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E’ incredibile come in pochi anni il cinema sud-coreano si sia affermato anche nel nostro paese...A Firenze si tiene addirittura un Festival che si basa solo su produzioni provenienti da quel paese, il Korea Film Festival.
Ma non bisogna dimenticare il Festival di Pesaro, organizzato da Giovanni Spagnoletti. che presenterà nella nuova edizione ben 12 film provenienti dalla Corea del Sud
Un po’ carente invece la bibliografia pubblicata sul cinema coreano in Italia. L’unico volume pubblicato da nostri autori su questo cinema è del 1992, si intitola Il cinema Sudcoreano, ed è a cura di Adriano Aprà (Marsilio), il critico che introdusse per la prima volta in Italia questo paese (è anche grazie a lui se oggi possiamo ammirare alcuni film regolarmente distribuiti.

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Invece è grazie al Far East Festival che si è conosciuto il cinema di Hong-Kong e oggi che questa filmografia è diventata importante due autorevoli critici come Giona Nazzaro e Andrea Tagliacozzo presentano il primo Dizionario del Cinema di Hong Kong. 850 schede richhe di dettagli, informazioni. I due autori avevano già pubblicato uno splendido libro sul cinema di Hong Kong pubblicato da Le Mani Editrice, Il cinema di Hong Kong Spade, kung-fu, pistole e fantasmi.
Certo ultimamente il cinema coreano si diversifica da quello pubblicato agli inizi degli anni ’90 ma ci sono ancora produzioni meravigliose come To catch a Virgin Ghost e R-Point, sebbene poi si trovano anche monnezze come Arahan, tutti presentati in questo FAR EAST del 2005.

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il sito ufficiale del festival


Udine Far East Film Festival 2001 , di Adriano Barone

 
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7° FAR EAST FILM FESTIVAL DI UDINE, di Lino Terlati

Eleganza , rigore formale e fascino sono state le prime impressioni di questi otto giorni trascorsi come spettatore del FAR EAST FILM FESTIVAL DI UDINE 2005. Uno dei festival più importanti per quanto riguarda il cinema asiatico e, in Europa, sicuramente il più imponente. In questa kermesse si sono poututi ammirare ben 67 film divisi in due location, il Teatro Giovanni da Udine e il Cinema Visionario (qui era in programma la retrospettiva dedicata alla Nikkatsu, la casa di produzione giapponese che ha fatto impazzire Quentin Tarantino.
La vetrina del 7° FAR EAST FILM FESTIVAL si affacciava, quest’anno, su paesi come la Cina, le Filippine, Hong Kong, il Giappone, la Corea, Malesia e Thailandia. Alla sezione principale si affiancava un omaggio ai direttori della fotografia con la presenza del cinese Gu Changwei, del giapponese Tamra Masaki e del coreano Kim Hyung-koo. Un altro evento collaterale è stata la mostra fotografica di Jupiter Wong, un artista completo che ha legato la sua firma a molti film di Hong Kong. Regalandoci forza e immensità nuova in alcuni memorabili scatti.

Ciò che caratterizza i film di Hong-Kong e quelli coreani è il movimento così veloce della macchina da presa che lascia poco spazio all’immaginazione, ma che ti permette di entrare in un caleidoscopio di suoni, colori, a noi sconosciuti; ma alcune contaminazioni con casa nostra sono molto evidenti in Beyond Our Ken, che si avvale della presenza, nella colonna sonora, di Amandoti della italiana Gianna Nannini; il regista durante una sosta in un nostro aeroporto si innamorò della canzone e la trovò adattissima per il suo soggetto. Gianna Nannini e Pang Ho-Cheung (regista autore anche di AV) erano entrambi ospiti del festival.
La Nannini è appena tornata da Londra dove ha registrato il nuovo disco; ha sottolineato come è importante la fusione di musica e immagini.

UNO SGUARDO AI FILM PROPOSTI...

