navigazione
drive home page

cinema

home

recensioni

speciali

anteprime
articoli
eventi

rubriche

prossim@mente
strani oggetti
diario americano
dvd world


categorie

musica

cinema

libri

fumetti

database
libri sul cinema


contatti

 

 

drive magazine © Stefano Marzorati 2010

 

La cienaga (id.)
Regia e sceneggiatura: Lucrecia Martel, con Mercedes Morán, Graciela Borges, Martín Adjemian, Leonora Balcarce; Anno: 2001; Nazione: Francia; Distribuzione: Teodora
recensione di Marco Ferrari

Argentina settentrionale, quasi al confine con la Bolivia. Il cielo è sempre grigio, con nuvoloni carichi di pioggia e il clima caldo umido è insopportabile. Una serie di personaggi sfatti, nel fisico e nello spirito, oziano su sedie malandate, ai bordi di una piscina piena di acqua putrida, sorseggiando del vino rosso in bicchieri pieni di ghiaccio. E quando la padrona di casa, si alza per raccolgiere I bicchieri vuoti e cade a terra, ubriaca, in un tripudio di sangue e vetri rotti, mentre dal cielo inizia a piovere, nessuno tra gli astanti è in grado di reagire, sopraffatto dal proprio pietoso stato fisico e psichico.
Dall’incipit brillante del film di Lucrecia Martel – premiata all’ultimo Festival di Berlino – si coglie immediatamente un talento naturale nella regista argentina, qui al suo esordio nel lungometraggio.
Brutti, sgradevoli e sporchi, i personaggi del film – metafore viventi della disgregazione sociale della classe borghese e della disintegrazione della famiglia come istituzione – si aggirano senza meta in un’atmosfera decadente e surreale, che rimanda a Beckett e Cechov.
All’interno del gruppo sociale preso in esame, i rapporti sono esclusivamente conflittuali, basati su ostilità, incomprensione e insofferenza. Con inquadrature ravvicinate e impietose, la Martel ci propone il ritratto di una classe morta, ormai incapace di reagire e far fronte alla sua storia e al suo destino.
E anche il tragico finale finisce per stemperarsi nella generale indifferenza di personaggi esistenzialmente morti. La Cienaga è un titolo dal duplice significato: è il nome della piccola cittadina a poca distanza dalla villa in cui si ambienta il film, ma in spagnolo significa anche pantano, acqua stagnante, come quella della piscina putrescente della villa, assurta a simbolo decadente del racconto.