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drive magazine © Stefano Marzorati 2010

 

MATRIX RELOADED. regia di Andy Wachowski e Larry Wachowski; interpreti: Keanu Reeves, Laurence Fishburne, Carrie-Anne Moss, Jada Pinkett-Smith, Hugo Weaving, Clayton Watson, Nona Gaye, Monica Bellucci, Cornel West, Gloria Foster; Sceneggiatura: Andy Wachowski e Larry Wachowski; Produzione: Warner Bros

MATRIX RELOADED: IL RITORNO DELL'ELETTO
di Paolo Ferrara

Dopo una lunga attesa dovuta a intoppi produttivi (vedi la morte di due attrici, il cambio di casa produttrice delgli effetti speciali, la costruzione di un pezzo di autostrada poiché nessuno gli dava il permesso di usarne una vera..) finalmente torna nelle sale la creatura dei fratelli Wachowski con il secondo episodio di una trilogia annunciata.
Parecchi sono i mormorii che il secondo capitolo di Matrix ha suscitato. Dopo le ovvie considerazioni del tipo “Mi è piaciuto più il primo-mi è piaciuto più questo”, in giro si possono sentire vari tipi di critiche, spesso in netto contrasto tra loro. C’è chi afferma che nel film ci siano troppi combattimenti, chi dice che si parli troppo. In generale comunque tutto il pubblico, anche chi ha apprezzato o addirittura amato questa nuova pellicola comunque ne coglie una visione disturbata, a volte con ben chiaro in mente quale elemento lo abbia lasciato interdetto, a volte senza riuscire a coglierlo.
Matrix Reload è un film di fruizione molto più ostica di quanto non si pensi. Lo era il primo capitolo, lo è ancor di più il secondo, che libero dal doverci introdurre nel mondo e nella logica di Matrix, può permettersi di scendere più a fondo, di cominciare ad indagare aspetti molto più sottili, senza la necessità, essendoci una conclusione in attesa con una terza pellicola, di dover dipanare tutte le matasse o essere completamente esposto.
In fin dei conti per prima cosa bisogna affrontare un elemento di sospensione: come poter dare un giudizio definitivo su di un opera incompiuta, che si chiude con la scritta “continua”, sapendo poi che il resto della storia è dietro l’angolo, distante da noi appena pochi mesi?
Difficile esprimere giudizi soprattutto su determinati snodi che restano in attesa finchè non verrano risolti o gestiti.
Rimanendo sui problemi più immediati affrontiamo il problema “troppi combattimenti”. Matrix, fin da subito e dal suo primo titolo, è una dichiarazione all’eccesso, un tributo all’effetto speciale che però trova una sua collocazione basilare nella trama e quindi senza assolvere solo alla banale (e spesso triste) funzione di “abbellimento”. L’eccesso prosegue qui, arrivando a dilatarsi. Neo ormai “possiede” Matrix e riesce a piegarne le leggi con una padronanza sempre maggiore. Il suo passaggio può essere devastante. I combattimenti seguono di conseguenza, in un tripudio di situazioni estreme ed estremizzate che in realtà non tradiscono per niente il logico essere del film e le leggi che ha dettato nel primo. Uniche due note stranianti sono dovute agli effetti visivi e alle durate. Nel primo caso si nota una diversa mano al lavoro dietro i computers e l’effetto a volte tende a diventare più “artificioso” di quanto non fosse nel primo. Stavolta ci troviamo davanti spesso a controfigure digitali, la cui resa finale non sempre è al meglio, lascia in bocca una punta di sapore leggermente strana. Per quanto riguarda la durata dei combattimenti l’effetto è veramente bizzarro. Il primo impatto infatti ci suggerisce che siano troppo lunghi. Certo, spettacolari, adrenalinici, belli, ma troppo lunghi. Eppure, ad una seconda visione del film il senso di dilatamente è passato e anche quest’ennesimo eccesso sembra trovare una giusta collocazione funzionale.
Se scendiamo ad analizzare il problema del “si parla troppo” invece dobbiamo affrontare un piano del film che, diversamente dal pensiero comune, rende Matrix un film non commerciale. Perché il roboante lusso immaginifico che ci bombarda di immagini spettacolare, eccessi raffinati e modellati ad arte e “avventura” pura, è in realtà una lunga serie di disquisizione filosofiche sull’io, la realtà e molto altro. La cura dei particolari dei fratelli Wachowski va ben oltre il selezionare tutti i numeri che appaiono nel film, su porte o targhe ad esempio, la scelta di costumi, scene e situazioni che siano continui richiami e rimandi, quasi una sorta di ipertesto su cellulosa.
Un film come Matrix Reloaded richiede un’attenzione, uno sforzo, dal pubblico che ne fruisca molto più intenso di quanto si destina normalmente a un action di fantascienza o a un kung-fu movie futurista come tanti vorrebbero etichettarlo.
E non solo nei lunghi dialoghi chiave che l’eletto Neo, ancora riluttante e ancora ben lontano dall’aver accettato un ruolo che il destino pare avergli imposto, ha con personaggi quali l’Oracolo, il Merovingio o l’Architetto. Questa è la parte più manifesta del film, la fatica più manifesta che ci richiede un film che è una continua disquisizione sull’amore, sul destino, sulle scelte, sulla realtà.
Matrix è un film che va visto e rivisto, perché ogni nuova visione ci regala una nuova chiave, elementi sfuggiti alla prima visione, qualche risposta nascosta ma soprattutto tante domande, molte delle quali per cui non aspetteremo di trovare risposte neppure nel terzo capitolo.
Ma tutti questi discorsi non possono che rimanere sospesi e in attesa di scoprire cosa Revolution, il terzo capitolo della saga, ci nasconda. Bluff, risposte, nuove domande?
Nel frattempo provate a rigustare i primi due capitoli, godendo della visionarietà delle immagini e lasciando che la storia e i suoi personaggi vi sussurrino i loro dubbi.

© Paolo Ferrara 2003 - per gentile concessione dell'autore