RED QUAY
di Masuda Toshio (Giappone, 1958) genere: Nikkatsu Action
Innanzitutto segnalo uno splendido volume dedicato alla Nikkatsu Action a opera di Mark Schilling (presente anche in persona al Festival ) che illustra dettagliatamente tutti i film prodotti da questa mitica casa di produzione giapponese ed è pubblicato dal Centro Espressioni Cinematografiche di Udine.
Red Quay è un film in bianco e nero ispirato a Pepè Le Moko di Julien Duvivier e ricorda molto i film italiani interpretati dai cantanti degli anni sessanta ormai dimenticati. Qui c’è poco di tradizione e costumi giapponesi, la società sembra quella europea o meglio americana, ma i fantastici paesaggi di Kobe e gli edifici giapponesi danno un nuovo fascino a questa pellicola. Inseguimenti, gang, amore, night-club sono gli sfondi su cui la vicenda si svolge. L’amore per una ragazza per bene sconvolge la relazione con una ballerina.

A WORLD WITHOUT THIEVES di Feng Xiaogang (Cina, 2004) Genere: Comedy-Drama
Inseguimenti sui treni, ladri ed una filosofia buddhista imperversa nel kolossal di Feng Xiaogang, ricco di epiche parabole e scene mozzafiato, una grande saga che non ha nulla da invidiare a kolossal hollywoodiani. Attraverso gli inseguimenti vengono in superficie le caratteristiche dei personaggi e le loro ombre ed inquietudini. Bellissima la fotografia.

EVERYBODY HAS SECRETS di Jang Hyun-Soo (Corea del Sud, 2004) Genere: Comedy
Una divertentissima commedia basata sull’ingresso nella vita di tre sorelle di un playboy che metterà a soqquadro la loro mentalità ed affettività seducendole tutte. Solo una riuscirà a sposarlo. Potrebbe essere un grande successo ance da noi. Un film solare.

DESERT MOON di Aoyama Shinji (Giappone, 2001) Genere: Drama
Bellissimo film introspettivo sulla solitudine e la povertà sentimentale dell’uomo che viene e messo a nudo dalla società e dagli affetti. Angosciante e poetico. Misterioso e triste. Bellissime le interpretazioni di tutti protagonisti.

BLACK TIGHT KILLERS di Hasebe Yasuharu (Giappone, 1966) Genere: Nikkatsu Action
Un altro film della Nikkatsu ma questa volta il risvolto diventa quasi comico. Un film fumettistico in pieno anni ’60. Spy-story con delle ladre vestite alla Eva Kant,quasi thrash in alcuni momenti ma gradevolissimo. Sembrava di vedere i caroselli italiani.

CRAZY N’THE CITY di James Yuen (Hong-Kong, 2005) Genere: Police –Drama
Proiettato quasi in contemporanea uscita con le sale di Hong Kong, questo film all’apparenza appare come un action movie mozzafiato girato nelle strade di Hong-Kong, ma dopo un’attenta riflessione non è così, infatti attraverso le vicende urbane vengono a galla storie di dissociazione, povertà e disperazione. Certo gli inseguimenti sono un po’ ripetitivi, però affascina la storia di questo povero emarginato che viene scambiato per un serial killer.

THE VELVET HUSTLER di Masuda Toshio (Giappone, 1967) Genere: Nikkatsu Action
Un altro Nikkatsu che, sebbene modificato e spostato dieci anni avanti, è quasi un remake di Red Quary. Alla base c’è sempre la città di Kobe. Qui si fa tutto più drammatico e spariscono i toni umoristici del precedente Red Quary. Però più adatto a un pubblico occidentale perché non è presente nessuno sguardo al Giappone più folkloristico. Stupendo l’abito con libellula della protagonista alla fine del film.

ONE NITE IN MONGKOK di Derek Yee (Hong-Kong 2004) Genere: Thriller
E arriviamo al primo vero capolavoro di questo FAR EAST FESTIVAL 2005. Un film che colpisce subito per la drammaticità di alcune scene e per il sentimento di amore che pervade l’intero film. Cecilia Cheung nei panni della prostituta innamorata del ricercato è esemplare, magnifica. Riesce con i suoi sguardi e le sue movenze a riempire tutto il film che apre uno squarcio sui quartieri fetidi di Hong-Kong dove regnano le bande, la prostituzione, la droga, la violenza. E finisce con un preludio alla speranza. Assolutamente da distribuire anche in Italia.

