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TAGLIA E CUCI...Ovvero censura e cinema dell' orrore negli Stati Uniti...di Giancarlo Gori

La macchina da presa zooma su una mappa dell' Africa, e in breve questa si trasforma nell' immagine di una giungla. La scena mostra ora un folle Eric Gorman che sembra intento a cucire le ferite di un uomo agonizzante. Due indigeni tengono fermo il poveretto mentre Gorman procede nella sua opera. Taylor, questa é una trovata geniale per una giusta occasione. Non potrai piu mentire a un amico, nè bacerai mai la donna di un altro! Mentre Gorman e gli altri escono di scena, Taylor, le mani legate dietro la schiena, cerca di rialzarsi da terra. E quando ci riesce, il suo corpo si rivolge verso la macchina da presa. Per la prima volta il pubblico può vedere la vittima: la bocca é insanguinata e le labbra sono state crudelmente cucite...

Il problema della censura nel cinema horror americano non é così recente come molti potrebbero pensare. La scena che abbiamo appena descritto é tratta da Murders In The Zoo, un film del 1933 con protagonista la vecchia gloria Lionel Atwill, e testimonia della buona dose di violenza presente perfino nei film horror dei lontani anni '30. Una simile sequenza, infatti, passò il visto della censura e fu vista in tutte le sale del Nuovo Continente .
Il King Kong della RKO non fu, invece, altrettanto fortunato. Le sequenze ambientate nell'isola, dove lo scimmione calpesta sotto i suoi enormi piedi alcuni nativi per poi divorarli, furono tolte dalle copie messe poi in circolazione quando la pellicola fu reeditata . Questo materiale divenne famoso come "le scene censurate " di King Kong e rimase a lungo perduto finchè non venne ritrovato dal collezionista Wes Shank, che le diede alla Janus Distributors. la casa di distribuzione che, negli anni '70, restituì al pubblico la versione integrale della pellicola . Oltre alla violenza, anche il sesso é sempre stato considerato un argomento piuttosto pericoloso. Ma anche questo era abbastanza tollerato durante i primi anni ' 30. Miriam Hopkins, per esempio, nei panni di una ballerina, fa delle avances sessuali piuttosto evidenti al dottor Jekyll (Fredric March) nel classico di Rouben Mamoulian Dr. Jekyll and Mr. Hyde (1931). In una celebre scena del film la donna, fingendo di essere molto stanca, suggerisce maliziosamente a Jekyll di metterla a letto. Spogliandosi senza pudore dinanzi al compassato dottore ( che, per pudore, le volta le spalle), la donna lancia la sua sottoveste verso l'uomo , che inizia a giocare con l'indumento col suo bastone da passeggio. Nella sequenza successiva, la Hopkins, ormai nuda sotto le coperte, lancia un bacio a Jekyll. E dondolando una gamba nuda fuori dalle lenzuola, ordina al dottore di Tornare presto! Lasciando così poco spazio alla nostra immaginazione . Ma Hollywood fu costretta ad accettare la censura aderendo al Code Production stabilito dall'ufficio di Hayes, che, dalla prima metà degli anni '30 fino agli anni ' 50 regnò incontrastato nella Mecca del cinema. Per esempio, Tarzan e Jane, che all'origine vestivano indumenti di pelle piuttosto succinti, furono adesso obbligati a indossare delle uniformi che sembravano ridicole per un'ambiente come la giungla. Jack Valenti diventò il primo (e unico!) presidente della Motion Picture Association of America (MPAA) nei tardi anni '60 quando i film, riflettendo la libertà e il realismo di quell' epoca, non potevano evidentemente piu aderire a un Codice di Produzione cosi rigido. E questo specialmente alla luce dell'emergente mercato del 'film straniero', i cui prodotti spesso includevano scene di nudo, di sessualità adulta e di estrema violenza. Se l'America voleva restare il punto focale dell'industria del cinema, allora doveva intervenire un cambiamento. Hollywood doveva, insomma, capire che i mutamenti nella morale e nella sensibilità del pubblico americano dovevano venire riflessi anche nei nuovi film prodotti. Da questo, nacque però anche il bisogno dell' industria di controllare se stessa, invece di abbracciare queste nuove libertà dello schermo. Presto nacque l' esigenza di censurare i film e sebbene le stesse tabelle di classificazione hanno subito frequenti cambiamenti, il codice di censura della MPAA é sopravvissuto. Ma il problema che si pone oggi, un problema che nell'ultimo