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Dal catalogo della mostra “Noir” vi proponiamo, per gentile concessione dell'autore, l'introduzione.

LA MORTE AZZURRA di Luca Crovi

“Nell’ampio ufficio della Polizia Distrettuale di Gibilterra l’ispettore Ward, curvo sul suo tavolo da lavoro, stava esaminando un voluminoso incartamento, quando il telefono presso di lui fece udire il suo trillo insistente. Con un gesto di impazienza afferrò il ricevitore.
– Pronto? Ispettore Ward del Reparto Investigativo… Eh?… Come?… Un morto azzurro?!… Questa notte?… Va bene… Vengo subito, ma sono sicuro che non sarà niente di importante… Ora vengo.
Senza deporre il microfono, formò un numero, ed attese un poco:
- Pronto?… parla l’Ispettore Ward… Mandate subito due fotografi col sergente Morrison alla Capitaneria del Porto… Io vi sarò fra due minuti.
Depose l’apparecchio con un sospiro, rinchiuse l’incartamento che aveva dinanzi a sé, ed uscì. Un quarto d’ora dopo, nella stanza della Capitaneria del Porto l’ispettore Ward esaminava attentamente il corpo di Pablo, dopo che i fotografi ebbero terminato il loro lavoro.
- Incredibile – mormorò Ward – tutto il corpo presenta il medesimo colore strano… nessuna ferita… niente ecchimosi… se non ci fosse questo maledetto colore azzurro e la strana rigidità dei lineamenti scomposti, sembrerebbe una morte naturale!…
Esaminò ancora a lungo il corpo in cerca di un’eventuale piccola ferita che potesse essergli sfuggita, ma invano…”.
E invano l’ispettore Ward cercherà di portare a termine la sua indagine: per risolvere il caso di quella strana “morte azzurra”, dovrà infatti richiamare in servizio il migliore dei suoi uomini, il detective John Gable. Un poliziotto tenace che i suoi colleghi hanno soprannominato da tempo “beccamorto”, vista la sua spiccata attitudine nell’imbattersi in cadaveri durante le sue missioni. E’ lui John Gable, il primo protagonista in assoluta del “noir bonelliano” . Questo scanzonato detective, creato da Gianluigi Bonelli, appare infatti per la prima volta nel 1936 sulle pagine dell’Audace in un romanzo a puntate intitolato L’ultimo corsaro. Quella storia (di cui in apertura vi abbiamo proposto un piccolo estratto) è firmata originariamente Gino Bonelli e verrà in seguito ristampata in volume nel 1940 con il nuovo titolo “Le tigri dell’Atlantico” (l’eroe per evitare problemi con la censura fascista prenderà allora il nuovo nome di John Mauri). Si tratta di un noir esemplare in cui Bonelli mescola elementi classici della detective story americana con ispirazioni prese dalla pura narrativa d’avventura di Conrad, Salgari, London e Verne. L’autore predilige infatti un ritmo narrativo serrato, fatto di viaggi, inseguimenti e pestaggi, più che di indizi e minuziose indagini da detective. “Ho sempre preferito l’azione alla complessità della trama - dichiarò in una delle poche interviste da lui rilasciate - I miei sono personaggi che si muovono in grandi spazi selvaggi e che quindi devono quasi obbligatoriamente essere molto più dinamici di un Hercule Poirot o di un Philo Vance... Più che ai racconti di Van Dine, della Christie e di Edgar Wallace, le mie preferenze vanno agli scrittori di gialli d’azione degli anni Quaranta e Cinquanta. Due nomi per tutti: Peter Cheyney e Mickey Spillane (i creatori rispettivamente dei durissimi investigatori privati Slim Callaghan e Mike Hammer)”. Avrete quindi già capito di che pasta potesse essere il John Mauri che apparve ne “Le tigri dell’Atlantico”: un uomo tutto d’un pezzo e dai pugni facili, che non compie raffinate indagini celebrali ma preferisce prendere di petto tutte le situazioni in cui rimane coinvolto, risolvendole in maniera energica e dinamica. Mauri è in questo un po’ l’antesignano di tanti personaggi che in seguito verranno creati da Gianluigi Bonelli e che avranno più di un’occasione di scontrarsi con l’universo del noir: dal pugilatore Furio Almirante al giustiziere mascherato Plutos, dal mago dell’illusionismo Ipnos, agli intrepidi agenti Bob e Alan Grey della Pattuglia dei Senza Paura, dal detective Rick Masters di San Francisco al ranger Tex Willer. Mauri, dal canto suo, non si trova ad indagare in giungle metropolitane bensì opera in grandi spazi aperti e in particolare nella sua prima avventura deve investigare sul ritrovamento di un cadavere di colore azzurro al largo delle acque di Gibilterra, luogo ove da tempo scorrazza un misterioso sommergibile. E’ all’interno di questa “macchina infernale” che si cela una banda di moderni corsari guidata dal pirata Han Wolstein (un individuo che odia violentemente gli inglesi colpevoli di aver spinto al suicidio suo fratello). Le indagini giallo letterarie di Mauri proseguiranno nel successivo “I fratelli del silenzio” (pubblicato a puntate fra il ‘37 e il ‘38 e quindi raccolto in volume): qui il nostro intrepido eroe dopo essersi felicemente sposato, deve affrontare, fra le dune e le montagne dell’Africa Nord Occidentale, una tribù di feroci strangolatori marocchini