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Arachnoid - "S/T" (Divox - 1978/Musea - 1996) A volte è un pò strano come alcuni dischi fondamentalmente estremi vengano scritti e composti da persone assolutamente "normali", musicisti all'apparenza privi di quelle caratteristiche peculiari che potrebbero distinguerli dalla massa... potere dell'arte? Ironia a parte, la storia dei francesi
Arachnoid è molto simile a quella di tanti altri gruppi rock
destinati a scomparire in tempi piuttosto brevi: per gli Arachnoid giusto
un unico disco uscito quasi in semiclandestinità, stampato in mille
copie, una distribuzione e promozione praticamente inesistente e l'immediato
scioglimento. Basta l'inquietante e geniale artwork di copertina
per farci intuire cosa si cela dietro ad un'immagine tanto ambigua quanto
diabolica... Arachnoid è un memorabile esempio di come il
rock sinfonico e "romantico" di inizio decennio venga trasfigurato
in una massa musicale oscura e tetra. Come la maggioranza dei gruppi francesi
del periodo, gli Arachnoid sanno giocare in maniera estremamente
raffinata e sofisticata con i sentimenti... in questo disco l'angoscia,
la paura ed un senso di terrore "cosmico" sono le maggiori emozioni
che vengono evocate con il trascorrere dei minuti... a partire dall'impressionante
brano di oltre tredici minuti La Chamadère, composizione esoterica
e allucinata che sembra alludere alla condizione dell'essere umano di fronte
agli infiniti meccanismi dell'universo. La musica in Arachnoid riprende
un'impostazione teatrale tipicamente francese inserendola in un contesto
"dark" costituito da sonorità avvolgenti e soffocanti.
Il chitarrista e cantante Nicolas Popowski si ispira apertamente
a Robert Fripp e King Crimson (circa del periodo metà anni '70),
una scelta stilistica che condiziona in maniera decisiva il suono della
band; gli altri due elementi chiave nelle composizioni degli Arachnoid sono
le tastiere e i sintetizzatori del duo Francois Faugieres e Pierre
Kuti, geniali manipolatori del suono analogico capaci di creare ed inserire
degli effetti sonori agghiaccianti e sorprendenti come In the Screen
Side of Your Eyes, ballata crepuscolare "cinematografica"
dalle intricate progressioni strumentali e, soprattutto, in Piano Caveau
spettrale fuga sinfonica che può ricordarci sia gli EL&P che
i Goblin, oppure Toutes Ces Images, forse il pezzo più "crimsoniano"
del disco, un immersione totale (e apparentemente senza ritorno) in un vortice
di lancinanti e minacciosi assoli di chitarra e abissali orchestrazioni;
nella già citata La Chamadère i due tastieristi sfiorano
il virtuosismo, tra infernali tappeti di synth, cambi di tempo repentini
quanto geniali, sottolineati da conturbanti passaggi al limite del jazz
rock. Potrà sembrare da parte mia un'affermazione ingenua, però
l'ascolto di Arachnoid dà quasi la sensazione di scatenare
forze nascoste e incontrollabili, quindi sconsiglio l'ascolto di questo
disco a chi è facilmente impressionabile, specialmente durante le
ore notturne... altrimenti, nell'ovvia mancanza di una copia dell'album
originale, vi consiglio caldamente di recuperare l'eccellente ristampa in
cd curata dalla Musea Records.© Giovanni Carta 2005 - per gentile concessione dell'autore
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