decennio è emerso soltanto superficialmente, é piuttosto la compiacenza con cui la MPAA gestisce questo enorme potere e le conseguenze che ne derivano. Prendiamo per esempio, il primo Venerdì 13, diretto da Sean Cunnningham e realizzato da una major, la Paramount, nell'ormai lontano 1980. Quelli che riportiamo sono esempi di violenza grafica che furono lasciati nella versione approvata dalla censura ( classificata come 'R', ovvero vietata ai minori di 17 anni). Una bella autostoppista viene raccolta da qualcuno che guida una Jeep blu. Quando l' autista supera un cartello per Camp Lake rifiutandosi di fermarsi, la ragazza é assalita dal panico, salta giu dal veicolo e fugge, inseguita dal maniaco. Correndo verso il bosco, la giovane viene affrontata dal suo assalitore, la lama di un coltello sfrega contro la sua sua gola e appare un taglio rosso e sottile chiaramente distinguibile. Poi, improvvisamente, la sua gola si apre con fiotti di sangue. Dissolvenza in bianco accecante. Due giovani coppie stanno facendo l' amore nella cuccetta inferiore di un letto a castello. Mentre il partner maschio sta per raggiungere l' orgasmo, la macchina da presa inquadra la cuccetta direttamente sopra di loro. Là giace il cadavere di un altro uomo, gli occhi sbarrati, la gola tagliata, sangue dappertutto. Dopo aver finito di fare l'amore, la ragazza va in bagno, mentre il ragazzo, rimasto a letto, si accende una sigaretta, quando improvvisamente una piccola goccia di sangue cade sulla sua fronte dall 'alto e una mano emerge da sotto la cuccetta, si avvolge intorno alla sua fronte e la tiene stretta. Poi, dal basso, un'attrezzo da lavoro dalla lama triangolare e ben affilata fuoriesce dalla sua gola, squarciandone la carne e provocando un fiume di sangue. Un'altra ospite di Camp Lake che sta usando il gabinetto sente uno strano rumore. E mentre, incuriosita, perlustra il magazzino vicino alla stanza da bagno, si vede un'ascia sollevarsi sopra la sua testa. Lei si gira istintivamente, vede l'ascia, si mette a urlare, e, in un attimo, l'intera forza dell'ascia si abbatte su di lei. Nella sequenza successiva, il pubblico vede l'ascia conficcata nel viso della vittima, e il sangue che scorre mentre lei cade a terra. Tom Savini, il mago del gore, creò queste e altre sequenze di ultraviolenza in Venerdì 13 nell' '80 e, apparentemente, la Paramount non ebbe di fficoltà nell' ottenere una classificazione ' R' . Oggi, se lo stesso film venisse sottoposto all' esame della MPAA, riceverebbe probabilmente una ' X' . Ci si può chiedere, a questo punto, se la tabella delle classificazioni ha ristretto i suoi standard negli ultimi dieci anni. Oggi, con una classi ficazione 'R', si può mostrare un maniaco che taglia la gola di una vittima, ma nessun cineasta potrebbe soffermarsi per alcuni secondi sopra la ferita e il sangue che ne esce. Come mai, quindi, tanta ultraviolenza era tollerata nel 1980 e non oggi, dieci anni dopo? Negli ultimi anni la naturale progressione del pendolo reganiano verso l'estrema destra é proseguita con l' amministrazione Bush. La cultura americana odierna sembra oltraggiata dall'enfasi sullo splatter che si ritrova nei moderni horror movies e, con l'aumento del crimine urbano, ha tranquillamente accettato la tesi di molti psichiatri, i quali sostengono che vedere la violenza sullo schermo può talvolta creare un individuo piu violento nella società reale. Inoltre, sempre secondo gli stessi autorevoli pareri, l'ultra gore desensibilizzerebbe la già fragile personalità umana, assuefandola e facendole accettare la violenza come mezzo per un fine. Il pubblico americano sembra così essersi stancato di ignorare questo spargimento di sangue su celluloide. E' paradossale, invece, come certa moralità da vecchio West americano venga tanto facilmente accettata negli avvenimenti di politica estera. Sembra che la cultura cada nel panico soltanto pensando alla gioventù 'traviata', che vede spettacoli di violenza sullo schermo e ne viene automaticamente sedotta. Nei tardi anni' 70 e nella prima metà degli '80 i produttori indipendenti si ribellarono all'ottusità della MPAA e distribuirono orgogliosamente i loro film nella versione unrated (ovvero non sottoposta censura). Questa scelta comportava, naturalmente, il ricevimento dell' infame marchio ' X' ( creato originariamente per classificare i porno).
