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Cathedral - "The Garden of Unearthly Delights" (Nuclear Blast - 2005) Il ritorno dei Cathedral coincide con uno storico cambiamento di etichetta da parte della band di Lee Dorrian e Garry Jennings, abbandonata la Earache dopo una lunga e travagliata collaborazione durata
una decina d'anni, chiusa definitivamente con la recente uscita del doppio
antologico Serpent Gold, e successivamente a un periodo di assestamento
coperto dall'uscito dal loro ultimo effettivo disco, VII Coming,
uscito per la Dream Catcher nel 2001, i Cathedral si sono affidati all'abile
e scaltra Nuclear Blast per un rilancio in grande stile: The Garden
of Unhearthly Delights, ci riporta una band in ottima forma, carichi
di malsana energia e con ancora qualche buona idea da spendere. La più
grande sorpresa che ci riserva questo lavoro, pubblicato sia in cd che nel
formato doppio a 33 giri, è la presenza di una lunga suite di 27
minuti, The Garden, che copre una buona parte dell'intero disco...
Già, i Cathedral hanno lasciato ancora una volta a briglie sciolte
le loro pulsioni psycho-prog, com'era successo nell'ormai mitico
Statik Majik del 1994 con la delirante suite di The Voyage Of
The Homeless Sapien; diversamente, The Garden è strutturata
in maniera più ordinata e buona parte dell'attitudine freak-psichedelica
è stata accantonata per un approccio più "ordinario"
(se tale termine può adattarsi ai Cathedral) ed oscuro. La suadente
voce femminile che apre e chiude la suite, su una delicata ed arcana melodia
acustica, non è proprio una cosa da aspettarsi in un disco dei Cathedral
e c'è da chiedersi quanta influenza possa aver avuto la Nuclear Blast
nel processo produttivo... L'altra metà di The Garden of Unearthly
Delights è composta, come da copione, dai brani più classici,
otto brani compreso un'azzeccato e brumoso intermezzo acustico-strumentale
con tanto di sezione d'archi, Fields of Zagara: fra queste canzoni
la mia preferita rimane l'esilarante ed allucinata "Beneath A Funeral
Sun", piccolo gioiellino in equilibrio fra pose underground progressive
d'inizio seventies e un'aggressività nichilista e disperata,
in cui Dorrian duetta con un piccolo coro di fanciulli, accompagnati, di
nuovo, da uno spettrale sezione di violini. La brutale Upon Azrael's
Wings è un salto indietro nel tempo verso i macabri assalti di
Celtic Frost e Bathory, nel mezzo dei riff implacabili di Jennings si inserisce
beffardemente uno stacco blues psichedelico da brividi; la classica North
Berwick Witch Trials può apparire come una Hopkins (The Witchfinder
General) pt. 2, mentre Corpsecycle, con una serie di riff centrali
dal groove irresistibile ci ricorda quanto i Cathedral siano debitori
verso i Black Sabbath di Ozzy. Alla fine non si può non essere soddisfatti
da The Garden Of Unearthly Delights: pur senza aggiungere nessuna
grossa novità alla propria storia artistica, i Cathedral hanno pubblicato
un lavoro onesto e appassionante, praticamente imperdibile per ogni fan
dei Cathedral che si rispetti.© Giovanni Carta 2005 - per gentile concessione dell'autore
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