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Speciale: Runaway Totem
a cura di Giovanni Carta

Caso piuttosto raro nell'attuale panorama rock italiano, i Runaway Totem sono ormai in attività da oltre quindici anni senza voler mostrare nessun segno di cedimento, a dispetto dei soliti problemi che hanno circondato il gruppo del chitarrista Roberto Gottardi (Cahal De Betel) e del batterista Germano Morghen (Tipheret -in attività dal secondo disco). La storia dei Runaway Totem può essere suddivisa in due periodi particolari: il primo, fra il 1988 ed il 1996, gli esordi ed i primi due dischi pubblicati dalla genovese Black Widow Records, mentre il secondo periodo, compreso fra il 1997 sino ai giorni nostri, ovvero il periodo sotto la label francese Musea e la trimegistotrilogia Andromeda-Tep Zepi-Pleroma.
ll primo disco dei Runaway Totem, Trimegisto, si distacca sensibilmente dalla restante produzione del gruppo per i suoi contenuti musicali: uscito originariamente nel 1993 come lp stampato in 666 copie e, successivamente, ristampato in cd con l'aggiunta di due preziose bonus track, Trimegisto è un opera che all'epoca difficilmente poteva trovare paragoni in Italia (e non solo). Con la determinante presenza di Giorgio Golin e Giuseppe Buttiglione alla sezione ritmica, futuri fondatori degli ottimi Universal Totem Orchestra, Trimegisto presenta nuova formula di rock esoterico ispirata in egual misura dalla psichedelia, dall'heavy rock e dalla musica classica. La potenza sonora del disco è il mezzo principale della band per comunicare messaggi importanti, i testi in italiano sono basati su testi alchemici, il rock viene trasmutato in musica rituale ed iniziatica... opera decisamente complessa da descrivere, Trimegisto recupera lo spirito libertario del rock anni settanta meno convenzionale e lo trasporta in una dimensione oscura e gotica assolutamente originale. Il 1995 è l'anno dell'edizione in cd di Trimegisto ma segna anche il decisivo abbandono della vecchia sezione ritmica e l'importante arrivo del chitarrista Renè Modena, già nei Men of Lake; Zed, secondo disco dei Runaway Totem, verrà pubblicato un anno dopo. Costituito da un'unica suite di quasi un'ora suddivisa in due parti, Zed e Mnar, Zed è il lavoro che definisce il suono e lo stile del gruppo: le folli e contorte dilatazioni acide dell'esordio lasciano spazio ad un'idea più strutturata e razionale della composizione, Zed è il disco più heavy dei RT, doom metal sinfonico e alieno, una musica evocativa e arcana in cui i misteri dell l'antica mitologia egizia (Zed, il leggendario monumento sacro dell'antico Egitto) vengono collegate alla cosmologia lovecraftiana. La seconda parte del disco, Mnar, è un'invocazione déi grandi antichi, gli dei ciechi e folli che giacciono negli abissi dell'universo... un preannunzio di eventi catastrofici su progressioni chitarristiche di stampo seventies (High Tide, Black Sabbath) alquanto allucinate.

Il passaggio all'etichetta francese Musea coincide con l'ambiziosa trilogia Andromeda-Tep Zepi-Pleroma, un ambizioso progetto basato sulla cosmognesi, la nascita e la realizzazione dell'essere umano, la sua morte... e varie vicissitudini d'oltretomba. Andromeda, uscito nel 1999, è probabilmente il lavoro più debole dei Runaway Totem, penalizzato da una produzione dei suoni troppo fredda, lontana dalle monolitiche esplosioni di potenza dei due dischi precedenti. Andromeda rappresenta la classica opera di transizione. Senza presentare memorabili momenti di creatività i Runaway Totem danno una sensibile sterzata stilistica alla loro musica: gli elementi heavy sono resi al minimo, il rigore marziale delle tastiere (a opera del nuovo entrato, Roberto Veronese) prende il sopravvento ed il clima generale sembra aver disperso sensibilmente la tenebra soffocante... l'universo non è più fonte di timori o riverenziale terrore. L'avvertibile orientamento a una forma "classica" di rock sinfonico in Andromeda si fa più esplicito nel secondo episodio della trilogia, Tep Zepi, pubblicato nel 2002. Se Andromeda è compromesso da incertezze e cali di tensione, Tep Zepi riporta in alto i Runaway Totem. Lavoro dagli ampi sviluppi strumentali, Tep Zepi guadagna in immediatezza grazie ad un approccio esecutivo più lineare del solito ed una scrittura che privilegia melodie di buon impatto ed una maggiore consapevolezza dei propri mezzi. In effetti Tep Zepi è fra i lavori più godibili dei Runaway Totem e, fra l'altro, anche quello dove le origini italiane della band si fanno più sentire, fra una rinnovata identità space rock (la splendida Iperborea) e le consuete "magmatiche" atmosfere solenni.

Nonostante il buon risultato ottenuto, i RT subiscono in breve tempo la perdita di due elementi importanti come il bassista Dario Gelmetti e il tastierista Roberto Veronese: di fatto la line up si riduce alla coppia Gottardi-Morghen. Pleroma, terza parte della trilogia e ultimo disco ufficiale dei RT, non tarda ad uscire e viene pubblicato, sempre dalla Musea, verso la fine del 2004. Il tema di Pleroma è quello della morte, l'oltretomba, il travaglio dell'anima del defunto ed il successivo raggiungimento dei Campi Elisi dopo determinate prove... mai sino ad ora i RT si sono ispirati così apertamente alla mitologia egizia, l'intero cd sembra quasi un gesto d'amore, un tributo all'antico Egitto. A una così particolare fonte d'ispirazione la musica si adegua e si infittisce come non mai: pur rappresentando una logica prosecuzione di Tep Zepi, Pleroma è a tutti gli effetti un immersione nell'occulto, un viaggio nelle dimensioni più oscure in sei lunghi brani per un totale di quasi settanta minuti. Il cantato solenne e marziale di Roberto Gottardi offre la sua migliore interpretazione di sempre (anche se per qualcuno la voce di Cahal De Betel sarà sempre difficile da digerire), e ancora meglio sono le parti strumentali: i soliti influssi classici-contemporanei raggiungono vette minacciose ed allarmanti, la cura e la precisione per i dettagli sonori è portata all'estremo... senza apportare sostanzialmente nulla di nuovo, i Runaway Totem hanno probabilmente pubblicato il loro potenziale capolavoro formale.
Pleroma
richiede comunque attenti ascolti per essere apprezzato in pieno, si tratta di un disco tutt'altro che facile, un ascolto che richiede tempo e dedizione...


© Giovanni Carta 2005 per gentile concessione dell'autore

The Rock and Horror Encyclopedia © 1999-2005 Stefano Marzorati - a true romance production