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© Stefano Marzorati

 

Arachnoid - "S/T" (Divox - 1978/Musea - 1996)

2005


A volte è un pò strano come alcuni dischi fondamentalmente estremi vengano scritti e composti da persone assolutamente "normali", musicisti all'apparenza privi di quelle caratteristiche peculiari che potrebbero distinguerli dalla massa... potere dell'arte? Ironia a parte, la storia dei francesi Arachnoid è molto simile a quella di tanti altri gruppi rock destinati a scomparire in tempi piuttosto brevi: per gli Arachnoid giusto un unico disco uscito quasi in semiclandestinità, stampato in mille copie, una distribuzione e promozione praticamente inesistente e l'immediato scioglimento. Basta l'inquietante e geniale artwork di copertina per farci intuire cosa si cela dietro ad un'immagine tanto ambigua quanto diabolica... Arachnoid è un memorabile esempio di come il rock sinfonico e "romantico" di inizio decennio venga trasfigurato in una massa musicale oscura e tetra. Come la maggioranza dei gruppi francesi del periodo, gli Arachnoid sanno giocare in maniera estremamente raffinata e sofisticata con i sentimenti... in questo disco l'angoscia, la paura ed un senso di terrore "cosmico" sono le maggiori emozioni che vengono evocate con il trascorrere dei minuti... a partire dall'impressionante brano di oltre tredici minuti La Chamadère, composizione esoterica e allucinata che sembra alludere alla condizione dell'essere umano di fronte agli infiniti meccanismi dell'universo. La musica in Arachnoid riprende un'impostazione teatrale tipicamente francese inserendola in un contesto "dark" costituito da sonorità avvolgenti e soffocanti. Il chitarrista e cantante Nicolas Popowski si ispira apertamente a Robert Fripp e King Crimson (circa del periodo metà anni '70), una scelta stilistica che condiziona in maniera decisiva il suono della band; gli altri due elementi chiave nelle composizioni degli Arachnoid sono le tastiere e i sintetizzatori del duo Francois Faugieres e Pierre Kuti, geniali manipolatori del suono analogico capaci di creare ed inserire degli effetti sonori agghiaccianti e sorprendenti come In the Screen Side of Your Eyes, ballata crepuscolare "cinematografica" dalle intricate progressioni strumentali e, soprattutto, in Piano Caveau spettrale fuga sinfonica che può ricordarci sia gli EL&P che i Goblin, oppure Toutes Ces Images, forse il pezzo più "crimsoniano" del disco, un immersione totale (e apparentemente senza ritorno) in un vortice di lancinanti e minacciosi assoli di chitarra e abissali orchestrazioni; nella già citata La Chamadère i due tastieristi sfiorano il virtuosismo, tra infernali tappeti di synth, cambi di tempo repentini quanto geniali, sottolineati da conturbanti passaggi al limite del jazz rock. Potrà sembrare da parte mia un'affermazione ingenua, però l'ascolto di Arachnoid dà quasi la sensazione di scatenare forze nascoste e incontrollabili, quindi sconsiglio l'ascolto di questo disco a chi è facilmente impressionabile, specialmente durante le ore notturne... altrimenti, nell'ovvia mancanza di una copia dell'album originale, vi consiglio caldamente di recuperare l'eccellente ristampa in cd curata dalla Musea Records.

© Giovanni Carta 2005 - per gentile concessione dell'autore