ARAHAN di Ryu Seung-Wan (Corea del Sud, 2004) Genere: Fantasy Action
E arriviamo ad uno dei film più inutili di questo festival. Arahan vuole mischiare l’azione, la fantasy e la comicità ma ci riesce poco ed è strano che sia stato molto votato dal pubblico.
Un vigile viene introdotto in una famiglia dai super-poteri secondo un’antica tradizione. Squarci di Spider-Man, Matrix, Daredevil, e un fantasy-horror poco riuscita.

A FAMILY di Lee Jung-Chui (Sud-Corea 2004) Genere: Drama
Un film indipendente che nel suo paese è stato pubblicato senza troppa pubblicità e che invece è una rivelazione. Quasi tutto girati in interni, si basa sulla grande interpretazione di Soo Ae...

BEYOND OUR KEN di Pang Ho-Cheung (Hong-Kong, 2004) Genere: comedy
Un altro grande film con due splendide attrici e un ‘ottima colonna sonora arricchita anche dalla presenza della nostra Gianna Nannini. Due rivali in amore diventano complici per cercare di intrufolarsi nella casa dell’innamorato comune per cancellare files dal suo computers che ritraggono le ragazze nude.

LORELEI:THE WITCH OF THE PACIFIC OCEAN di Higugchi Shinji (Giappone, 2005) Genere: War-Fantasy
Un film molto effettistico, un colossal con belle scene sui mari, molto tecnologico, ma povero come idee. Forse se fosse durato di meno sarebbe stato perfetto, però alcune riprese sono davvero memorabili.

SOMEONE SPECIAL di Jang Jin (Corea del Sud, 2004) Genere: Comedy
E arriviamo al film che si è guadagnato il terzo premio meritatamente. La storia dell'incontro fra un uomo che pensa di essere gravemente malato e una cameriera non è assolutamente banale e non cade negli stereotipi dei film di questo genere. Attraverso i dialoghi, le inquadrature, i pensieri si affacciano un ventaglio di situazioni a volte assurde dove l'aspetto tragico della vita viene catapultato in una situazione piacevole, ma che fa riflettere allo stesso modo.

ZEE-OUI di Nida Sudasna & Buranee Rachaiboon (Thailandia, 2004) Genere: Melò - Thrilling
La Tailandia è presente con alcuni film minori a questo FAR EAST ma ZEE-OUI è davvero meraviglioso. Un film cha parla di un fatto realmente accaduto e cioè un serial killer che per porre rimedio alla sua tubercolosi uccide bambini per nutrirsi del loro sangue. Alcuni lo hanno visto come un horror, ma io ho veduto la triste vicenda di una persona già segnata dalla nascita con la malattia, poi la sfortuna, la derisione, l’emarginazione, la povertà. Il film non annoia mai e ci fa capire quando a volte l’età dell’innocenza sa essere perfida e crudele. Grande fotografia e sublime montaggio. Carousel di colori fantasiosi. Queste due registe m’incuriosiscono davvero e sarà bellissimo ammirare le opere future perché senz’altro non deluderanno...gli astri nascenti brillano subito.

YESTERDAY ONCE MORE di Johnnie To (Hong-Kong, 2004) Genere: Comedy
Elegante, a volte stucchevole, è un film dove i ladri tornano ad essere protagonisti, Tutto il film è incentrato sul ritrovamento di una collana da parte di due ladri giramondo, prima sposati, poi separati , ma sempre uniti per quanto riguarda i furti. Il film è stato anche girato ad Udine in Italia, proprio per omaggiare il FAR EAST, ma non brilla eccessivamente. Le interpretazioni di Andy Lau e Sammy Cheng sono abbastanza scialbe.

