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COME HARRY DIVENNE UN ALBERO IL SOGNO DI HARRY (How Harry
became a tree), regia di Goran Paskaljevic con Colm
Meaney, Adrian Dunbar, Cillian Murphy, Gail Fitzpatrick;
fotografia: Milan Spasic; distribuzione: Istituto
Luce; produzione: Irlanda; commento: *** 1/2
La
ricerca del Male, lesigenza di avere un Nemico: fonte di stimoli
e componente fondamentale per dare un senso alla propria vita. E
tanto più questi è importante, tanto maggiore sarà
lenergia vitale che deriverà dalla sfida e tanto maggiore
lonore nel batterlo. E questa la tensione che pervade
Harry Maloney, coltivatore di cavoli a Skillet, che vive con il
figlio Gus in una casetta ai margini dello sperduto villaggio nella
campagna irlandese del 1924. Come nemico si è scelto George
O'Flaherty, l'uomo più in vista del paese, proprietario dellemporio,
donnaiolo e sensale di matrimoni.
Ma oltre allodio, Harry è tormentato anche da un incubo:
si vede trasformasi in un enorme albero, per essere poi abbattuto
e utilizzato per costruire delle bare.
Harry Maloney non è un uomo intelligente, ma è molto
tenace e tale sarà il suo impegno nellaffrontare il
nemico che alla fine riuscirà a sconvolgere la vita di tutti.
Film di ambientazione irlandese, diretto da un regista jugoslavo,
tratto da un romanzo cinese: Come Harry divenne un albero
è un curioso incrocio, la cui riuscita è sintomo delle
molteplici opportunità offerte dalle contaminazioni socio-culturali,
a discapito delle chiusure retrograde alle quali si sta assistendo
ad esempio nel nostro Paese.
Il regista Goran Paskaljevic di cui ricordiamo La
Polveriera, film sulla situazione di anarchia nella Belgrado
post guerra civile degli anni Novanta, dal forte impatto visivo
e tematico si è ispirato a un racconto cinese, peraltro
a noi non noto, senza preoccuparsi volutamente di dare allo spettatore
le chiavi interpretative (perché Harry ha questo sogno ricorrente?
E perché nel finale il sogno si avvera?).
Da parte nostra, rifuggendo le opere didascaliche, da parte nostra
accettiamo la scelta e lasciamo che ognuno utilizzi la propria chiave
di lettura soggettiva, basata sul proprio substrato culturale: è
una soluzione aperta in linea con i propositi del regista
- e si contrappone a qualsiasi tentativo di omologazione.
Tra gli attori, segnaliamo il massiccio Colm Meaney (inteprete
tra gli altri di The Snapper di Stephen Frears) che, nel
ruolo del contadino Harry è in grado di riempire la scena:
una recitazione sanguigna, che sarebbe piaciuta a Welles o Huston.
Gli fa da degna controparte Adrian Dunbar (Riccardo III
di Loncraine) nella parte di George.
©
Marco Ferrari 2002 - per gentile concessione dell'autore

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