dediti al culto del dio Molok che richiamano molto da vicino i terribili Thugs descrittici da Salgari nel ciclo di Sandokan. E se l’attività letteraria di noirista di Bonelli proseguirà con altri due romanzi a puntate come “L’ultima vittoria” (1939) e “Il mistero del sigillo spezzato” (firmato nel 1940 con lo pseudonimo di Giovanni Altieri), non va dimenticato che la sua verve poliziesca darà vita anche a due altri detective doc: Giorgio Landi e Marco Villa. Il primo (un investigatore italiano, con tanto di pipa e baffi, che predilige per le sue indagini l’estero e che richiama a tratti l’attore Clark Gable) appare in tre storie “Il mistero di Bridgeword” (cineromanzo disegnato da Guido Grilli sul “Vittorioso” del 1939), “I predatori del Tamigi” (del 1940) e “La scomparsa del Sacro Grant” (1941). Giorgio Landi in queste avventure dimostra il suo grande talento investigativo ma anche la sua abilità nei travestimenti e una capacità innata di agire come infiltrato per sventare piani criminali. Nella sua prima avventura, “Il mistero di Bridgeword”, per salvare da un vile ricatto il miliardario William Baxter diviene il suo segretario personale in modo da poter incastrare il perfido Clavier. Per far cadere in trappola il ricattatore, il nostro Landi simulerà la scomparsa del miliardario in modo da far agire allo scoperto i criminali. Ne “I predatori del Tamigi”, Landi si infiltra invece fra le fila di una banda di ladri che opera nella zona del porto di Londra, mentre ne “La scomparsa del Sacro Grant” (disegnata dal grande Walter Molino), durante una sua vacanza presso il marajah di Kapurthala (dove viene coinvolto in esotiche cacce nella giungla di salgariana memoria) deve recuperare un preziosissimo libro “rubato da mani sacrileghe”. Ma veniamo ora a Marco Villa, l’altro detective a fumetti ideato da Gianluigi Bonelli che farà un’unica apparizione ne “L’enigma dell’orrido di Medway” (uscito nel 1940 con disegni di Angelo Platania) qui il detective italiano viene incaricato da Scotland Yard di acciuffare una banda di falsari ma deve anche risolvere uno strano delitto avvenuto in una galleria sotterranea nelle vicinanze dell’orrido di Medway. La caratterizzazione grafica di queste storie a tratti si avvicina all’immaginario del Dick Tracy di Chester Gould e alle storie spionistiche dell’Agente X 9 ideato da Alex Raymond e Dashiell Hammett ma Bonelli e Platania aggiungono dal canto loro una personale ricerca narrativa tutta italiana e l’ambientazione londinese delle vicende dà un sapore di esotismo in più allo sviluppo delle vicende. Purtroppo lo scarso richiamo sul pubblico ottenuto dai due personaggi costringerà Bonelli a investire definitivamente le sue energie in generi come l’avventuroso e il western, anche se la sua passione per il poliziesco tornerà frequentemente a riemergere durante tutta la sua carriera di sceneggiatore (basti pensare a serie come Furio Almirante, Plutos, Ipnos, la Pattuglia dei Senza Paura, Rick Masters) e si può tranquillamente affermare che il genere noir in tutte le sue possibili sfacettature sia poi divenuto nel tempo una delle costanti delle produzioni della casa editrice Bonelli. Un genere e uno stile narrativo allo stesso tempo indefinibile (viste le sue molteplici sfumature testimoniate dalla letteratura, dal cinema e dal fumetto) e contagioso (ha contaminato sensibilità fra loro diversissime, dando vita a immaginari contigui ma non identici) come ci confermano tutti e cinque i personaggi bonelliani presi in esame in questo catalogo: Dylan Dog, Magico Vento, Napoleone, Julia e Dampyr. A questi cinque personaggi, eterogenei per concezione grafica e letteraria, corrispondono sei autori fra loro diversissimi: Tiziano Sclavi, Gianfranco Manfredi, Carlo Ambrosini, Giancarlo Berardi, Mauro Boselli e Maurizio Colombo.
Sei autori che hanno avuto occasione di interpretare in modo diverso i temi del noir come ci mostra acutamente Antonio Carboni nella lunga retrospettiva che state per leggere, svelando la “metà oscura” di ognuno degli eroi presi in esame, ma anche la “metà oscura” di ognuno degli intervistati.
Carboni, infatti, ha raccolto per strada numerosi indizi (quelli espliciti inseriti nelle storie a fumetti ma anche quelli nascosti fra le pieghe delle loro vignette) e con la perizia di un vero e proprio “occhio privato” ha interrogato in prima persona i testimoni per poter fare emergere la verità. Vengono così a galla le varie influenze assorbite dagli autori in tutti questi anni. Vengono sottolineate le loro passioni letterarie e sono quindi esplicitati i meccanismi narrativi ricorrenti nelle loro storie, i più reconditi segreti della loro creatività. Così, come se si trovassero davanti a uno specchio, i nostri sei autori si sono svelati. Hanno messo a nudo i loro volti e i loro cuori, rivelando la loro identità di appassionati scrittori che hanno scelto di fare letteratura popolare servendosi del linguaggio del noir a fumetti.

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