pessimista, che in molte parti sembra trarre linfa da certi romanzi di Andrew Wachs, il creatore dell'oscuro antieroe metropolitano Burke. Le liriche di Hoglan sembrano volersi prepotentemente discostare dagli stereotipi che percorrono il genere thrash. I testi sono infatti, basati su episodi di violenza quotidiana, domestica e urbana, e hanno per protagonisti individui vittime d stupri e di altri atti di abuso, afflitti da turbe psichiche derivate dai traumi subiti. Brani come Death Is Certain (Life Is Not), The Burning of Sodom, Perish in Flames dimostrano efficacemente questa attitudine. Piu' che sfruttare lo stile gore, il gruppo, seguendo l'esempio gia' avviato dei Death, attenua l'elemento fiction per agganciarsi, come abbiamo gia' detto, alla realta' della cronaca. Nel successivo Leave Scars (1989) Hoglan e compagni approfondiscono questa loro tendenza, continuando ad esplorare, sia liricamente che musicalmente, la parte piu' oscura della condizione umana. The Death of Innocence e' un lungo brandello di confessione, il monologo interiore di un killer seriale che mostra tutta la sua perversa lucidita': "Qualcuno per favore mi fermi o mi uccida! Le mie azioni devono essere fermate prima che io colpisca ancora. Prima non mi curavo di quanto stavo facendo. Ora so che sono un'aberrazione". Sulla stessa linea si collocano anche The Promise of Agony e la title track: "Sono un angelo di tenebra. La forza dentro di me e' la volonta' di credere in me stesso, senza autotradimenti. La mia forza e' la mia stessa preservazione. Sono il piu oscuro degli angeli. Indomabile nella mia volonta' di riuscire...(...) Sono un veterano delle guerre umane e per questo non chiedero' perdono, perche' io lascio cicatrici. La cover, oltre al logo del gruppo, corredato da due tenebrose ali di pipistrello (opera del bravo Ed Repka), propone un immagine colma di angoscia: una bimba nel suo letto, colta al risveglio da un incubo o all'inizio di uno piu' ancora terribile perchè reale...Lo stesso personaggio, ormai cresciuto, si ripresenta sulla copertina del successivo Time Does Not Heal (1991). Qui i traumi e le esperienze dolorose dell'infanzia si ripercuotono sull'esistenza adulta della ragazza, inquadrata ora in uno scenario metropolitano popolato di minacciose presenze. The Hell Priesthood, An Ancient Inherited Shame e Sensory Deprivation sono caratterizzate dalla voce di Ron Rinehart, che prolunga ogni modulazione in modo quasi ossessivo. Assieme a Pain's Invention: Madness dal testo chilometrico, Trauma and Catharsis e Psychosexuality aggiungono altri quadri di desolazione esistenziale a uno scenario che non presenta alcuna possibilita' di redenzione.

Formazione:Ron Rinehart: v / Eric Meyer: ch / Brett Eriksen: ch / Mike Gonzales: bs / Gene Hoglan: bt
Discografia: We Have Arrived (Axe Killer), 1985; Darkness Descends (UOF), 1986; Leave Scars (UOF), 1989; Time Does Not Heal (UOF), 1991

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