PEACOCK di Gu Changwei (Cina, 2005) Genere: Drama
La vera rivelazione di tutto il festival. Giustamente vincitore dell’Audience Award. Changwei è stato direttore della fotografia per molti grandi registi come Zhang Ymou, Chen Kaige. Trasferitosi a Los Angeles per 5 anni, decide di tornare in Cina per girare il suo primo film da regista, appunto PEACOCK.
Ambientato durante l'estate del 1973 il film racconta la storia di una famiglia dell’entroterra cinese, con i tre figli protagonisti. La qualità di regia e l’interpretazione sono di alta qualità. E la pellicola è uno spaccato della vita rurale in Cina. Un grande capolavoro sulla stessa scia di Lanterne Rosse o Addio Mia Concubina.

PONTIANAK-SCENT OF THE TUBER ROSE di Shuhaimi Baba (Malesia, 2004) Genere: Horror
Mamma mia …….il film più brutto dell’intera rassegna ……C’era molta curiosità per un paese nuovo che si affacciava al FAR EAST ma Pontianak ha davvero deluso. Interpretazioni pessime, ripetizioni a non finire, e una noia mortale. All’inizio la Pontianak originale era rappresentata egregiamente e lasciava ben sperare, ma poi i dialoghi, i balletti ridicoli e goffi degli attori hanno rovinato tutto.

LADY SNOWBLOOD di Fujita Toshiya (Giappone, 1973) Genere: Action
Antesignano del genere Pulp portato a livello mondiale da Tarantino… ma contemporaneo anche dei film italiani dell’horror anni ’70 (anzi secondo me anche Dario Argento deve aver visto questo film e girato poi Suspiria, non per i contenuti ma per alcune sequenze) . Mi sembra molto correlato.Un film basato sulla vendetta di una figlia per l’omicidio della madre. Il film è diviso in capitoli. E’ molto violento, e si svolge nel periodo Meji , nel 1800, dove non eistevano regole.

R-POINT di Kong Soo-Chang (Corea del Sud, 2004) Genere: Horror
Un altro grande film ci arriva dalla Corea Del Sud ed è un peccato che non sia finito tra i primi dieci vincitori, perché il film che narra la storia di un gruppo di soldati che in Cambogia cerca un battaglione scomparso,si deve scontrare con entità misteriose che uccidono piano piano tutti i componenti e rimarrà solo un sopravvissuto. Le ambientazioni sono spettrali e la fotografia è bellissima. Il regista Kong è davvero bravo nel dirigere gli attori, nel sottolineare le atmosfere di suspence. C’è un risvolto politico all’interno del film e cioè il coinvolgimento della Corea nei conflitti armati, ma ci sono pochi effetti speciali e le atmosfere lugubri sono ben sorrette dallo scenario: gli edifici, le campagne cosi tumultuose, verdi eppure malsane. Un regista da seguire con attenzione.

TO CATCH A VIRGIN GHOST di Shin Jung-Won (Corea del Sud, 2004) Genere: Comedy
Altro capolavoro di questa rassegna che mescola horror e commedia e divertimento con battute divertenti e situazioni paradossali. La storia di un gangster che per sfuggire al suo boss si imbatte, dopo aver avuto un incidente per evitare un gatto nero, in una comune di hippies che sono tutto al di fuori che pacifiche persone. Ma la ghenga arriva per riavere il bottino. Scontri, colpi di scena, tutti conditi con irriverente sapore e un modo di fare film che per me è stata davvero una novità.

WE SHALL OVERCOME SOME DAY di Izutsu Kazuyuki (Giappone, 2005) Genere: Drama
Insieme a Kamikaze Girls, per me il miglior film rappresentato dal Giappone. Si svolge in epoca beat ed è un film malato che trasporta la vicenda di Romeo e Giulietta in un contesto completamente diverso, poplato da gang giovanili. Un film di nuovo violento che tratta anche di emarginazione. Partito con un film porno questo regista con We Shall... ha girato la sua opera migliore.

THE LAST LEVEL di Wang Jing (Cina, 2004) Genere: Drama
Un altro film interessante; peccato solo che alla fine il finale sia troppo fantasy, ma comunque è una storia di incredibile attualità. Gli Internet cafè di Pechino , una nuova droga dove una persona può anche permanerci per diversi giorni sempre incollata allo schermo dimenticando la vita reale.

