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Payne’s Gray - “Kadath Decoded” (autoprod. 1995)
di Giovanni Carta

La pubblicazione di questo cd sollevò a suo tempo qualche discussione sulle ambizioni di questa sfortunata band tedesca, scomparsa nel nulla in breve tempo successivamente all’uscita del loro secondo cd Kadath Decoded, uscito quattro anni dopo il loro primo mini cd Infinity. L’intenzione di scrivere un opera musicale interamente dedicata al genio di Lovecraft, con un occhio di riguardo ad uno dei suoi capolavori, il romanzo breve The Dream-Quest of Unknown Kadath (scritto fra il 1926 ed il 1927) non rappresenta un compito particolarmente semplice da svolgere, eppure i Payne’s Gray hanno fatto comunque un deciso sforzo nell’interpretare in musica gli scritti di Lovecraft ed è piuttosto notevole come le suggestioni visionarie dello scrittore siano state adattate con un certo ingegno alla musica. Va detto che i Payne’s Gray suonano heavy metal sinfonico e “progressivo”, un termine, quest’ultimo, sempre comodo all’occorrenza… Pur condividendo scelte stilistiche derivate da gruppi seminali come Fates Warning e Dream Theater, i Payne’s Gray non tradiscono il concept base di Kadath Decoded, quindi ciascun brano del disco è come una piccola e tenebrosa sinfonia collegata a un particolare capitolo della storia. Negli oltre sessanta minuti del cd la storia della ricerca della mitica Kadath si svolge attraverso un susseguirsi continuo di colpi di scena musicali: fughe strumentali classicheggianti, orchestrazioni magniloquenti alla EL&P (Within the Vault e Nyarlathoteps Reception), malinconiche pause semi acustiche (A Hymn to the Cats e Sunset City, con tanto di flauto in evidenza), slanci epici ed oscuri tribalismi (… da sentire la raggelante The Way to Ngranek, non lontana da certi King Crimson). Il gusto per gli arrangiamenti complessi e i richiami alla musica sinfonica ci riconducono ai Mekong Delta, altri grandi avventurosi esploratori lovecraftiani, mentre risulta piuttosto curiosa la presenza di due cantanti differenti decisamente sopra le righe, entrambi dotati della classica timbrica heavy teutonica alla Michael Kiske. Le parti strumentali hanno dunque un ruolo fondamentale nella narrazione e ricoprono buona parte del cd, i testi delle canzoni comunque sono ben congegnati e, nel loro piccolo, rendono l’idea della storia in maniera efficace. Per essere un’autoproduzione, la qualità sonora e la confezione di Kadath Decoded sono altamente professionali, l’unico problema consiste nell’ormai difficile reperibilità del cd… divenuto col tempo un oggetto di scambio nelle fiere e nei mercatini dell’usato.
 
© Giovanni Carta 2005 per gentile concessione dell'autore

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