L' idea dei distributori era che, in tal modo, si potessero ricavare ugualmente prof!tti sconfiggendo la MPAA e distribuendo i film sul mercato senza alcuna restrizione censoria. Per esempio, i due film di Romero, Zombie e Il giorno degli Zombi furono distribuiti senza il sigillo della MPAA. Ma, a dispetto della loro qualità. il verdetto commerciale finale fu estremamente sfavorevole. Divenne cosi chiaro ai distributori che tutte le pellicole distribuite senza una ' R' commerciale erano destinate a incassi notevolmente inferiori. Questo motivo, legato al fatto che sempre più numerose catene di quotidiani nazionali si rifiutavano di ospitare pubblicità per film distribuiti senza visto, spinse perciò i distributori ad accettare la presenza della MPAA e dei suoi marchi. La MPAA si fece forte di questo nuovo potere restringendo ulteriormente i suoi già rigidi criteri di giudizio, applicando sempre piu' 'X' e imponendo sempre piu maggiori tagli ( talvolta intere sequenze, e talvolta pochi secondi di una scena). E l' intera nazione, rispecchiando il vento conservatore dell'amministrazione Reagan/ Bush applaudì a questa decisione. Fu per i distributori l'inizio di una serie di giochi politici con la Motion Picture of America. La New Line Cinema, che con A Nigthmare on Elm Street 5: The Dream Child aveva fallito al box office, decise di impegnare tutte le sue energie nella campagna pubblicitaria di Leatherface: Texas Chainsaw Massacre III (praticamente Non aprite quella porta III) . Nightmare 5 , si era guadagnato una "X" a causa della scena (tagliata nella versione americana ma presente in quella italiana) del ragazzo in moto che viene trasformato da Freddy in una motocicletta umana
Questa sequenza venne giudicata troppo violenta e la MPAA chiese che fosse radicalmente tagliata. Contemporaneamente, apparvero su molte riviste di cinema articoli in cui si affermava che quella era la migliore sequenza di FX mai apparsa nei vari capitoli della saga di Freddy. In realtà, non era certo questa sequenza tagliata a distruggere il film: il prodotto era, infatti, piuttosto deboluccio e tant'é, non si poteva certo attribuire alle forbici della censura la colpa del suo fallimento. La New Line, comunque, una delle piu famose case di distribuzione indipendenti, decise di calcare la mano su questo aspetto, quello della censura artistica, e decise di utilizzarlo come arma strategica nella promozione di Leatherface III. Infatti l'uscita nelle sale del film (questo fu comunicato ai giornalisti). venne ritardata perché la pellicola sembrava avere di fficoltà nell' ottenere una 'R' dalla MPAA.
La compagnia, secondo i comunicati ufficiali diffusi all'epoca, si stava perciò preparando a operare dei tagli per poterlo ottenere. Dopo vari ritardi e dopo avere ripetutamenter sottoposto alla MPAA (a detta dei responsabili della New Line) il film, senza aver ottenuto risul tati positivi, la New Line annunciò che la data di uscita del film era ormai indefinita a causa dell'operato della MPAA. Finalmente, il 5 dicembre, una notizia proveniente dalla New Line annunciava che il film sarebbe apparso sugli schermi il 12 gennaio, tranquillamente classificato con una 'X' .