KAMIKAZE GIRLS di Nakashima Tetsuya (Giappone, 2004) Genere: Comedy
Grande! E giustamente premiato dal pubblico al secondo posto. Un film girato in modo nuovo con computer grafica, bravura delle interpreti, scene girate al fulmicotone, una fantasia strabordante, colpi di scena e una simpatia che va al di fuori del film. Momoko la protagonista vive in un mondo tutto suo dove il Rococò è il suo stile di vita, si veste in quel modo ed è protratta verso quel mondo, poi incontra Ichigo completamente diversa da lei e alla fine dopo scontri, botte , nasce la vera amicizia………Insomma un film da vedere che dovrebbe essere distribuito la più presto nelle sale.

WHITE GARDENIA di Jiang Lifen (Cina, 2005) Genere: Mèlo
Poteva anche essere un grande film, ma il lato romantico e strappalacrime ha preso il sopravvento sul film. La storia di una giovane cantante lirica che durante la guerra abbandona il teatro di Shangai con l’amato ucciso durante il viaggio per la nuova destinazione. Lei si rifà una vita, ha due figli, ma un ricordo , una gardenia la porta indietro nel tempo e vuole far rivivere il passato nel presente, abbandonando tutto e andando nuovamente a Shangai dopo anni, per notare solo che tutto è cambiato e nulla è come prima , allora la nuova famiglia è la sua vera vita, tutto il passato deve essere cancellato e getta via la gardenia, ormai memoria sepolta. Quasi tutto è minimale, poche riprese esterne a parte il fiume che lei attraversa al ritorno, ma tutto è per mettere in risalto l’ottima interpretazione di Jiang Lifen anche regista di questa opera notevole. Qualche taglio e velocità di azione ne avrebbero fatto un piccolo capolavoro…

THE CHERRY ORCHARD di Nakahara Shun (Giappone, 1990) Genere: Drama
Io l’ho trovato noiosissimo, una specie di Gruppo di famiglia in un interno senza la maestria di Visconti. Un gruppo di liceali femmine con i loro problemi, inclinazioni sessuali lesbo ,inquietudini catturate dalla macchina da presa prima di andare in scena per una rappresentazione teatrale dei I giardini dei ciliegi di Cechov. Troppa staticità e troppi dialoghi ma, comunque, un film intenso.

ICHIGO-CHIPS di Nakahara Shun e Takahashi Tsutomu (Giappone, 2005) Genere: Drama
Quasi un seguito, con due delle protagoniste di Cherry Orchard a narrare la vicenda di una scrittrice di manga in crisi esistenziale, molto introspettivo, ma più arioso, meno claustrofobico del precedente e migliore. In qualche modo per la presenza di travestiti mi ha ricordato Kitchen di Banana Yoshimoto, ma è solo un miraggio, il film è molto più cupo. A volte i personaggi del manga si mescolano con i personaggi del film. Elegante e raffinato.

LOVE BATTLEFIELD di So Cheang (Hong Kong, 2004) Genere: Thriller
Una favola con un finale dai mille risvolti che se fosse finito prima avrebbe decretato il film come uno dei migliori della produzione di Hong-Kog, ma è sembrato troppo eccessivo e poco reale. Un amore che sta per finire e per merito della mafia e della criminalità durerà per sempre oltre la morte e la vita. Il regista comunque è bravissimo e le sequenze sono mirabolanti. Perfetto equilibrio tra romanticismo e suspence. Il regista prima faceva film horror, ora si è tuffato nella realtà regalando candore ad una storia tristissima.

SOME di Chang Yoon-Hyuan (Corea del Sud, 2004) Genere: Thriller
Un thriller infarcito di tecnologia e cellulari (sempre presenti in quasi tutti films della rassegna , specchio dei nostri tempi) . Una speaker radiofonica sa di aver già visto un assassino ma non ricorda dove;un grande film in ogni caso anche se non fra i migliori sud-coreani recenti. Tutta questa invasione di computers, e tecnologia da un po’ alla testa; il finale sembra finire tragicamente ma poi cambia e finisce felicemente. Bellissime le riprese sulla pioggia a Seul, una megalopoli che si mostra nella sua magniloquenza e immensità caotica.


© Lino Terlati 2005 - per gentile concessione dell'autore

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