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Areknamés - "S/T" (Black Widow Records, 2004)
di Giovanni Carta

Un altro gruppo proiettato negli anni settanta, con tanto di mellotron e organo Hammond? Già, i tre ragazzi degli Areknamés, Michele Epifani-tastierista, chitarrista e cantante, Piero Ranalli-bassista, Mino Vitelli- batterista, hanno tratto grande ispirazione dalla musica dei seventies e, in particolare, hanno preso come solido punto di riferimento la musica dei VDGG, tanto da diventare loro stessi come una sorta di involontario (?) gruppo tributo ad un'autentica leggenda del rock. Vista la qualità sulfurea ed allucinata dell'intera opera non c'è da stupirsi che la pubblicazione di questo disco d'esordio sia stata curata dalla Black Widow Records di Genova: come in molte altre produzioni della label genovese, anche gli Areknamés danno l'impressione d'essere intenzionati a eseguire qualche singolare rito occulto durante l'esecuzione dei loro brani, di conseguenza le sensazioni che scaturiscono dall'album sono quantomeno poco rassicuranti. Ad una struttura delle composizioni labirintica si associano le sonorità polverose di una strumentazione tipicamente analogica, lo stile è quello del progressive-rock più classico, grandi aperture sinfoniche, pause ingannevoli ricche di tensione, attimi di follia incontrollata; l'intervento delle chitarre elettriche (fra i ringraziamenti di copertina Saint Vitus, Cirith Ungol, Trouble...) rendono maggior forza ai canti di dannazione e disperazione, scritti e cantati da un Michele Epifani in pieno trip creativo. In altri momenti l'influenza del progressive italiano (Goblin e Balletto di Bronzo su tutti) è evidente, del resto come poteva non essere visto anche il nome stesso del gruppo... Arekanmés, lo stesso titolo di una delle canzoni più importanti nel Pollution di Battiato. Quello degli Areknamés è dunque un esordio di proporzioni gotiche, non un capolavoro ma un'inesauribile fonte oscura di sensazioni ed emozioni.

 
© Giovanni Carta 2004 - per gentile concessione dell'autore

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