Questa promozione funzionò, in quanto attirò l' attenzione di parecchi giornalisti e recensori. In mezzo a questi giochi commerciali. comunque, la cosa piu' importante e ragionevole per ogni horror fan sarebbe quella di poter vedere il film nella versione che il regista avrebbe voluto mostrare alla audience, senza mediazioni né tagli. Sta a lui, come spettatore, decidere se il film era buono, senza scatenare così dubbi oppure affermazioni come "certo, la MPAA l'ha massacrato e cosi ha distrutto un potenziale capolavoro"...

Qualche volta é il regista stesso a compiere i necessari tagli: più spesso è invece il distributore. Spesso, quindi, la MPAA sembra incarnare in un solo organismo tutto il male, rendendo i distributori indipendenti simili a David contro il malvagio Golia. In passato, in riviste famose come Famous Monsters of Filmland i recensori annunciavano che classici della Hammer come La Maschera di Frankenstein e Dracula il vampiro erano distribuiti all' estero in versioni molto più gore, specialmente in Giappone, dove di solito una maggiore dose di gore significa maggiori incassi. Ma, in questo caso, i tagli non avevano nuociuto alla visione degli spettatori americani. Infatti, Dracula il vampiro, rimane sempre un piccolo gioiello e chiunque può ammirarne la validità anche in una versione in cui lo splatter é stato smussato. Insomma il succo del discorso e che dove c'é classe e stile, questi rimarranno sempre visibili, nonostante l' intervento delle forbici della censura .
A onore del vero qualcuna delle sequenze eliminate poteva senza dubbio aggiungere ulteriori caratterizzazioni e motivazioni alla trama. Certe volte, invece. ci troviamo di fornte a operazioni di bassa macelleria censoria. A questo si collega un altro importante aspetto che non abbiamo ancora discusso: quello della distribuzione in videocassetta di film offerti in versione non censurata. Il paradosso piu evidente che nasce da questa situazione è che il film censurato esce dopo pochi mesi nelle videoteche con la targhetta versione integrale. Quindi un qualsiasi kid americano che ha speso sei o sette dollari di biglietto per vedersi la versione tagliata al cinema di 976 - Chiamata per il diavolo sborserà altrettanto volentieri altri tre dollari per guardarsi quella manciata di secondi di ultragore che la MPAA non gli ha concesso di includere nel prezzo del suo biglietto. Se è sicuro, da una parte, che questa manciata di secondi di visione rubati, e poi recuperati, non aggiunge quali tà alla pellicola, dall' altra questa politica di giocare ai giochi imposti dalla MPAA permette di vendere ai consumatori praticamente lo stesso prodotto almeno due volte. Talvolta diventa anche difficile accertare con sicurezza quale sia esattamente la versione ufficiale di un particolare film. Per esempio, Reanimator. uno dei migliori film dell' ultimo decennio, fu originariamente distribuito nei cinema nella versione integrale. In seguito, due versioni del film furono distribuite in cassetta: quella integrale e quella sottoposta a censura. Per rendere ancora piu difficili le cose, un'altra versione, trasmessa in tv, aggiunse sequenze che non erano presenti nella versione integrale né in quella tagliata, sequenze prive di 'splatter' che riguardavano soprattutto la trama e i personaggi. Quindi non si può più parlare, in questo caso. della versione integrale come della migliore, perchè quella televisiva presentava scene importanti che aggiungevano sostanza all'intera trama del f!lm. Così se si aggiungesse il materiale tv alla versione non censurata avremmo la versione definitiva del film. Qualcuno, a questo punto, rimpiange i giorni in cui la copia distribuita era tutto quello di cui si poteva disporre.

