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Shub Niggurath - "Les Morts Vont Vite" (Shub Niggurath-1986/Musea-1997) Un nome tanto minaccioso come quello di Shub Niggurath, mostruosa dea della fertilità, entità aliena e folle della mitologia lovecraftiana, richiede come minimo propositi musicali non del tutto rassicuranti...
nell'arco della loro esistenza, circa una ventina di anni fra il 1985 ed
il 2003, i francesi Shub Niggurath hanno ampiamente dimostrato di
essere immersi nel profondo del lato oscuro della musica in un contesto
free-noise rock sinfonico e "progressivo", un suono che
sembra scaturire, nel migliore dei casi, da una antica cripta nauseabonda.
Les Morts Vont Vite, primo disco degli Shub Nigurrath, uscito
nel 1986 successivamente a un nastro omonimo autoprodotto, è formato
sostanzialmente da lunghe composizioni poco inclini alla melodia, riconducibili
all'area dell'avanguardia rock e della musica classica contemporanea. I
punti di riferimento artistici principali si orientano verso alcuni nomi
che hanno segnato il rock europeo degli ultimi trent'anni, Magma, Art Zoyd
ed Univers Zero, Art Bears/Fred Frith, i King Crimson più spigolosi
ed aspri (circa metà anni '70) ed uno dei nomi più illustri
ed importanti della musica classica contemporanea, Krzysztof Penderecki.
Mediante una caratteristica formazione a sei elementi, cinque strumentisti
più la voce soprano di Ann Stewart, il gruppo accosta alla
tradizionale sezione rock strumenti piuttosto inusuali come l'harmonium,
un organo da chiesa ed il trombone, con un effetto quantomai spiazzante.
Il cantato di Ann Stewart, una performance gelida e distante, quasi
come se le parti vocali fossero eseguite durante una trance ipnotica, è
una delle caratteristiche principali di un disco che procede a strappi,
lento e solenne.L'incedere cadenzato e funebre della sezione ritmica è sotterraneo quanto basta per trasmetterci una valida idea sull'inferno, le chitarre di Franck W. Fromy quando non tratteggiano melodie opprimenti si perdono in una forma di distorsione rumoristica decisamente claustrofobica; il pianista-organista Franck Fromy e la fiatista Veronique Verdier sono invece i principali responsabili della scarna ed efficace orchestrazione di Les Morts Vont Vite, la base sinfonica e "rituale" delle progressioni strumentali del gruppo. I punti saliènti di quest'opera sono da ascoltare nelle composizioni più lunghe ed articolate, dove gli attimi di suspense e calma soffocante sono il preavviso di improvvise esplosioni sonore ed effettacci da rabbrividire, come nella tremenda Yog Sothoth (niente di più eplicito...) con tanto di ruggito del "grande antico", oppure nella sepolcrale La Ballade de Lénore, ispirata al celebre dipinto di Horace Vernet raffigurato anche in copertina, un brano che non dispiacerebbe al nostro Antonius Rex. Negli anni successivi e dopo qualche cambiamento di line-up, gli Shub Niggurath hanno ulteriormente approfondito il concetto sperimentale ed avanguardistico della loro musica attraverso un live pubblicato nel 1988, un nuovo ultimo lavoro, C'Etaient De Grands Vents, uscito nel 1991, ed un disco postumo di materiale inedito, Testament, nel 2003, tutti stampati dalla Musea. Senza dubbio gli Shub Niggurath rappresentano un'esperienza musicale non facile da affrontare, anzi... la relativa difficoltà d'ascolto di un disco come Les Morts Vont Vite è comunque un buon metodo per entrare in un mondo immaginario affascinante ma, talvolta, banalizzato o ridicolizzato dalle tendenze più malsane ed involute di certo rock/heavy metal. © Giovanni Carta 2005 - per gentile concessione dell'autore
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