Stessa sorte televisiva ha avuto anche Videodrome di David Cronenberg. Mentre La cosa, il capolavoro di John Carpenter, é stato pesantemente maltrattato durante i suoi passaggi televisivi (e questo non soltanto negli Stati Uniti, ma anche in Italia): addirittura, le scene più ricche di effetti speciali erano sostituite dalla voce di un narratore che raccontava quello che avremmo potuto vedere ma che non ci é stato concesso. Assurdo! Per riassumere, la questione di tagliare i film per guadagnare una classificazione 'R' deve essere collocata in un contesto storico appropriato. Attraverso gli anni. i film horror hanno sempre sfidato i gusti e la sensibilità del pubblico. Anche nei classici horror degli anni' 30 il delitto avveniva fuori campo. E sequenze come quella descritta all'inizio di questo articolo erano eccezioni, che non confermavano la regola. Il delitto sullo schermo apparve un decennio più tardi in film come La iena di Robert Wise, dove, in una scena, il cattivo Boris Karloff soffoca il vecchio Bela Lugosi. E dieci anni piu tardi, in Dracula il vampiro, assistiamo a impalamenti in technicolor di cuori di vampiri e vediamo fiumi di sangue che scorrono da bianchi abiti funerari. Allo scadere di ogni decade il cinema horror cerca di attraversare la linea del buon gusto e della violenza accettata sullo schermo, osando sempre di più. Negli anni Sessanta, in classici come La maschera del demonio, le streghe avevano maschere d'acciaio con punte saldate alle loro facce. E, centinaia di anni più tardi, risorgendo dalla morte come vampiri lottavano per strapparsi quei terrificanti ostacoli dalle loro facce. Gli anni Settanta ci rovesciarono addosso il vomi to di zuppa di piselli di un demone dall' inferno in L'esorcista. Adesso gli Ottanta cedono il passo ai Novanta. L' horror é sempre stato il marmocchio disobbediente che mostra la lingua alla società incravattata solo per divertimento. Gli horror , grazie alla loro interna essenza e forza, costringono il pubblico ad affrontare argomenti spiacevoli di vita e di morte. Ci sfidano intellettualmente e emozionalmente e ci fanno vedere o sentire cose con le quali non vorremmo mai confrontarci. Per queste ragioni, i modi in cui l'orrore viene mostrato sullo schermo saranno sempre oggetto di controversia. Il giorno in cui i film horror saranno considerati sicuri per le masse sarà anche il giorno in cui il cinema horror morirà. Il fatto che cineasti come Sam Raimi o Stuart Gordon abbiano in qualche modo sfidato le regole della MPAA é stato un segno di salute per il genere. Quello che invece rimane ancora un segnale piuttosto inquietante non é tanto il comportamento di organismi come la MPAA, quanto le pressioni politiche interne esercitate nei confronti delle sale cinematografiche e dei giornali che hanno ancora timore di recensire film incensurati o di ospitarne la pubblicità. La risposta ovvia a questa repressione é, per distributori e registi, quella di avere il coraggio di distribuire al pubblico i loro prodotti unrated. Anche se l'atteggiamento di distributori, gestori di sale e di videoclub non é, in fondo, totalmente da biasimare: non dobbiamo dimenticare, infatti, che è in gioco anche la sopravvivenza finanziaria di queste realtà. Il cinema é anche business.

In definitiva non é la censura l'unico problema, o perlomeno essa non deve farci dimenticare che é la qualità del prodotto a contare ancora sopra ogni altra cosa. Il valore del genere è sopravvissuto attraverso gli anni grazie al lavoro di talenti indipendenti ( Evil Dead, Basket Case), mentre le majors hanno centrato il bersaglio più raramente (Aliens, La cosa, Blue Velvet), più spesso distruggendo la creatività inerente al genere. L'importante é che il genere horror torni nelle mani di quei ribelli individuali che non lo interpretano soltanto come un mezzo per fare soldi, ma come un mezzo per esprimere quell'oscurità profonda che tutti ospitiamo dentro di noi. Quando il film horror tornerà ancora una volta nelle mani di artisti, di veri cantori di storie e di visionari che hanno qualcosa che brucia dentro, pronto a esplodere allora, solo allora, il genere potrà crescere ancora.

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